Il Vangelo apocrifo: l’apparizione agli apostoli

I tre brani del Vangelo che descrivono l’apparizione di Cristo dopo la sua resurrezione a confronto

Gesù risorto appare agli apostoli e si fa toccare dall'incredulo TommasoMario Garretto

Un brano dei vangeli che, a mio giudizio, deve essere mostrato al lettore nella sua interezza. Ovvero fondendo tutto quanto è stato riportato come testimonianza dagli Apostoli o chi per loro. Se si prendono i testi, singolarmente, si può entrare in confusione. Solo in Giovanni si parla di Tommaso. In Luca si parla dell’apparizione agli Apostoli e che Cristo fece anche una certa fatica a farsi riconoscere. Per vincere la loro resistenza mostrò le sue ferite. Matteo e Marco non ne parlano. Proviamo a formulare delle ipotesi. Colpisce il silenzio di Matteo. Perché, per non parlarne, o era assente, ma questo non significa nulla, o non ne vuole parlare. Se non ne vuole parlare, sono due le ipotesi possibili: non vuole raccontare bugie è la prima ipotesi. Elementare e forse un po’ sorprende, ma possibile. A quel punto la fede di Matteo, suppongo, fosse vicina alla purezza. Nel suo vangelo Matteo è più un narratore che un interprete. Racconta i fatti senza farsi domande. La seconda ipotesi è quella che non abbia capito nulla di quanto successo, non era presente e non vuole immischiarsi in cose più grandi di lui. Altro che san Tommaso. Marco. Non ha la vocazione del narratore, non interpreta, non si fa domande. Tutto gli è stato raccontato da Paolo, da Barnaba, poi da un Pietro in tarda età ma di questo episodio non esiste traccia nel suo Vangelo. Una dimenticanza dei suoi maestri? L’unica ipotesi che posso fare è quella che sia andata perduta la pagina che lo riportava. Nel calcio si direbbe che mi sono salvato in corner. Luca ha la vocazione dello scrittore religioso. Cita le scritture, i profeti, fa accostamenti, traccia un filo di continuità fra Gesù e il vecchio testamento. Il prezzo di tutto questo lo paghiamo tuttora noi in termini di evoluzione spirituale. E’ su Giovanni che bisogna spostare l’attenzione. Giovanni scrive a Efeso il suo Vangelo. Giovanni non si accontenta di narrare, egli interpreta. Di fatto è un ricercatore spirituale: Gnosi. Le fondamenta dello Gnosticismo, in Giovanni, si rivelano fin dall’inizio. Non c’è da meravigliarsi. La composizione del Vangelo attribuito a Giovanni è stata fatta nella scuola di Efeso assieme ai suoi allievi. All’inizio del Vangelo di Giovanni, Cristo, è citato come: il Dio-con-noi. E così, come in tutto il suo Vangelo, Giovanni veicola concetti da meditare e da mettere in pratica, cerca di risvegliare la coscienza degli uomini (il termini uomini vuole indicare l’umanità tutta: uomini, donne, bambini). Giovanni non riporta molti miracoli. Il miracolismo è tipico dei religiosi. Lui va oltre. Dio non si rivela dai miracoli, ma dalle opere. E per quanto riguarda alcuni miracoli riportati nei Vangeli, non ci si può mettere la mano sul fuoco. Nella mia modesta attività di ricercatore spirituale ho cercato la divinità di Gesù escludendo tutti i miracoli, resurrezione compresa. Nonostante questo ho trovato in Gesù la divinità. Di Gesù, penso, che più che un Dio sceso fra noi, sia un uomo diventato figlio di Dio. Cambiando i fattori, il risultato non cambia. Anzi, noi ci guadagniamo. Ci ha indicato la strada da percorrere con l’esempio. Cosa possibile anche a tutti noi. Non credo che sia così difficile seguire il suo insegnamento, e nemmeno troppo faticoso. Di sicuro da un senso alla vita. E’ la strada più vicina alla gioia di vivere. Tempo ne abbiamo? Il nostro tempo è iniziato all’inizio dei tempi e finirà con loro.

