La tre giorni di Mondeggi: liberi cittadini su libera terra

Firenze – Tre giorni di festa e resistenza, a Mondeggi, a partire da stasera alle 19 fino alla chiusura di domenica. Festa e resistenza perché? Festa, per l’incredibile esperienza di economia solidale, agricoltura sostenibile, uso collettivo della terra che un’intera comunità sta esercitando in uno dei simboli della civiltà contadina sul territorio; resistenza, perché questo tesoro, di cui la Provincia è proprietario, aspetta solo la fine di luglio per essere venduto …. all’asta. E già pare che qualcuno abbia fatto capolino per la succosa occasione, sembra, stando alle voci non controllabili, un imprenditore campano.

No alla vendita, sì al recupero, si diceva. Ma vediamo l’oggetto. Mondeggi, 200 ha, villa rinascimentale sbalorditiva, annessi rurali di varie epoche, meravigliosa perla nelle colline del Chianti fiorentino, caduta nel degrado di una gestione (quella provinciale) che ha lasciato dietro di se’ un “buco” stratosferico, 5 anni di abbandono di fatto se non di diritto.

Recupero dunque, ma non recupero che preveda vendite a privati o svendite o classiche manovre di “restyling” di un bene che non si riesce più a gestire. Affatto. Il bello di Mondeggi avviene a questo punto: attorno e dentro la tenuta è nato e cresciuto in modo esponenziale un movimento che si è chiamato Comitato Mondeggi Bene Comune- Fattoria Senza Padroni. Un movimento che non si limita a dire no alla vendita e sì al recupero, ma aggiunge un sì convinto al suo uso collettivo.

In altre parole: scopo del movimento è quello di prendere in carico l’azienda, riportarla alla sua funzione agricola e trasformarla in un bene utile alla collettività. Tirarsi su le maniche, lavorare sodo e creare una fattoria basata sull’agricoltura contadina recuperando la terra e i poderi. Il risultato? Creare lavoro buono per i “contadini-custodi” coinvolti nel progetto. Cosa vuol dire lavoro buono? Etico, equo e sostenibile. Una pratica che è già cominciata, in cui strumento di decisione sono le affollate e numerose riunioni, strumento di applicazione concreta il lavoro sulla terra, la cura delle piante, la condivisione e la trasmissione dei saperi.

Chi sono i protagonisti di questa esperienza? Docenti e studenti, pensionati e agricoltori, professionisti e artisti, ce n’è davvero per tutti i gusti. Anzi, si potrebbe tranquillamente azzardare che la cura di Mondeggi per l’accesso e l’utilizzo comune, per la “restituzione” alla comunità, è un richiamo cui aderiscono tutti i cittadini, che preme a tutta la collettività. Da parte delle istituzioni? Per ora, assoluto rigetto. Tant’è vero che la Provincia, da anni proprietaria in perdita del tesoro Mondeggi, ha diffidato il movimento a procedere oltre nella titanica impresa di rimettere in sesto (potando, zappando, pulendo) con le pratiche del lavoro contadino più autentico parti di una proprietà da cinque anni in stato di abbandono. E a fine luglio procederà con la vendita all’asta del tesoro rinascimentale contadino, per cui già sembra essersi fatto avanti un imprenditore campano. Mentre l’esperienza di autogestione, sostenuta sin dall’inizio dalla rete nazionale Genuino Clandestino e dal comitato fiorentino Terra Bene Comune e polo di attrazione per altri movimenti, gruppi, associazioni, studiosi, cittadini, va proprio in senso contrario: ha un forte profilo di innovazione nella gestione della terra, collegata a nuove pratiche agricole che difendono la proprietà pubblica dei semi, le produzioni agricole locali, l’economia solidale. Tutto ciò steso nero su bianco in una Carta dei Principi e degli Intenti. Un’esperienza che, con il rilancio dell’iniziativa “Mondeggi rinasce in tre giorni!” esce allo scoperto per aggregare, come si legge nella nota di sostegno diffusa da PerUnaltracittà, “sempre nuove presenze impegnate a fermare la svendita di Mondeggi e la creazione di un presidio contadino”.

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