Fra Russia e Usa, l’Europa alla ricerca di un ruolo geo-politico

Il Vecchio Continente nel caos, sul fronte si continua a morire

Dum Roma consulitur Saguntum expugnatur” Mentre a Roma si discute Sagunto viene espugnata, scriveva Tito Livio). 

Il vecchio adagio latino, utilizzato da Valdo Spini a proposito dell’Ucraina, ha fatto scattare una necessaria riflessione. Perché, diciamoci la verità, è purtroppo questo che appare: nella irresolutezza, anche, inutilmente aggressiva o nelle divisioni, i morti, feriti e dispersi nella guerra russo-ucraina sono giunti a 500mila e ovviamente, ogni giorno di conflitto apporta il suo ulteriore numero di vittime.     

L’Amministrazione americana ha cambiato posizione sul conflitto in Ucraina, passando dal sostegno incondizionato al disimpegno pressoché immediato. All’Ucraina dice “non hai le carte, sono io che te le tolgo”. Cose dette e promesse in campagna elettorale ai cittadini americani, nei programmi, basta andare a leggerli. All’Europa ora chiede di tenersi in disparte, promettendo una soluzione rapida a un conflitto che si protrae da troppo tempo e che, sulla pelle e la testa degli ucraini, oltre che sulle tasche di americani ed europei, rischierebbe di protrarsi chissà per quanto ancora. Prefigurando per di più, una rottura con l’alleato storico, europeo-atlantico, più di facciata che realistico o realizzabile. La maggioranza ucraina vuole intanto la pace ma chiede anche garanzie, non fidandosi della Russia. È comprensibile. L’Europa cerca una mediazione indispensabile ad evitare che l’Ucraina diventi un altro Afghanistan e ambisce a un ruolo di mediatrice per una tregua che sia veramente giusta, efficace e duratura all’interno del proprio continente. È altrettanto comprensibile. Nel fare questo l’Unione Europea ha anche l’occasione di abbozzare finalmente una idea di maggiore integrazione politica, e di difendere il multilateralismo e le istituzioni internazionali, di correggere errori e miopie passate, alla luce di un conflitto, delle tensioni internazionali, delle pesantissime ricadute economiche che ne sono scaturite.

Al di là delle legittime letture che competono agli storici, e dei tanti “l’avevo detto” dell’ultima ora, prendere tempo per fare agire la macchina diplomatica è comprensibile e pragmatico. Ma è importante perseguire una trattativa per una tregua rapida giusta ed efficace. Significa puntare a quel ruolo geopolitico incisivo dell’Unione Europea che ne faccia un terzo blocco, non solo nei valori macroeconomici ma anche geopolitici. Improntato alla cooperazione multilaterale e l’allargamento dei propri orizzonti. Per questo obiettivo non si è lavorato forse abbastanza in passato.

Funzionale all’obiettivo di una tregua e pace duratura c’è anche una nuova amministrazione inglese, che affermatasi sulle profonde ferite economiche inferte da populismo e Brexit, può rivestire un ruolo fondamentale di mediatrice tra l’Unione europea, e l’alleato comune americano, per la soluzione al conflitto in Ucraina. Se nel 2022 si era, come pare, molto vicini a un accordo, fu un intervento dell’allora premier britannico Boris Jonhson a non permetterlo e diversi elementi portarono a un fallimento della pace che non deve ripetersi. Il conflitto ha causato la perdita di tante vite umane, ucraine e russe. Morti feriti e dispersi, sono già 500.000. Basta.

Come avviene spesso nei negoziati ci sono diverse posizioni e attori che partendo da obiettivi più alti, si auspica cerchino in realtà di raggiungere velocemente una sintesi: l’obiettivo del cessate il fuoco e una tregua giusta, efficace, che eviti disgregazione, nell’interesse di tutti. Risultato che come sottolinea Spini al momento non c’è, mentre in Ucraina si continua a combattere e morire.

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