Il commentoPrimarie, teoria e pratica di un’illusione di massa

La consultazione non è stata una grande prova di democrazia ma il cavallo di troia della destra nel campo nemico
dal blog Pensieri "immaginati"

Simone Russo

Dopo aver incoronato candidati premier come Prodi e Veltroni, puntualmente sconfitti dalla propria maggioranza parlamentare l’uno e da Berlusconi l’altro, le primarie si apprestano ad ottenere un nuovo grande risultato cioè mandare in pezzi il Pd e far affondare la sinistra alle prossime elezioni.

Il grande esercizio di democrassia, come dicono a Fabbrico, è stata una farsa per tutta una serie di motivi evidenti a tutti i poco suggestionabili. In primis il voto è stato inquinato dalla possente infiltrazione del centrodestra: i peggio fasci del bigonzo, orfani del loro vate e idolo erotico Berlusconi, se ne sono corsi a votare Renzino bello per il suo profilo riformista, ovvero per una ripicca fanciullesca sotto forma di ragionamento: voto Renzi perché spaccherà il Pd e il komunista Bersani non governerà (ah, che gran komunista Bersani, che vuole Casini, noto quinquennalista della banalità, a tutti i costi nel suo governo…). E’ stata una farsissima perché ha dato l’impressione ai partecipanti di scegliere il loro candidato. In realtà abbiamo assistito ad una lotta di apparati: vecchi democristiani (magari ben nascosti da amici e parenti giovani mandati a fare il lavoro di rappresentanza in prima fila) contro vecchi Pci, l’eterno ritorno dell’uguale. E poi: cinque candidati interamente partitici in gara, nessuno espresso dalla base. Col risultato che i 3 milioni di votanti hanno di fatto legittimato i partiti esistenti nella coalizione, collaborando ad un make-up che puntava a far dimenticare una serie di errori e scivoloni maturati durante il regno del monarca Silvio. Persino Renzi in questo senso è vecchissimo: chi lo ha votato per fare il presidente della Provincia? Chi per fare il sindaco? Ma è chiaro: gli stessi che hanno sostenuto i vari D’Alema e Veltroni, che ora non vanno più bene. Renzi è solo un trasformista, cioè il tipo di italiano più antico.

Dicono che i partiti si riformano con le primarie perché aprono alla partecipazione popolare. Ma anche qui siamo nel campo delle lucciole per lanterne. Partecipazione significa iscriversi al partito e lottare al suo interno per modificarne i destini. Fare 15 minuti di fila, votare e andarsene è una mistificazione, un fast food della partecipazione che mette sullo stesso piano i militanti storici e quei quattro furbastri che sono corsi a votare Renzi. Questa è la beffa più atroce, che cancella i meriti e crea un “facile consumo” politico da vera repubblica delle banane.

Ragionare su questi elementi sarebbe significato evitare la prossima spaccatura del Pd. Le primarie sono state il cavallo di troia della destra nel campo nemico. E quando il momento sarà opportuno Renzi scenderà dal ventre dell’equino di legno. Vista con gli occhi un onesto elettore del Pd, le primarie chiaramente non andavano fatte: con un presupposto come Renzi, era chiaro sarebbe finito tutto in vacca. E infatti il Pd va spaccato in due verso le elezioni. Attualmente l’unica forza che tiene insieme Bersani e Renzi è che solo uniti possono ambire alla vittoria alle prossime elezioni. Ma è un gioco destinato a durare solo pochi mesi in parlamento. L’immaturità politica dei parvenu renziani farebbe cadere un eventuale governo Bersani in meno di sei mesi, riconsegnando il potere a Monti o a qualche tecno egemonia del genere per i prossimi venti o trent’anni.

Sarebbe meglio per tutti che Renzi si togliesse la maschera e si alleasse con Montezemolo, Giannino, Fini, Casini, la Chiesa e il solito giro affaristico romano: un bel governo degli ottimati, con riunioni alle Cayman per dare il giusto tono. Ma questo significherebbe portare un po’ di chiarezza nell’arena politica italiana. Speculatori e manovratori di sicuro non lo vogliono: un quadro politico fosco si presta meglio alle loro strategie.

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