Durante la cena, a Milano, mi chiedono come si viva a Reggio Emilia; e io pronto a tessere l’elogio della “piccola città, bastardo posto”, che è provincia ma non troppo provinciale… e i teatri… e la qualità della vita… e le piste ciclabili… e mi chiedono: e gli asili migliori del mondo? ma certo, anche quelli! Poi, lascio la cena con anticipo e prendo l’ultimo treno per tornare a casa.
Arrivo in stazione a Reggio alle 23.35, attraverso rapido l’atrio, per non svegliare chi già dorme, per non disturbare chi si sta preparando il giaciglio, e per non riempirmi i polmoni con l’afrore del luogo.
Sono il secondo nella fila per il taxi: che fortuna!
Peccato che il primo taxi sia arrivato dopo tre quarti d’ora e varie telefonate al radio taxi (“Sa, stasera c’era anche la partita…” “Ah, ecco…”); e il mio sia arrivato dopo un’ora e cinque minuti di attesa; un caro pensiero va alle tre persone in fila dopo di me.
Però, mica ci siamo annoiati!
Un ragazzo ubriaco ci ha chiesto una sigaretta. Alla risposta che nessuno di noi fumava, ha pensato bene di rivolgersi in maniera pittoresca all’unica ragazza presente. L’ho allontanato con le buone. S’è procurato la sigaretta ed è tornato a chiedere se avessimo d’accendere. L’ennesimo rifiuto non ci ha gettato in cattiva luce ai suoi occhi. Fumata la sigaretta, infatti, è venuto a offrirci della cioccolata bianca che, ci ha tenuto a specificare, era nuova. Ha preso per la cravatta il più grasso della fila (che non ero io), dicendogli che sicuramente lui l’avrebbe gradita. Solo quando gli ho spiegato che lui e il suo collega erano turchi e non capivano una parola d’italiano, s’è risolto a mangiare da solo la sua cioccolata.
Insomma, la prossima volta che mi chiedono di Reggio mi sa che mi convenga attaccare con la lagna di quanto mi manca il cielo di Siviglia…
P.S. L’installazione di tubi di luce al centro dell’aiuola è proprio bella: vale (quasi) l’attesa.