Il mistero degli ex dalemiani doc

happy-dalema-renzi-230792_tnCi sono tantissimi ex craxiani, ex forlaniani, ex bersaniani, ex lettiani. Quando un uomo politico perde il potere molti amici cambiano cavallo. I primi son generalmente i giornalisti, in particolare quelli della Rai. Ne ho conosciuti tanti, tra il 1992 e 1994, che dal Psi si sono trasferiti in Forza Italia, ma anche nel Pds e perfino nella Lega e in An.

Quello che mi risulta difficile capire è la ragione dell’allontanamento degli amici di D’Alema mentre il lider Maximo era ancora potente. Cominciamo dai fedelissimi Velardi e Rondolino, che si sono distaccati già al tempo di palazzo Chigi. Poi Minniti, il luogotenente dalemiano, passato clamorosamente con Veltroni, poi di Nicolino La Torre che chiamava D’Alema “il presidente” e che veniva chiamato in tivù come suo ventriloquo, oggi convertito al renzismo, infine di Orfini, che del dalemismo ha ereditato lo stile, il “diciamo”, l’espressione vagamente sufficiente. E’ il presidente del Pd e adesso si sente il dovere di dare ordini al suo ex comandante.

Cos’è che unisce tutti costoro, cosa li ha spinti non solo ad allontanarsi da D’Alema, ma addirittura a scrivere come fa Velardi: “Ma anche basta D’Alema”. Quasi a non sopportarlo più neanche a distanza. L’arroganza, l’antipatia? Non può bastare. L’anima dell’ex è sempre largamente irriconoscente. Ma questa accidia nasconde anche qualcosa di non detto, di non confessato. Suggerisco una seduta psichiatrica del tavolo antidalemiano per svelarci quel che ancora non riusciamo a capire.

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