Il Misantropo alla Pergola illumina la crisi, passata e presente, della società umana

Il Misantropo alla Pergola illumina la crisi, passata e presente, della società umana

Firenze – Alla Pergola di Firenze dal 16 al 21 maggio in prima nazionale Il Misantropo di Molière una commedia amara di sconcertante attualità. Infatti sembra rivolta alla società contemporanea dove tout se tient e se uno va fuori dal coro, esce dal conformismo che irretisce e condiziona l’opinione pubblica, viene bollato come provocatore, appare un personaggio bizzarro, desideroso di distinguersi con giudizi lapidari.  

 Quindi è meglio lodare un cattivo poeta come Oronte (uno dei personaggi chiave della commedia) e “aggiustare” la verità. Specie sui temi politici sembra prevalere il parere che Filinte dava all’amico Alceste, l’integerrimo protagonista del Misantropo ovvero che la troppa sincerità diviene un atteggiamento sconveniente e addirittura ridicolo quindi “è meglio dire quello che gli altri si vogliono sentire dire” qualunque siano le nostre  reali opinioni

Alceste non accetterà di piegarsi, insomma di trasformarsi in una sorta di  Tartuffe per dirla con Molière . Da qui, appunto, una commedia pungente, cruda, in cui non è previsto il lieto fine

Alla Pergola viene presentata la significativa edizione di Andrée Ruth che Shammah dirige Luca Micheletti (Alceste), in quello che è  considerato uno spaccato impietoso della società barocca, nato da un periodo di crisi provocato dalla censura  reale  del Tartufo e  dall’’abbandono della moglie.  

Un’edizione vivace, rispettosa del testo e delle sue intenzioni.  Con tutti i suoi personaggi incipriati, “indaffarati senza aver nulla da fare”, Il Misantropo rinuncia alla comicità dirompente tipica dell’autore francese. È un lavoro totalmente “al presente”, violento, perturbante e non a caso Cesare Garboli lo considerava un classico del Novecento ”scritto tre secoli fa”.

 Nel 1666 Molière debuttò  con  questa  pièce  “anomala e profetica”, oggi considerata  come uno dei suoi  maggiori capolavori.   Infatti  ha l’originalità di essere una   commedia tragica, venata di una forma di umorismo instabile perché, al di sotto della superficie comica, emergono le nevrosi, i tradimenti, i dolori di un personaggio capace di trasformare tutto il proprio disagio e la propria rabbia “in una formidabile macchina filosofica, esistenziale e politica, che interroga e distrugge qualunque cosa incontri nel suo percorso”.

 Il protagonista, Alceste – interpretato da Micheletti, baritono, attore, regista, uno dei teatranti più originali, eclettici della sua generazione –  è un giovane che segue in ideale di virtù e di sincerità, calato in un mondo che come Tartufo prospera in un clima di ipocrisia,. Il rigore morale di Alceste pretende di dire sempre la verità, anche quando è scomoda.

 Per questo  è un isolato, che scava intorno a sé un abisso incolmabile, nel quale finisce con lo sprofondare anche il suo amore per Célimène, la civettuola per antonomasia, interpretata da Marina Occhionero, leggiadra e superficiale, che accetta le lusinghe di tutti. Questa “signora dei salotti” è attorniata da una corte mondana, composta da Philinte di Angelo Di Genio, Oronte di Corrado D’Elia, Basco di Andrea Soffiantini, Eliana di Maria Luisa Zaltron, Clitandro di Filippo Lai, Lacasta di Vito Vicino, Orsina di Emilia Scarpati Fanetti, Du Bois di Pietro De Pascalis, il Secondo Servitore di Matteo Delespaul, la Guardia di Pietro Lancello. Célimène non vuole rinunciare a niente, né all’amore esclusivo di Alceste, né al gioco seduttivo della sua schiera di pretendenti. Alceste, d’altra parte, s’impegna in una lotta che combatte nella solitudine del suo orgoglio, sorretto da una fede cieca nella bontà delle sue idee. Tappa per tappa, finisce con lo scoprire che non c’è posto per lui in quel mondo; è la fine dell’utopia della verità, il naufragio di un’idea, piuttosto che un volontario isolamento.

 Lo spettacolo è prodotto da Teatro Franco Parenti, Teatro della Toscana. Le scene sono di Margherita Palli, i costumi di Giovanna Buzzi, le luci di Fabrizio Ballini, le musiche di Michele Tadini, la cura del movimento è di Isa Traversi. 

Il Misantropo prosegue la ricerca di Shammah su Molière. Un omaggio a uno dei più grandi uomini di teatro di tutti i tempi. 

Foto: Filippo Manzini

 

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