Internet, scatta il giro di vite per i dipendenti comunali

Linea dure del direttore generale Mauro Bonarettii. Ma i sindacati insorgono e uno studio riportato dal Wall Street Journal sostiene che lo svago sul web favorisce la produttività

Avevamo lasciato il direttore generale del Comune Mauro Bonaretti a dissertare di social network e crossmedialità allo Spazio Gerra lo scorso aprile, in occasione della rassegna Brain Runner. Sei mesi dopo lo stesso Bonaretti cala la scure della censura sul web per i dipendenti comunali. Stop a Facebook, basta visite ai siti preferiti: ogni postazione di lavoro è stata dotata di un nuovo e più potente filtro rispetto a quello già in funzione che inibiva l’accesso ai siti a sfondo pornorafico e ai giochi on line. Ora chi viene sorprese a cazzeggiare rischia grosso.

“Ogni volta che un nostro dipendente aprirà una pagina sul pc per navigare in internet, – spiega un compiaciuto Bonaretti alla Gazzetta di Reggio – dovrà vidimare un accordo online con il quale promette di utilizzare il computer solo per fini strettamente legati alla propria professione. Io sono contrario alla demonizzazione della tecnologia, ormai leggiamo i giornali via internet e compiamo diverse operazioni tramite computer e tablet. Ma grazie a questo nuovo sistema siamo però in grado di monitorare l’attività sul web dei nostri dipendenti i quali, una volta pizzicati a farsi gli affari propri invece che sbrigare le proprie consegne, verranno sanzionati”. “Ci sono persone – aggiunge – che si scaricano programmi per computer, con i quali giocano per ore. Il problema della produttività e del controllo dei risultati è sempre stata una nostra priorità. L’abbiamo dimostrato anche in passato, licenziando chi faceva il furbo. Con il web l’approccio deve essere lo stesso”.

Parole che non sono piaciute ai sindacati. Immediata la replica della Fp-Cgil, che tramite Barbara Vigilante ha chiesto un chiarimento al direttore generale: “L’articolo comparso sui quotidiani locali lascia trasparire l’idea che ci siano abitudini e comportamenti scorretti diffusi che necessitano di provvedimenti restrittivi, cosa che non risulta essere vera. Inoltre, va segnalato che esiste già da sempre nei contratti collettivi un codice disciplinare che consente di individuare eventuali comportamenti sbagliati, qualora si verifichino, senza colpevolizzare un’intera categoria di lavoratori. Internet e la rete sono uno strumento di lavoro e di informazione ormai indispensabile per tutti (lo stesso comune di Reggio Emilia utilizza Facebook per comunicare con i cittadini)”.

Davvero bloccare l’accesso a internet favorisce la produttività? Sembrerebbe che le cose non stiano esattamente così, almeno secondo uno studio condotto da due psicologi dell’Università Nazionale di Singapore, Don J.Q. Chen e Vivien K.G Lim e riportato dall’autorevole Wall Street Journal. I due studiosi hanno preso in esame la navigazione su Internet che si fa “pausa caffè” durante l’orario d’ufficio, non  le e mail personali o scadenze da pagare online. Durante l’esperimento, ai partecipanti è stato chiesto di svolgere un compito semplice e ripetitivo per 20 minuti, poi sono stati separati un due gruppi e ogni gruppo ha avuto 10 minuti di pausa, con una differenza: il primo gruppo non poteva avere accesso a un computer, mentre il secondo ha trascorso la pausa navigando su Internet. Risultato: quando i due gruppi sono tornati al lavoro per altri 10 minuti sullo stesso compito, il secondo gruppo era molto meno stanco e molto più attento del primo.

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