Il teatro pubblico verso una nuova stagione di creatività e libertà

Dopo l’accordo fra il Teatro della Toscana e il Metastasio di Prato

Firenze – Il teatro pubblico vive una nuova stagione: un obiettivo ambizioso, ma ricercato con creatività e determinazione dal direttore artistico del Teatro della Toscana. Questa sembra davvero la volta buona dopo anni di navigazione a bassa velocità, anche perché Stefano Massini ha trovato alleati altrettanto determinati.

Il fatto più clamoroso è “l’asse d’intesa” con il Teatro Metastasio di Prato diretto da Massimiliano Civica. Fino a poco tempo pareva quasi un motivo di orgoglio  che i due teatri rimanessero separati e in arcigna competizione fra loro. In perfetta coerenza con il più consolidato spirito campanilistico, le due città si vedevano e comportavano come universi diversi e lontani.  “Era assurdo – ha detto Massini – che avessero una sorta di interlocuzione negativa, che era diventata quasi leggendaria”.

Da oggi comincia un percorso comune di collaborazione, ispirato alla missione di rilanciare il teatro pubblico, che consolida e fa crescere non solo la coscienza e la conoscenza individuali, ma soprattutto ispira una comunità di cittadini liberi e aperti, custodi attenti dei valori civici e democratici.

La collaborazione si salda, innanzitutto, attorno alla creazione, insieme alla Fondazione che porta il suo nome, del Premio Giuliano Scabia, nell’anno del quinto anniversario della morte di una figura chiave della ricerca teatrale italiana. Insieme daranno vita all’ Osservatorio Giovani Artisti e Compagnie Under 25, intitolato alla memoria di Giancarlo Cauteruccio, recentemente scomparso, con l’obiettivo di intercettare il futuro della scena e favorire il ricambio generazionale. A partire dalla prossima stagione 2026/2027, saranno monitorate le giovani realtà emergenti più promettenti che operano al di fuori dei circuiti, offrendo loro un sostegno produttivo e distributivo, con l’inserimento nelle stagioni del Teatro della Toscana e del Teatro Metastasio.

Il direttore fiorentino  e quello pratese hanno intanto studiato formule di abbonamento incrociate alle rispettive stagioni, poi ci saranno anche collaborazioni per la produzione e la messa in scena.

Ma, attenzione: non si tratta di creare una sorta di organizzazione multisala per far girare s più palcoscenici le stesse produzioni. Con la logica virtuosa che ha ispirato i cartelloni delle varie strutture del Teatro della Toscana (Era, Rifredi, Pergola) secondo la quale ciascuna seguirà la sua propria linea di ricerca artistica specifica, i riferimenti, legati all’identità e alla sua storia: pensiamo solo a quello che ha significato Jerzy Grotowski per Pontedera (pensiamo al contributo che i quaderni Teatrali di Pontedera hanno offerto al teatro italiano), così la collaborazione con il Metastasio sarà alla pari in un costante scambio di idee e iniziative.

Soprattutto l’unione farà la forza quando si tratterà di invitare costose produzione straniere per le quali il solo bilancio di uno dei due teatri non può bastare. Le potenzialità per fare della Toscana un polo di livello internazionale ci sono tutte.

L’accordo parte dai principi del teatro pubblico nei quali si riconoscono entrambi, Massini e Civica: fare teatro utile al genere umano, dicono . Un vero servizio pubblico non crede alla competizione e  si impegna a generare libertà: “anche il teatro è uno strumento di liberazione”. Di fronte all’attacco frontale che viene esercitato contro il servizio pubblico, fare teatro è dunque ”un atto di resistenza politica, l’ultimo avamposto dell’umanesimo”. Inoltre esso è “fatto di rischio” e solo accettando questo rischio con entusiasmo si onora l’arte  drammaturgica che offre al pubblico.

“Motivo di speranza  per il futuro – concludono i due direttori – è l’accoglienza avuta dagli spettatori. L’ascolto è il primo passo di un atteggiamento democratico. Quando il teatro accetta la sfida della realtà il pubblico risponde”.

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