Francesco Guccini, cantautore e poeta, ha ispirato due generazioni

La scomparsa dell’artista bolognese a 86 anni nella sua casa di Pavana sull’Appennino

Ci ha lasciati Francesco Guccini. Ci sentiamo tutti più soli, addolorati. Il nostro mondo è divenuto più povero  perché Guccini ha saputo fare poesia attraverso le sue canzoni e anche attraverso i suoi libri. Con spirito libero, senza mai cedere alle mode e ai vecchi e nuovi stereotipi ha creato emozioni, ma anche strumenti di riflessione, dalla memoria storica alla società dei nostri tempi. Pensiamo ad Auschwitz , a Il vecchio e il  bambino a Radici e a quante altre canzoni  che parlano a tutte le generazioni. E tutte le generazioni erano presenti ai suoi concerti, ragazzi e ragazze che non erano ancora nati negli anni dei suoi primi successi.

Nella mia prima intervista, nel lontano 1983, nella mitica Via Paolo Fabbri 43,parlammo del fatto che Dio è morto è considerata una sorta di emblema del ’68. Guccini mi ricordò che l’aveva scritta nel 1965, quindi non riguardava il periodo della contestazione ma aveva una prospettiva ideale più ampia: insoddisfazione per una società sclerotizzata che apriva però la porta alla speranza.

Per l’incipit una sua fonte d’ispirazione, sono alcuni versi de l’Urlo di Allen Ginsberg del 1956.Un’altra fonte era T.S. Eliot. Tuttavia Dio è morto non appartiene alla beat generation o agli “arrabbiati” privi di futuro sorti sulla scia di Ricorda con rabbia di Osborne perché è soprattutto un inno alla speranza. E non ha una valenza politica. Né ce l’ha La locomotivaCome mi confermò lui stesso in quell’ intervista: è, invece, un racconto di fantasia  (ma tratto da una storia vera) che mostra una grande forza narrativa e che vuole riportare all’atmosfera lato sensu romantica, utopica, dell’anarchismo di fine ‘800.

Dio è morto, fotografa con efficacia il cambio d’epoca. E’ noto che fu trasmessa dalla radio Vaticana prima che dalla Rai ed ebbe subito un’eco straordinaria anche nel mondo cattolico.

Nel mondo che faremo Dio è risorto”. Un Dio laicamente inteso come simbolo dei valori di giustizia e di solidarietà ma c’è spazio anche per il Dio cristiano che questi valori annuncia e propugna.  

La resurrezione come palingenesi. Ma il vecchio mondo era coriaceo e il nuovo stentava a nascere. Sarebbe poi venuta l’onda lunga del ’68 seguita da quello che fu denominato “il riflusso”. In Eskimo del 1978 Guccini ormai quasi quarantenne canta: “Perché a vent’anni tutto ancora intero/ perché a vent’anni è tutto chi lo sa”.

Tuttavia, ormai è prevalente una nota di malinconia :  Ma d’ illusioni non ne abbiamo avute, o forse si/ ma nemmeno ricordo. 

E’ stata solo una breve parentesi.. Già in quello stesso 1978 con Libera nos domine troviamo di nuovo un Francesco Guccini battagliero che chiede di essere liberato dai manichei che ti urlano: “O con noi o traditore” […] dai sicuri di sé, presuntuosi e arroganti “ e da altre categorie similari.

Poi in un’ altra intervista parlammo di Shomer ma mi Llailah (1983). Il titolo è una frase tratta dalla Bibbia (Isaia 21, 11.12) e tradotta con “Sentinella, quanto resta della  notte?”  di cui mi dette un’interpretazione non politica ma esistenziale.

Tra l’altro, il termine notte può avere più accezioni, ma in ogni caso è un invito alla speranza e fa giustizia di un preteso pessimismo gucciniano che non ritengo tale nemmeno in altre canzoni perché userei   piuttosto il termine “realismo”. E arriveranno la grinta dello sferzante Cyrano, brano clou del memorabile concerto di Firenze del 1997, l’idealismo di Don Chisciotte (2000) le  emozioni della vita quotidiana per la quali mi limito solo a ricordare il sofferto lirismo di Farewell e l’onirica, delicata Autogrill.

Per chi come me ha avuto il privilegio di conoscerlo e di frequentarlo attraverso varie interviste per RadioRai , il dolore è ancora più forte. Al ricordo di uno dei più grandi cantautori di ogni epoca, del brillante scrittore e di intellettuale raffinato si aggiunge quello della modestia che caratterizza tutti i grandi. 

Ricordo che nella già citata prima intervista arrivai da lui con una certa trepidazione perché la mente mi si affollava di domande ma non sapevo quanto tempo avrebbe avuto per me il celebre cantautore. 

Invece, mi dedicò l’intero pomeriggio con una conversazione che spaziò dal suo recente viaggio in Argentina a Borges e a Switt, l’autore di Gulliver.  Naturalmente parlammo del suo ultimo album “Metropolis” e, in particolare, di Bisanzio un brano che è stato giustamente  definito onirico in quanto è un viaggio nello spazio, nel tempo e nelle ragioni profonde dei cambi d’epoca.  Conoscevo il contesto storico di cui parla la canzone ma Guccini mi spiegò  alcune metafore e immagini evocative come l’allusione alla precessione degli equinozi esortandomi però a non cercare troppi significati riposte  come mi hanno detto anche altri cantautori.   

Tornando a  Bisanzio, si tratta di un brano non certo facile. Basta pensare a quel  “dove si perde la terra dentro al mare fino quasi al niente / e poi ritorna terra  e non è più Occidente”.  O  quel  criptico  “Bisanzio è un sogno che si fa incompleto”.

E  in varie altre occasioni mi mostrò la sua modestia. Una volta, quando gli dissi  “credo che questa sia la mia settima intervista con te”, lui con il suo fare scherzoso rispose  “Hai  una bella pazienza…io non l’avrei avuta.”

Francesco Guccini anche come scrittore sia nei romanzi che in libri come Tre ceneCosì eravamo che riportano ricordi  di varie epoche, sa rendere in modo superlativo un’atmosfera, i segni dei tempi  che possono essere racchiusi anche nella convivialità in Appennino o nell’afa estiva della città.

Ha amato le “piccole” storie (mostrando che piccole non sono) sullo sfondo della grande Storia, importanti proprio perché intensamente vissute, come avviene per i nostri ricordi giovanili: ciascuna di esse illumina un volto, un’atmosfera, un oggetto.

Termino questo ricordo con un consiglio. Quando andrete a riascoltare le canzoni  del grande  maestro di musica e parole  non fermatevi a quelle più famose. Ma cercate anche quelle meno conosciute come Piccola storia ignobile, la già citata Autogrill, Il pensionato, Quello che non. Vi troverete tesori inestimabili.

Total
0
Condivisioni
Prec.
Lunigiana, quasi tre mesi senza pioggia: è emergenza

Lunigiana, quasi tre mesi senza pioggia: è emergenza

Negli ultimi trenta giorni sono caduti al massimo 25 millimetri di pioggia

Succ.
E’ morto Stefano Marcelli, maestro della grande cronaca

E’ morto Stefano Marcelli, maestro della grande cronaca

Si occupò di P2, mafia, terrorismo e indagò sul traffico di rifiuti tossici in

You May Also Like
Total
0
Condividi