L’apparizione agli apostoli.

(Mt. 28-16,20; Mc. 16-14,18; Lc. 24-36,49; Gv. 20-19,30)

Rimasero comunque sconvolti da quelle notizie e passarono il resto della giornata a parlarne tra di loro. Calata la sera, in quel giorno, che era il primo della nuova settimana, Gesù apparve loro e li salutò come sempre: “Pace a voi!”. Tutte le porte della casa, comprese le finestre, erano chiuse per timore dei Giudei. A quell’apparizione gli si prostrarono innanzi. Alcuni di loro invece non volevano credere. I più, sconvolti e pieni di paura, credevano di essere alla presenza di un fantasma. Gesù prese a rimproverarli perché si erano mostrati increduli verso quelli che avevano detto di averlo visto resuscitato, dimostrando ancora una volta la durezza del loro cuore: “Perchè siete dubbiosi? E per quale motivo sorgono turbamenti nei vostri cuori? Guardatemi le mani e guardatemi i piedi: Vedete, sono proprio io! Provate a toccarmi e guardatemi bene: Un fantasma non ha né carne né ossa come invece io ho”. (1)

Ma i discepoli erano in preda ad una fortissima emozione che impediva loro di capire le parole che venivano dette. Allora Gesù mostrò loro le mani e il costato che portavano ancora le ferite della crocifissione. Poi chiese del cibo. Gli portarono alcuni pezzi di pesce arrostito e del pane che egli mangiò davanti a loro. I discepoli, abbandonando i loro dubbi, si rallegrarono nel vedere che era proprio il Signore. Allora Gesù disse loro: “Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, così io mando voi”. Finalmente anche la mente dei discepoli si aprì. Ora erano in grado di ascoltare i suoi ultimi insegnamenti:“Erano queste le cose che vi dicevo quando ero ancora con voi. Bisognava che si adempisse tutto quello che era scritto di me nella scrittura, dalla legge di Mosè ai Profeti”. Poi li aiutò nella comprensione delle Scritture che parlavano di Lui dicendo questo: “Così sta scritto nelle scritture. Il Cristo deve patire per mano degli uomini e il terzo giorno risuscitare dai morti. Nel suo nome, sarà predicato presso le genti di tutti i popoli l’Evangelo e il perdono dei peccati, iniziando da Gerusalemme. E voi ne sarete i testimoni. Voi però non uscite dalla città fino a quando non sarà scesa su di voi la potenza dall’alto. E’ stato dato a me, dal Padre mio, ogni potere sul cielo e sulla terra. Ecco, ora io mando voi. Andate dunque ad ammaestrare tutte le genti, e battezzatele nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Insegnate loro a osservare i comandamenti che vi ho lasciato. Andate per le strade del mondo e predicate l’Evangelo a ogni uomo e a ogni donna. Chi avrà creduto alle vostre parole e accetterà questo battesimo, sarà salvato; ma chi non avrà creduto non sarà salvato. E coloro che avranno creduto nel mio nome, mostreranno questi segni: Scacceranno ogni genere di demoni; parleranno in molte lingue, guariranno gli infermi con l’imposizione delle mani. Io manderò su di voi quello che il Padre ha promesso: Lo Spirito Santo. Ed Io sarò sempre con voi, fino alla fine dei tempi”.

Tommaso, detto Didimo, uno degli apostoli, non era presente quando Gesù era apparso. Quando si riunì con i discepoli, essi gli dissero: “Il Signore è risorto e noi lo abbiamo veduto!”. Ma egli, incredulo, disse loro: “Io se non vedo non credo! Voglio vedere i fori dei chiodi nelle sue mani e mettervi il mio dito, e voglio guardare il suo costato e mettervi la mano, altrimenti non crederò”. Passati otto giorni da quella sera i discepoli si trovarono di nuovo riuniti in casa, con porte e finestre chiuse. Erano tutti presenti, compreso Tommaso. Ecco che Gesù apparve in mezzo a loro e li salutò come era solito fare: “Pace a voi!”

