Il Renzi sbeffeggiato ma vincitore da Obama

renziPer quelli che ancora non credono si stia veleggiando verso il fondo, è stata senza dubbio una settimana abbastanza dura. Aperta e chiusa dalla campagna elettorale per il Referendum prossimo venturo, in un clima di crescente nervosismo di entrambi gli schieramenti, ha visto un momento di caduta veramente verticale di tono riguardo al viaggetto del nostro Presidente del Consiglio Matteo Renzi e fedeli schiere al seguito, gentile consorte compresa, in terra americana. Che pure sarà costato qualche soldino ai contribuenti, ma c’è poi da dire che non era esattamente una scampagnata: più che altro, uno di quegli inviti al quale non puoi dire di no.

E gli Stati Uniti nella augusta persona di Obama in persona non hanno bisogno neppure di manovre comprendenti macelleria equina per formulare offerte irrifiutabili. Poi qualche malalingua dirà che alla fine hanno invitato noi perché tutti gli altri avevano da fare, ma la verità è che in fine di mandato una strizzata d’occhio al nostro Paese ci stava tutta, per tanti buoni motivi. La squadra al completo, ben lungi dall’essere rappresentativa, ovviamente era composta dai soggetti che sono rappresentativi per l’idea che dell’Italia si ha negli Stati Uniti: a parte la coppia reale, Benigni e Sorrentino, Giorgio Armani, la campionessa Beatrice Vio, per la quale ora il momento è topico; e in aggiunta a questi, con discreto buon gusto, Giusi Nicolini, il Sindaco di Lampedusa, la curatrice del Moma Paola Antonelli e la direttrice del CERN Fabiola Gianotti.

Impossibile equivocare: la compagine è scelta apposta per dare dell’Italia un quadro positivo, aperto, moderno. Certo, non è che gli altri ci tengano ad apparire retrogradi: ma qui abbiamo proprio detto, guardate, da noi anche le donne comandano e quando parliamo noi di scienza ed arte gli altri stanno zitti e prendono appunti. Il che, tutto sommato, non è neppure così lontano dal vero. La cosa che ha però lasciati tutti di stucco è stata l’ondata di disprezzo e di sarcasmo partita all’indirizzo dei nostri villeggianti oltreoceano, un tale bordello che le parti avverse sono riuscite nell’intento che Renzi cercava di raggiungere più o meno da sei anni a questa parte: rendersi simpatico. Non tanto di per se stesso: no, no. Quella sarebbe davvero una fatica improba. No; più che altro per le tante opposizioni è stato un pesante autogol infierire sulle donne della delegazione, tramite insinuazioni, critiche, pesanti sfottò, accuse.

Errore strategico notevole, per diversi motivi. Intanto, le sopra citate sono veramente pezzi da novanta, per meriti e per assenza di demeriti, e riescono perfettamente nel loro scopo di rappresentanza. Accanirsi contro Agnese Landini per la sua somiglianza con Brian May e per la scarsa attitudine alla sfilata degli abiti è scemo, quando questa si mette un vestito tanto quanto e passeggia con la donna più potente del mondo fianco a fianco; fischiarla perché non è a scuola a insegnare quando è la moglie del principale rappresentante italiano è fuori luogo. Piace, non piace, conta poco; è semplicemente un bersaglio non consentito, in questo frangente. Francamente, i tempi in cui i politici si accoltellavano decorosamente alle spalle anziché coprirli di merda, loro e le loro famiglie, ci sembrano, oltre che distanti, anche sfumati in quel rosa antico della memoria ormai lontana che fa apparire le cose anche più belle di quanto non siano mai state effettivamente. E poi, passi lo sfottò alla signora Benigni, quella Nicoletta Braschi che in effetti ha peccato di eccessivo presenzialismo e rendita da posizione, tanto come l’augusto marito la cui stella non è mai stata tanto offuscata come oggi; ma piazzare un pomodoro marcio sulla schermidora Vio è una tattica, oltre che spregevole, anche mostruosamente rozza e mal congegnata che si ritorce inevitabilmente contro chi la mette in atto.

