Il Cavallo di Troika: le ragioni del “no” dall’Acropoli

Letterina dalla Culla della Civiltà (oggi disastrata assai) al popolo crucco e ai sodali di Bruxelles. Eccovi un’accurata analisi e il dietro le quinte dell’Oki. Che del doman non v’è certezza…

CJKVff_WoAAeZMKLa Grecia ha detto “no” al piano di lacrime e sangue della Ue. Lo ha deciso il popolo, che col referendum di ieri ha ribadito il proprio no ai burocrati di Bruxelles e all’austerità costruita sulla pelle dei pensionati, dei lavoratori e delle fasce più deboli della popolazione. Un “no” che ha il significato di una morte annunciata, pianificata da quella Ue, mostro tentacolare costruito negli anni dai poteri forti, dalle multinazionali, dalle lobby, e da un’orda di burocrati affamati.

Un moloch assetato di denaro, schiavo degli ambienti bancari e della Germania che strangola il continente per nutrire la propria crescita. Un mostro, la Ue, che ci vuole consumatori senza voce, sudditi di una burocrazia elefantiaca, pronti a votare ma solo con le nostre carte di credito, schiavi e disoccupati. La conferma del complotto anti-Grecia è arrivato la settimana scorsa, quando è uscito il documento dell’Fmi sulla sostenibilità del debito greco (Debt Sustainability Analysis report on Greece).

greciUn documento scottante, che ha provocato grande scalpore e imbarazzo. Già, perché ora sappiamo con certezza che gli analisti del Fondo sapevano e confermano quanto va dichiarando Syriza da quando è salito al potere, 5 mesi fa: la Grecia necessita di un sensibile riduzione del debito pubblico. Un taglio, non solo necessario, ma anche urgentissimo. Un documento, dicevamo, imbarazzatissimo per i burocrati dell’Unione e per lo stesso Fmi, che (insieme?) hanno cercato di non renderlo pubblico. Da quanto si apprende dalla Reuters, infatti, il Fondo sapeva dell’analisi sulla Grecia da mesi, eppure ha taciuto, mentre a Bruxelles si cercava di negoziare imponendo alla Grecia austerità in cambio del “salvataggio”.

Scavando ancora più in profondità, poi, emerge che il Fondo monetario internazionale da anni era a conoscenza di quello che sarebbe stato l’epilogo della Grecia. La Commissione parlamentare del Debito greco, infatti, tre settimane fa ha dichiarato di essere in possesso di un documento del Fmi, datato 2010, che conferma come il Fondo, sin da allora, fosse a conoscenza del fatto che il piano di salvataggio eseguito nel 2010 avrebbe spinto la Grecia ancora di più nell’abisso dei debito.

Che è l’esatto contrario di ciò che il piano di salvataggio avrebbe dovuto fare. Il piano di salvataggio 2010, infatti, è stato quello che ha permesso agli istituti di credito privati francesi, tedeschi e olandesi di trasferire i loro crediti (nei confronti delle banche elleniche) al settore pubblico greco, e indirettamente al settore pubblico dell’intera zona Euro. Un piano di salvataggio in cui non c’era traccia alcuna di ristrutturazione del debito pubblico greco, che sarebbe stata la vera priorità. Ma perché i Paesi della zona euro hanno cercato sino in ultimo di fermare la pubblicazione dell’analisi del Fmi?

La ragione è ovvia: sarebbe costato ai contribuenti europei molti miliardi di euro. Il documento diffuso a Washington giovedì scorso diceva infatti a chiare lettere che la Grecia non sarebbe stata in grado di sostenere le finanze pubbliche senza una riduzione sostanziale del debito, che avrebbe dovuto necessariamente passare dallo stralcio di prestiti ottenuti da partner europei. La grande domanda che si pone, a questo punto, è: qual è stato il ruolo di Christine Lagarde in questa farsa?

put purriSe fosse stata lei a mantenere nascosta l’analisi, avrebbe fatto al Fondo monetario internazionale un danno di immagine enorme. Anche perché, privo di credibilità, il Fmi diventerebbe inutile. E già che ci siamo, cosa pensare della decisione del numero uno della Bce, Mario Draghi, che la scorsa settimana ha deciso lo “spegnimento” del sistema bancario greco? Una decisione paradossale, se consideriamo che la funzione della Banca centrale europea dovrebbe essere quello di assicurarsi che le banche abbiano liquidità, non certo quella di strangolarle. E che dire delle posizioni tenute dal presidente della Commissione Jean-Claude Juncker e del presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, che, benché a conoscenza del report Fmi, hanno insistito affinché al tavolo dei negoziati non venisse trattato il tema della riduzione del debito pubblico greco, benché il report medesimo sostenesse che non ci sarebbe stata alcuna via di uscita possibile per la crisi greca, senza passare dalla riduzione del debito? E che dire, infine, di Angela Merkel?

Anche lei doveva sapere quello che gli analisti del Fmi conoscevano. Eppure ha scelto il “default” del popolo greco piuttosto che essere costretta a spiegare al suo popolo che le sue precedenti decisioni (2010) si sono rivelate perfettamente inutili e inefficaci. Ma ve la immaginate la Merkel chiedere venia ai suoi cittadini e invitarli a mettere mani al portafoglio per pagare il prezzo di quell’errore? Giammai, meglio tenere saldo il potere nelle sue mani, anche a costo di mandare a gambe all’aria una nazione intera. Si può solo immaginare la frustrazione del bistrattato Varoufakis nel trovarsi la porta delle istituzioni comunitarie sbattuta in faccia ogni volta che provava a intavolare l’argomento. Tant’è che Tsipras ha rifiutato di firmare un accordo che non includeva la ristrutturazione del debito, passando al contrattacco: ha indetto il referendum di ieri. E ha vinto. Almeno politicamente.

Total
0
Condivisioni
Prec.
Un nitrito polveroso seppellirà l’eco degli “Ora et labora”

Un nitrito polveroso seppellirà l’eco degli “Ora et labora”

L'architetto Franca Manenti Valli lancia l'allarme: la polvere sollevata dallo

Succ.
Il giro del mondo in 80 modi

Il giro del mondo in 80 modi

E’ molto difficile riuscire a giudicare una cosa fino a quando si è immersi

You May Also Like
Total
0
Condividi