Fondo crediti difficili, Nardella: “Utilizziamo una quota contro il caro energia”

Firenze – A margine della presentazione del nuovo piano per l’azzeramento delle liste di attesa nei servizi educativi, il sindaco di Firenze Dario Nardella torna sulla questione degli aiuti del governo per il rincaro delle materie prime ma soprattutto dell’energia. “Non voglio pensare che il governo non venga incontro alle nostre esigenze, perché sarebb un taglio talmente grande che non si tratterebbe di limare qualche servizio, ma di cancellare interi comparti. Per questo, noi non vogliamo neanche prendere in considerazione un’ipotesi del genere”.

“Ieri, a Roma, ho avuto alcuni colloqui – continua Nardella –  e mi è stato detto che il Mef sta lavorando, in relazione al Def che è stato approvato da pochi giorni, a delle possibili misure per venire incontro alle richieste dei Comuni. Però ancora non c’è un impegno preciso e formale, anche dal ministero delle finanze hanno fatto sapere che stanno prendendo in considerazione alcune delle proposte che i Comuni hanno fatto. Ho avanzato io stesso ad esempio la proposta di utilizzare una quota del fondo di accantonamento per i crediti difficilmente esigibili. Negli ultimi anni, questa quota è stata portata al 100%, vale a dire che un Comune deve accantonare il 100% dei fondi corrispondenti ai crediti cosiddetti dubbi che lo stesso ha (multe che risultano inevase da un sacco di tempo, crediti che fanno capo a soggetti che non sono solventi…). Per motivi di rigore nella gestione dei bilanci, lo Stato ha ritenuto di dover avere la certezza che, anche se il Comune non li incamererà, debba essere in grado di coprire quei crediti al 100%. Ho chiesto di tornare, com’era in passato, a un accantonamento pari almeno al 90%, liberando una quota che può andare sulla spesa corrente”. Si parte dal presupposto che, spiega Nardella, “è difficile che un comune non riesca riscuotere la totalità dei crediti difficlmente esigibili; almeno uno su dieci, si presuppone che verrà riscosso.  Si potrebbe quindi far riferimento al pregresso, vedendo le performance dei comuni, la loro capacità di riscossine dei crediti poco esigibili, che percentuali di crediti siano riusiciti a riscuotere sulla base degli ultimi aanni e su questo dare un minimo di flessibilità ai comuni”.

Altri Comuni hanno prospettato l’ipotesi di utilizzare l’avanzo di bilancio, ma non è il caso di Firenze, che ha un avanzo risicato e per cui la possibilità non servirebbe. “Si tratta in ogni caso di misure tecniche che non comportano aggravio di spesa sul bilancio dello Stato. Si tratta solo di dare la possibilità ai Comuni di gestire con un minimo di flessibilità le risorse di cui dispongono”.

La cifra che ne risulterebbe, se la proposta fiorentina fosse accolta (ovvero rimodulare l’accantonamento per i crediti difficilmente esigibili) potrebbe dare un grande aiuto. “Abbiamo anche chiesto un ulteriore trasferimento sul fronte del caro energia. Rispetto ai 200milioni di euro che sono stati dati, oggettivamente un po’ pochi, abbiamo calcolato, nella nota inviata al ministro Franco dopo l’incontro di due settimane fa a Roma, che Firenze ne riceve un milione. Saebbe necessario trasferire un miliardo di euro di implementazione sul fondo dell’energia. Peraltro, c’è anche un problema tecnico. Questo fondo viene calcolato sulle spese dirette che l’ente locale sostine per pagare l’energia. Non viene preso in considerazione il caso in cui il pagamento venga effettuato da società in house. Nel nostro caso, l’energia elettrica la paga Silfi, che è la nostra società in house. Questo dato non viene calcolato nel meccanismo di attribuzione delle risorse per il caro energia. Il comune di Firenze rimane così ulteriormente penalizzato, dal momento che i soldi che paga silfi per la bolletta (l’elettricità cittadina), poi devono essere restituiti dall’amministrazione, in quanto società in house. Perciò, ho fatto presente questa situaizone al ministro Franco, chiedendo di tenere conto, nel calcolo del fondo energia per i comuni, non solo delle spese dirette dell’ente comunale, ma anche delle spese indirette che vengono coperte dalle società in house, che ricevon risorse solo dal comune”.

La spesa per bollette del Comune di Firenze è, dato noto, di 13 milioni. Per quanto riguarda l’aggravio totale, oltre ai 13 milioni, al netto di entrate che ad ora non sono esattamente quantificabili (come, per fare un esempio fra i tanti, l’imposta di soggiorno) si potrebbeipotizzare, che lancia l’assessore al bilancio federico Gianassi, a una cifra che si aggira sui 40 milioni di euro.

 

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