E' la vera sorpresa delle elezioni israeliane. Con 19 seggi, e il secondo posto dietro la destra di Netanyahu e Lieberman. Il leader di Yesh Atid (c'e' un futuro) appare l'uomo del giorno destinato con ogni probabilità a diventare ago della bilancia di una qualsiasi futura coalizione di governo. Star della televisione commerciale Canale 2 ed ex commentatore del popolare quotidiano Yediot Ahronot, Lapid è il più emblematico fra i non pochi personaggi emergenti entrati in lizza in Israele. Il suo successo, alla fine, è andato tuttavia oltre le attese e anche le più rosee fra le previsioni dei sondaggi. Superando nello stesso bacino del centro e del centro-sinistra le liste concorrenti delle due donne di punta della politica israeliana: quella laburista di Shelly Yachimovich (in ripresa, ma non oltre i 15 seggi) e quella della neonata formazione dell'ex ministro degli Esteri Tzipi Livni (Hatnuah, ferma a quota 6). Kadima crolla rispetto alle precedenti elezioni, il suo leader Mofaz entra in parlamento per il rotto della cuffia con 2 seggi.
Tengono i partiti religiosi Shas e United Torah Judaism, e che dalle prime dichiarazioni post voto danno piena disponibilità a rientrare in un governo guidato dal leader del Likud. Insieme raccattano 18 seggi. Parecchi meno rispetto alle previsioni.
Inoltre, va registrato che i partiti arabi tengono rispetto ai sondaggi, gli appelli non ultimo quello in lingua araba, sul quotidiano della sinistra Haaretz a pochi giorni dal voto per spingere al voto gli oltre la minoranza araba israeliana non ha influito più di tanto. I tre partiti arabi che entrano nella Knesset sono: Balad 3 seggi, Hadash 4 e Ta'Al 5.
Infine, la destra. Bibi Netanyahu vince con 31 seggi. Ma non bastano per governare. Il partito nazionalista di Naftali Bennet si aggiudica 11 seggi. Likud- Beiteinu e Habayit Hayehudi complessivamente possono contare su 42 seggi. In conclusione 60 sono i seggi della destra e 60 quelli del centro sinistra. E' parità. In sintesi: l'elettorato ha premiato le novità, il liberale centrista Lapid e il nazionalista Bennet. L'unione tra Netanyahu e Lieberman perde consensi, ben 11 rispetto alle precedenti elezioni. Gli altri partiti, fatta eccezione per i centristi di Kadima che avevano 28 seggi nella precedente Knesset, più o meno restano invariati. Piccole oscillazioni. Per un Paese spaccato esattamente in due. C'è da dire che questo voto riporta i laburisti e le forze progressiste e riformiste del centro sinistra con forza alla Knesset. Spetta al leader del primo partito il compito di valutare una coalizione di maggioranza. Se dovesse fallire allora il Presidente Shimon Peres passerebbe l'incarico al secondo ovvero a Lapid. Quale governo attende Israele per i prossimi 4 anni è il quesito che tutti si fanno. Le possibilità sono molte. Ma con questo risultato è difficile pensare ad un governo senza il partito Yesh Atid. Se Netanyahu vuole restare al governo sarà costretto a formare un governo di larghe intese, una "coalizione a più mani" come lui stesso ha ammesso dopo i risultati dei sondaggi in tarda serata. Il pericolo di un governo sbilanciato all'estrema destra è naufragato alle 22.01 di ieri. Israele questa mattina si è svegliata senza sapere chi e come governerà.
Si sono recati ai seggi 3,6 milioni di elettori su oltre 5 milioni e mezzo di aventi diritto. Buona l'affluenza, quasi al 68% con un più 4% rispetto alla precedente tornata.
Enrico Catassi Alfredo De Girolamo