Il momento è delicato per il ministro Graziano Delrio. Da una parte per l’ex sindaco di Reggio c’è la concreta prospettiva di un più prestigioso incarico ministeriale (si è parlato degli Interni) sull’onda del pressing sul governo esercitato dall’amico Renzi, dall’altra ci sono le critiche sempre più numerose al suo operato nel governo. L’ultima grana in ordine cronologico per Delrio è la mini-Imu, a causa della quale è finito nel mirino della stessa Anci (Associazione dei comuni italiani) che ha guidato fino a pochi mesi fa. Il caso è scoppiato mercoledì proprio a Reggio, in occasione delle celebrazioni del Tricolore: ai cronisti il ministro ha detto che non è possibile compensare la cancellazione della mini-Imu con una tassa contro il gioco d’azzardo: “Quella della revisione della tassazione immobiliare sul gioco d’azzardo – ha detto il ministro – è una battaglia che abbiamo sempre fatto e personalmente ho fatto quando ero presidente dell’Anci. Quindi nel merito non posso non essere d’accordo; ma non è applicabile”.
Parole che non sono piaciute ai fautori della tassa sul gioco d’azzardo, fra i quali due sindaci, per altro renziani, quello di Ravenna, Fabrizio Matteucci, e quello di Imola, Daniele Manca, che hanno scritto una lettera durissima al segretario del Pd. Proprio Matteucci, perlatro, dopo un incontro con Delrio aveva dichiarato: “Mi ha detto che è d’accordo, il governo procederà, quindi niente nuovo salasso per i cittadini ma le risorse saranno reperite dal business del gioco”. Evidentemente qualcosa è andato storto se oggi i due sindaci scrivono: “Basta balle, il problema è solo di volontà politica”.
“Lasciamo stare inutili e patetici ordini del giorno che rimangono carta buona per incartare la verdura, a voler essere garbati – si legge nella missiva di fuoco -Ribadiamo la richiesta che il Pd presenti in aula l’emendamento per prelevare i soldi dal gioco d’azzardo e non dai cittadini attraverso i sindaci”. Prosegue la lettera: “Le obiezioni ‘tecniche’ del ministero dell’Economia non se le ‘beve’ neanche uno studente di prima ragioneria. Inoltre il ministro D’Alia dice: ‘Ne discuteremo’. L’altro ministro, Delrio, boccia la proposta. Il primo suggerimento è: parlatevi. Da ultimo, sulla legge di stabilità, chiediamo: che fine ha fatto il miliardo e mezzo promesso ai comuni? Adesso pare che quel miliardo e mezzo lo debbano trovare i sindaci con l’aumento delle tasse locali nel 2014, della serie: il governo dice di abbassare le tasse, come ha dichiarato il ministro dell’Economia, poi tanto le aumentano i sindaci. Anche questo è inaccettabil”».
La lettera si conclude con un attacco alla lobby del gioco d’azzardo: “Il ministero dell’economia dice: non si può fare perché la stangata Imu assicura entrate nel 2013 e non può essere compensata con introiti che arriverebbero nel 2014. Come, come, come? Ma siamo già nel 2014! Delle due l’una: o è un argomento che non sta in piedi o c’è una manina che ha blindato le cose con artifici che rendono inevitabile la stangata Imu. Se fosse così saremmo di fronte ad una violazione della sovranità del parlamento. Non c’è niente da fare, si sente l’odore di molti soldi che girano e la puzza delle lobby”.
Nelle ultime ore si è così creata un asse tra Pd, Movimento 5 Stelle – anche il sindaco di Parma Pizzarotti si è detto deluso dal dietrofront di Delrio – e Anci che sta mettendo in una posizione molto difficile il ministro, diviso tra la realpolitik governativa e le spinte che vengono dalla sua area di riferimento.
E sempre più voci critiche si stanno levando sul disegno di legge sulle Province. Da Nord a Sud, si sta creando un fronte trasversale contro il progetto che di fatto porterà alla scomparsa degli enti: dai sindacati agli amministratori locali, passando per diversi esponenti del Pd sono in aumento gli oppositori al disegno di legge che rischia di non arrivare al termine dell’iter parlamentare. Il 2014 inizia così in salita per Delrio che nei prossimi mesi giocherà la partita più importante della sua carriera politica. E non è detto che l’amicizia di Renzi sia sufficiente a garantire la vittoria.