
“Le casse della Fondazione Manodori sono vuote. Nel corso dell’ultima riunione del consiglio generale dell’ente guidato da Gianni Borghi è emerso che non ci sono i soldi per le erogazioni dei prossimi anni. La soluzione? Un prestito da una banca straniera ad un tasso agevolato. Di scelte strategiche, di diversificazione del patrimonio, della riforma dello statuto si è parlato a lungo senza arrivare a un dunque. Pare che di questi temi i vertici della Fondazione non si preccupino. Le loro attenzioni sono tutte volte alla gestione finanziaria e l’unica via d’uscita proposta è ricorrere ad un prestito.
Una gestione che ha portato in 12 anni a bruciare un patrimonio di 661 milioni di euro. Borghi scommette sulla ripresa del titolo Unicredit dopo la partecipazione all’ultimo aumento di capitaledela banca. Solo che a fine autunno il patrimonio investito dalla Manodori nell’istituto di piazza Cordusio valeva 130 milioni. Con l’aumento di capitale sono stati investiti altri 15 milioni, arrivando a 145 milioni di euro. Oggi il titolo vale 2,6 euro, per un valore rimanente di 75 milioni. Sono stati persi 70 milioni di euro. E sulle possibilità di ripresa del titolo gli analisti non sono concordi, anzi prevale il pessimismo.

Nel frattempo arriva un durissimo j’accuse del consigliere regionale del Pd Marco Barbieri che attacca: “Mesi fa avevo posto alcuni quesiti ed esposto diversi dubbi rispetto alle scelte compiute dalla Fondazione Manodori in materia di investimenti. Avevo segnalato l’urgenza non solo di non diversificare gli stessi, ma l’inopportunità di continuare ad investire addirittura in un solo titolo bancario. Mi ero chiesto cosa sarebbe accaduto se fosse stato un sindaco a far volatilizzare milioni di euro del proprio patrimonio. Allora mi fu risposto che queste erano ingerenze della politica, come se la politica dovesse disinteressarsi di un patrimonio che non solo moralmente è di tutti i cittadini reggiani”.
“Qualcuno può forse raccontare che nei prossimi mesi il titolo schizzerà a oltre gli 8€ di partenza? In questa fase economica? – prosegue Barbieri – C‘è una responsabilità enorme nella dissipazione del tesoro della città. E questa volta non si può nemmeno trincerarsi dietro un “non ce lo aspettavamo”. La città ed anche la politica, devono potersi occupare di questo disastro. Alla luce delle informazioni conosciute e dei dati sul patrimonio, come pensano gli amministratori della Fondazione di far fronte agli impegni ordinari di gestione e di erogazione già deliberati e rispondere, per i prossimi anni, alle attese dei tanti soggetti beneficiari che non potranno certo contare sui finanziamenti attesi?!
“Mi interessa – come credo interessi ai reggiani – che cosa la Fondazione pensa di fare per evitare che il buco nero delle sue scelte la ingoi, dissipando secoli di storia della nostra città”.