Nuovo Pecci, radici nel territorio, sguardo al futuro

Il grande corno che ha cominciato a svettare dal cantiere del Centro “Pecci”, a Prato, li fa incontrare. Maurice Nio, l’architetto che ha progettato l’ampliamento, e Fabio Cavallucci, direttore da appena un giorno, parlano del futuro in un affollato incontro presieduto dal sindaco Roberto Cenni.
Non dite che è brutto”, dice Nio del suo corno. “Aspettate che sia finito”. Al corno Nio dà molta importanza. Deve “captare le onde, sentire il futuro”.  Per Cavallucci il suo Centro (ribadisce Centro e non museo) dovrà posizionarsi proprio come questa antenna. Collegato al territorio, ma per diventare uno dei ”riferimenti mondiali”, per riprendere quella importanza che ha avuto in passato.

C’è una involontaria concordanza di obiettivi tra i due che prima neanche si conoscevano. Nio deve dare un’anima nuova all’edificio progettato da Italo Gamberini e Cavallucci imprimergli il soffio vitale. L’architetto olandese ha dimostrato di avere i piedi ben saldi in terra, lontano dal gesto creatore dell’archistar.  Nel suo paese ha lavorato a tunnel, fabbriche, incroci, barriere acustiche, luoghi senza identità – “spazi del serpente”, li chiama – per renderli umani. “Mi piace concepire questi spazi come se fossero degli interni”. Qui si è preso carico, con la stessa poetica, di rendere sensato il flusso dei visitatori, di dare dignità al verde e alle opere che ospiterà,  di inserire l’architettura in uno snodo importante, ma finora caotico, di mandare un messaggio caldo.

Fabio Cavallucci sa che ha più strada da fare rispetto a Nio che è già a metà dell’opera. E’ cauto, ma con orientamenti precisi. L’arte ha bisogno di ripensare se stessa. Il pubblico non ha più voglia di guardare staticamente. “Non siamo qui per realizzare mostre. Il centro deve essere tante cose: mescolanza delle arti, didattica, programmi televisivi, dialogo con il pubblico”, dice Cavallucci. “Siamo qui, intanto, per capire che cosa il territorio si aspetta”.
Un’impresa difficile che sembra partire con realismo e il piede giusto del radicamento nel territorio. Cavallucci insiste su questa azione di ascolto. “Non portatemi nomi di artisti”, aggiunge per prudenza.
Intanto si prepara un appuntamento speciale per il 17 e il 18 maggio in occasione della notte europea dei musei.

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