rocky-roberts-matteo-renzi-barak-obama-satira-la-santa-disquisizione-800x445Senza nemmeno prendere parte, basta analizzare i dati: giovane, carina, innocente, determinatissima, massacrata dalla sorte: ci vuole un pazzo deficiente a prenderla a bersaglio. Ecco, i troll di contro regime ci si sono buttati a pesce, trascinando con loro buona parte del mondo social che, una volta di più, e ormai ci ripetiamo, dobbiamo dire non brilla per intelligenza collettiva. Attenzione: non stiamo neppure parlando di buon gusto, lo sa il cielo se spesso non ne siamo risultati privi. No; qui il punto è direttamente il buonsenso. Se lo scopo è rendere meno credibile o meno desiderabile un avversario, e non abbiamo dubbi riguardo al fatto che tutta la sommossa sui social sia orchestrata ad arte, è stata realizzata talmente male da sortire alla fine l’effetto contrario a quanto sperato.

Naturalmente, quella del vilipendio è stata una mossa dettata dalla disperazione, nel momento in cui tutte le altre vie sembrano precluse: estremamente legata (pro e contro) agli esiti del quesito referendario, questa di Renzi è né più né meno una splendida, inarrestabile azione di campagna politica a tutto tondo; e l’invito da parte di Obama è un riconoscimento del fatto che, in una dimensione internazionale, il moderno PD è l’unica compagine legittimata e riconosciuta a trattare. Vuoi pure con condiscendenza, vedi dai video le tante pacchette sulle spalle assestate dal Presidente USA al nostro servizievole e sorridente good boy; ma sempre legittimazione. Del resto, Matteo non è che sia nuovo a queste logiche: fatte pur salve ambizioni e idee personali, egli è da sempre, in campo politico, il rappresentante di qualcosa più grande di lui. E, no, non parliamo della Nazione (per quello c’è il Presidente), ma di quella potente ala Confindustria che dopo aver fallito con Berlusconi ed essersi mangiata le mani dopo avere insediato Bersani, Letta e Monti, ora finalmente trova in Renzi un gagliardo e vivace interlocutore, sufficientemente moderno e spregiudicato da poter seguire la linea di pensiero neo liberista (si spera, con moderazione) e sufficientemente pulito e intelligente da poter restare in sella senza farsi travolgere da scandaletti piccoli e grandi.

E l’ultraortodossa e, s’intende, di facciata purista America questa cosa l’ha capita benissimo e la benedizione che ci ha inviato è stata estremamente chiara ed articolata: cari ragazzi, falliti i tentativi di comporre le velleità multiformi di Germania e Francia, se ci state, siamo pronti a scommettere sullo Stivale. Con buona pace di quanti, e da noi sono tantissimi, è una vita che fanno di tutto per apparire antiamericani; atteggiamento che, nel momento in cui con una mano prendiamo e con l’altra facciamo gli snob senza averne i mezzi e li irridiamo e li critichiamo, potrebbe solo essere definito come “paraculo”. Perché quello tra America e Italia è un rapporto estremamente forte, da sempre, e perché questo giochino oltre Atlantico ci ha salvato le terga più e più volte. Del resto, le più importanti controparti politiche ed economiche dell’Italia sono ormai consolidate da vari decenni: Nord Africa e Medio Oriente, Cina, Giappone e Stati Uniti, ben più e ben meglio della piattaforma europea frammentata, sciovinista, competitiva e fratricida.

Il messaggio del lungo discorso del Presidente uscente – se voi ci siete, noi ci siamo – è talmente chiaro che potrebbe essere letto anche in Braille. E non tragga in inganno il fatto che Obama, appunto, stia per deporre lo scettro: in realtà, a sua volta, egli non è che il portavoce di quei gruppi economici e politici che lo hanno messo lì e che tramite lui mandano il segnale chiaro ed inequivocabile di vedere con interesse i probabili sviluppi futuri in terra italiana. Che sia una cosa positiva, oppure no. Per cui, domani non sarà forse Obama (ma chi può dirlo?), ma chiunque vinca nella gara sempre più grottesca a suon di falsi malori, ciuffi decolorati, scivoloni da clown e promesse di rapporti orali (alla faccia del femminismo) rappresenterà le stesse identiche lobby, né più, né meno, che oggi vedono giustamente nell’arretratezza strutturale italiana tutto un potenziale per investimenti futuri. A noi decidere se giocarcela da servi ossequiosi, da astute controparti o da bambocci che fingono un risentito silenzio per poi correre a raccogliere spintonandosi i chewing gum lanciati dai carri.

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