Poi rivolgendosi a Tommaso gli disse: “Tommaso, vieni, guarda le mie mani e toccale con il tuo dito. Allunga la tua mano e tocca il mio costato, e non essere più incredulo ma credente!”. Tommaso, sopraffatto dall’emozione e dal rimorso per la sua incredulità, rispose a Gesù: “Tu sei il mio Signore e il mio Dio!” Gesù gli disse: “Solo dopo avermi visto tu hai creduto? In verità, in verità ti dico, che agli occhi del Padre saranno beati coloro che crederanno senza avere visto!” (2)

Poi, detto questo, li radunò attorno a lui, alitò su di loro e disse: “Ricevete lo Spirito Santo. Lo Spirito di Verità e Giustizia, promessovi dal Padre. Da ora, a chi rimetterete i peccati, saranno rimessi anche dal Padre, a chi li riterrete, anche da Lui saranno ritenuti”.

Commento. Come nasce il cristianesimo? Da un mito? Da una speranza? Da una paura? In questo brano c’è tutto questo. Dalla ricerca di verità, alla speranza, passando dalla paura. Il tutto raccontato a mo di fiaba mitologica. Giovanni è il solo fra gli Apostoli che continua imperterrito nella sua strada. Non è interessato al miracolo in se, ma osserva le nostre reazioni. Quando non siamo spaventati, siamo increduli. Anche davanti ai fatti. Gesù è davanti a loro, è in mezzo a loro e nonostante questo dubitano. Se noi, come umanità, non crediamo ai fatti, come potremo capire gli insegnamenti del Maestro. Siamo così stupidi? No, non siamo così stupidi, siamo solo dei pigri ignoranti che si credono sapienti. Confucio direbbe che siamo un po’ scemi. Nessuno di noi conosce le potenzialità della sua intelligenza, e solo pochi cercano di svilupparla o di scoprirle. Una strada faticosa, impegnativa, solo se si cercano dei risultati immediati. Nel richiamo alla voce (1) Giovanni ci dice che siamo ancora troppo legati ai sensi, se per credere dobbiamo anche toccare. In questa frase c’è anche una rivelazione che potrebbe avallare la mia deduzione sull’umanità di Gesù: Un fantasma non ha né carne né ossa come invece io ho”. Una deduzione logica, analizzando e interpretando quanto scritto. Nel punto (2) continua la pedagogia Cristica: “Beati coloro che crederanno senza avere visto!”. Perché, e ci siamo in mezzo tutti noi, costoro avranno fatto la loro brava ricerca, hanno cercato di capire e di mettere in pratica l’insegnamento. Ecco allora spiegato da dove nasce il Cristianesimo: dalla Verità. Ma il Cristianesimo non è una religione. E’ un ideale stile di vita, dove gli uomini si considerano tutti fratelli, dove prevale l’amicizia, assieme a tutti i valori morali che discendono dall’amore. Siamo esseri umani, con limiti d’intelligenza, spesso sottoposti a pressioni irresistibili dei sensi. Abbiamo la necessità (il dovere) di vivere, di lavorare, di formare famiglie, di allevare dei figli e di educarli. Con l’amore come guida ci verrebbe tutto meglio. L’amore non è un carceriere, non è un giudice, non fa del moralismo. L’amore crea un’etica che non imprigiona, che non giudica, e non ti fa la morale. L’amore ti aiuta a capire il giusto dall’ingiusto, il bene dal male. L’amore ti perdona non nel senso che ti assolve dal peccato ma nel senso che ti da la possibilità di riparare l’errore commesso presso il fratello e dentro la tua testa. L’amore non da nessuno la possibilità di giudicarti ma fa sì che il giudice sia tu stesso. Poi la vita sarà il nostro maestro se vogliamo e il tempo di vita un atto di misericordia e nello stesso tempo di giustizia infinita. Noi viviamo il tempo necessario al nostro spirito, non un giorno di più e nemmeno un giorno in meno. Legge divina.

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