In morte di Ariel Sharon: il leone e l’elefante

Quando comparve insieme ad altre sparse nei muri della città il leader israeliano era uomo potente e la violenza del conflitto israelo-palestinese dilagava. È passato un decennio. All'età di 85 anni Ariel Sharon è morto dopo una lunghissima degenza. Era entrato in coma a causa di un ictus il 4 gennaio del 2006. Quella notte giunse in gravissime condizioni all'ospedale di Gerusalemme. A nulla sono valse le numerose operazioni e cure riabilitative a cui è stato sottoposto in questi 8 anni. Inclusa una terapia di stimolo a base di odori, come il suo cibo preferito, il piatto di carne tipico della cucina araba, lo shawarma che pare gli venisse posto sotto il naso tutte le mattine.

Ariel Sharon ha rivestito i più alti scranni di governo e raggiunto i massimi gradi della carriera militare. È stato e sarà personaggio storico discusso. Era cresciuto nella Palestina del mandato britannico da famiglia di ebrei lituani, secondo i rigidi dettami delle cooperative agricole, i moshav. All'età di 14 anni imbraccia il fucile per la prima volta. Non ancora trentenne comanda l'unità militare chiamata 101, una forza speciale che si macchiò di terribili rappresaglie ai danni dei civili palestinesi. L'ONU condannò i crimini dell'unità 101 con una risoluzione. Nel 1973 durante la guerra dello Yom Kippur, generale riservista, marciò sul Cairo a capo della sua divisione corazzata. Le trattative diplomatiche fermarono l'avanzata vittoriosa delle sue truppe in terra egiziana. Nel 1982 è ministro della difesa e porta Israele ad invadere il Libano.

Un'altra guerra. Altro sangue. Il massacro di Sabra e Shatila. Ariel Sharon è ritenuto responsabile indiretto di quell'atroce episodio: per aver ignorato il pericolo derivante dall'azione dei falangisti ai danni dei palestinesi rifugiati nei campi profughi. Almeno secondo quanto appurato dall'inchiesta della commissione israeliana, presieduta dall'allora presidente della Corte Suprema. La gestione del conflitto in Libano venne aspramente criticata in patria. Messo sotto accusa dall'opinione pubblica tuttavia non abbandonò la politica. Nel 2001 Ariel Sharon è in corsa per le elezioni politiche, scortato da un ingente protezione militare entra nella Spianata delle Moschee a Gerusalemme. La “passeggiata” è una provocazione che scatena la reazione palestinese. È l'inizio della Seconda Intifada. Sono gli anni del terrore. Nel 2005 è Primo Ministro e ritira i coloni dalla Striscia di Gaza. Lo storico ritiro o espulsione avviene in molti casi in maniera forzata, con forti tensioni tra la polizia israeliana e il movimento dei coloni. La conseguenza politica è la spaccatura interna al Likud. Ariel lascia il partito per dare vita ad una nuova forza politica. Centrista. Kadima. Dove convogliano esponenti di spicco del partito laburista come l'amico Shimon Peres. Seppur gravemente malato ed impossibilitato a svolgere la funzione di Primo Ministro fu destituito ufficialmente dall'incarico solo quattro mesi più tardi.

In patria era soprannominato Arik, il leone di Dio. Sharon era una via di mezzo tra un feroce leone e un elefante. Abile felino nel puntare e cacciare la preda. E allo stesso tempo un mastodontico mammifero libero di muoversi in una fabbrica di cristallo, nella cristalleria più fragile al mondo, il Medio Oriente.  Ha avuto due grandi nemici: il primo è Moshe Dayan. I due generali, seppur combattendo sotto la stessa bandiera, ebbero un rapporto di antipatia viscerale e reciproca. Pare, che la motivazione di Sharon di aderire alla destra del Likud nacque come risposta alla scelta laburista di Dayan. Il suo eterno nemico rimarrà Yasser Arafat, Mr Palestine. Sharon e Arafat incarnarono l'essenza dell'odio tra israeliani e palestinesi, il disprezzo reciproco, la storica incompatibilità delle parti al dialogo e alla pace.

Molti gli aneddoti, più o meno veritieri, che lo riguardano. L'ultimo è sicuramente legato alla causa dell'ictus, imputato secondo alcuni ad una furibonda lite con il figlio. Omri Sharon era indagato per presunte tangenti. Il litigio ci fu, è assodato. La corruzione anche. Quello che sappiamo per certo è che Sharon aveva una smodata ingordigia per il cibo, era obeso, non più giovane, sotto stress per la campagna elettorale in corso e alterato dai molti problemi familiari. Un accumulo concatenato di fattori che incrementarono il rischio, influendo sulle sue condizioni fisiche. Otto anni dopo l'uscita di scena del fondatore il partito di Kadima è entrato in parlamento, nelle passate elezioni, per il rotto della cuffia, con un misero 2%. La sua delfina Tzipi Livni, persa la leadership di Kadima nelle primarie, ha creato un nuovo partito HaTnuah e riveste oggi il ruolo di ministro della giustizia nell'attuale governo di Netanyahu. I rapporti tra Arik e Bibi Netanyahu furono altalenanti. Caratteri diversi. Netanyahu uomo politico, pragmatico. Arik soldato, poco propenso alla trattativa politica. L'uno avrebbe sicuramente escluso l'altro. Chissà come Sharon avrebbe interpretato l'attuale fase di dialogo con i palestinesi? Lui che di fatto decretò la morte degli accordi di Oslo, iniziando la costruzione del muro di separazione e assediando la Muqata per eliminare Arafat. Lui che non ebbe modo di vedere Hamas vincere le elezioni legislative in Palestina e prendere il potere a Gaza. Chissà come avrebbe reagito alla notizia? Avrebbe cercato la pace o una nuova guerra?

Alfredo De Girolamo ed Enrico Catassi

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