Giulia, Save the Children denuncia: “Rischio di normalizzazione della violenza”

L’omicidio della giovanissima Cecchetin l’ultimo della catena dei femminicidi


Omicidio di Giulia Cecchetin, lo sgomento pervade (di nuovo) il Paese.
Paese che purtroppo si ritrova a interrogarsi per l’ennesima volta (oltre 100 gli omicidi di donne in questo scorsio di 2023, di cui circa la metà compiuto da uomini legati alle vittime) sul femminicidio di una giovanissima studentessa. Nell’inevitabile dibattito, si inserisce l’intervento di Save the Children, l’organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini e le bambine a rischio e garantire loro un futuro, che se da un lato partecipa allo sgomento generale, dall’altro conduce nel dibattito dei dati, gravissimi. Ad esempio, due adolescenti su 5, tra i circa mille consultati con un questionario online lanciato dal Movimento Giovani per Save the Children, dicono di essere a conoscenza di casi di violenza online nel rapporto di coppia. I comportamenti più fequenti? Il controllo di spostamenti, dei contatti, delle amicizie del o della partner, oltre a violazione della privacy e comportamenti sessuali aggressivi.

“Di fronte all’efferato atto di violenza che ha portato alla morte della giovane Giulia Cecchettin, non ci si può limitare al cordoglio ma è necessario intervenire in modo sistematico sul fronte della prevenzione di comportamenti violenti nelle relazioni sin dall’adolescenza, portando l’educazione alla affettività in tutte le scuole, e coinvolgendo attivamente i ragazzi e le ragazze nella promozione di relazioni affettive basate sul rispetto e sulla non violenza.”, ha dichiarato Raffaela Milano, Direttrice Programmi Italia- Europa di Save the Children.

Secondo un sondaggio IPSOS svolto per l’Organizzazione nel 2020, quasi un intervistato su 5 (18%) ha assistito a un episodio in cui un’amica è stata vittima di una forma di violenza e il 39% dei ragazzi e delle ragazze in Italia sono esposti online a contenuti che giustificano la violenza contro le donne, con una forbice che si allarga dal 31% dei maschi al 48% delle femmine. Tra le ragazze il 41% ha visto postare dai propri contatti social contenuti che l’hanno fatta sentire offesa e/o umiliata come donna, segnala Save the Children, citando la ricerca Ipsos “Stereotipi di genere. Un’analisi delle opinioni e dei comportamenti dei giovani italiani”, Save the Children-IPSOS, 2020. In un momento storico in cui la vita dei ragazzi è sempre più permeata dalla dimensione digitale, occorre anche cogliere i segnali che proprio in quella dimensione si sviluppano.

Inoltre, ecco cosa emerge da una recente consultazione online promossa dal Movimento Giovani per Save the Children, che ha coinvolto quasi 1.000 ragazzi e ragazze (902) tra i 14 e i 25 anni in Italia. Sebbene la gran parte dei partecipanti associ i rapporti di coppia a valori come comprensione, sincerità, complicità, rispetto e fiducia, il 42,2% del totale dei partecipanti riferisce di avere avuto un’amica/o che ha vissuto una qualche forma di violenza on-line nella relazione, soprattutto rispetto alla sfera del controllo personale.  

Tra i comportamenti ritenuti più frequenti ci sono la creazione di un profilo social fake per controllare il/la partner (73,4%), le telefonate/invio di messaggi insistenti per sapere dove si trova e con chi è (62,5%), il controllo degli spostamenti e delle persone con cui si trova (57%), l’impedire al/alla partner di accettare delle persone tra le amicizie sui social (56,2%), ma anche  il fare pressioni affinché il/la partner invii sue foto sessualmente esplicite” (55,1%) o minacciare la diffusione di informazioni, foto o video imbarazzanti (40,6%).Sono queste  forme di violenza che colpiscono soprattutto le ragazze.  

“È necessario promuovere in tutte le scuole programmi volti ad educare alla parità di genere e al rispetto delle differenze, all’affettività e alla risoluzione non violenta dei conflitti. Occorre infatti aprire in modo sistematico spazi di confronto per riconoscere le varie forme di violenza di genere (fisica, sessuale, psicologica, economica, ecc.) e per riflettere sugli stereotipi e i pregiudizi che sono alla base della violenza. Troppo spesso i comportamenti violenti e abusanti sono tollerati e persino normalizzati, anche tra le generazioni più giovani. Informare, fornire gli strumenti per riconoscere la violenza, coinvolgere i ragazzi e le ragazze nella sensibilizzazione dei coetanei sono azioni essenziali per prevenire e far emergere tempestivamente le situazioni di rischio”, ha concluso Raffaela Milano.

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