Una lettera con minacce e illazioni spedita da un imputato nel processo Aemilia per associazione mafiosa, attualmente nel carcere di Bologna, consegnata dal suo avvocato, Luigi Antonio Comberiati, alla redazione del Resto del Carlino, missiva diretta al sindaco di Reggio Emilia, Luca Vecchi. Il mittente è Pasquale Brescia, 48 anni, imprenditore edile ex titolare del ristorante Antichi Sapori di Gaida e proprietario del maneggio di via Croci a Cella, poi confiscato dal Comune di Reggio, considerato dagli inquirenti di Aemilia vicino alla cosca Grande Aracri.
La lettera è di quattro pagine, scritte a mano, in cui l’imputato si rivolge al sindaco e chiede le sue dimissioni. Nella missiva si parla della casa acquistata dalla moglie del sindaco, Maria Sergio, dall’imprenditore imputato nell’inchiesta Aemilia Francesco Macrì e si chiedono, appunto, le dimissioni, ma non per le polemiche scatenate sui media locali, bensì perché il primo cittadino non farebbe abbastanza per difendere i cittadini cutresi che, a dire di Brescia, sarebbero discriminati.
Il primo cittadino di Reggio è andato in caserma per sporgere denuncia. In seguito all’arrivo della lettera il prefetto ha convocato d’urgenza un comitato di ordine e sicurezza.
Intanto sulla vicenda della casa di Masone, il Procurato Capo Giorgio Grandinetti ha annunciato l’apertura di un fascicolo.
Infine sul fronte squisitamente politico i consiglieri di opposizione Cinzia Rubertelli e Cesare Bellentani hanno sfidato il sindaco Vecchi, a portare in consiglio comunale tutti i documenti relativi alla casa di Masone.