Firenze, al via il Congresso nazionale della Lega

“Salvini torni al Viminale”, la richiesta dell’assemblea

Firenze – Annunciato a gran voce, foriero di cambiamenti allo statuto, ma non nel governo del partito perché capo assoluto e unico candidato, con buona pace delle fibrillazioni in particolare venete, rimane il Capitano Matteo Salvini ( che domani, domenica 6 aprile, dovrebbe essere rieletto per acclamazione) parte a Firenze il primo congresso della Lega da quando la vecchia Lega è morta.

Un evento che si tiene un po’ in casa per Salvini, entrato nell’entourage Verdini per agnizione, ma che serve al candidato unico anche come splendida location per mostrare il suo potere ad amici e nemici, critici o fan che siano. A ciò fa buon gioco anche la partecipazione sia pure in video, dei capi della destra radicale europea, Marine Le Pen, Jordan Bardella (leader di Rassemblement national), Viktor Orbán e Geert Wilders, con la benedizione anche di André Ventura, presidente di Chega e del gran capo di Vox, Santiago Abasca, mentre in presenza il presidente di Confindustria Emanuele Orsini e il segretario generale dell’Ugl Francesco Paolo Capone. Circostanza quest’,ultima che rallegra il Capitano, che prende lo spunto per dire che la presenza di Confindustria e di un sindacato in simultanea concorreranno a sottolineare l’importanza che per la Lega hanno sempre avuto i temi economici e del lavoro.

Sebbene il discorso politico “lo tengo per domani”, in apertura di Congresso Salvini ha tenuto a precisare: “La Lega è il governo e lo vedrete con i messaggi di oggi e domani, sono una cosa sola. Si mettano l’anima in pace Conte e Schlein. La Lega è garanzia che il governo avrà vita lunga e ne è il collante”.

Mentre proseguono gli interventi, almeno 700 i delegati, cresce l’attesa per le modifiche allo Statuto del 2018 che verranno illustrate e poi votate in serata. La novità più significativa è senz’altro rappresentata dall’eliminazione del requisito dell’anzianità di militanza, ora a oltre 10 anni, per la nomina dei vice, il cui numero dovrebbe salire a 4. Una mossa che per molti sembra ritagliata su misura per Vannacci, il generale buttatosi in politica, che ha arrecato 500mila preferenze alla Lega nelle ultime europee, e che potrebbe prendere posto accanto ai tre fedelissimi già in sella, gli attuali vice Stefani, Crippa e Durigon. Anche se il partito avrebbe detto forte e chiaro che da Firenze non giungeranno nomine. Ricordiamo peraltro che ad oggi Vannacci non è iscritto formalmente alla Lega.

Fra le altre novità, l’allungamento del mandato per il segretario, che passando da 3 a 4 anni consentirebbe a Salvini, eletto alla guida del partito nel 2013, di restarvi fino al 2029, mentre la fine del requisito della militanza a più di dieci anni varrebbe anche per i 22 membri del Consiglio Federale. Per quanto riguarda le mozioni, sono 17, tematiche, da votarsi dopo l’elezione del segretario, e che se venissero accolte tutte entrerebbero, ovviamente, nel suo “programma”.

Del resto, Salvini parla di pace, nel mondo, nel commercio e anche, perché no, forse con l’occhio al suo partito e in tralice al governo. “Non sarà un congresso contro qualcuno – dice – non siamo contro, contro l’Europa, contro gli stranieri, contro le diversità, anzi, noi siamo il movimento politico che adora, tutela e difende le diversità, perché il buon Dio ci ha fatto diversi e grazie a Dio, non siamo tutti uguali”. Chi vuol intendere intenda.

E dagli interventi intanto sale una richiesta: sono i capigruppo di Camera e Senato, Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo, a farla a gran voce e riguarda il ritorno di Salvini al Viminale. “Credo che sui temi dell’amministrazione della giustizia, sicurezza e contrasto all’immigrazione clandestina non basti l’ottimo lavoro ordinario che stiamo facendo. Penso che da questo congresso debba uscire un lavoro straordinario sulla sicurezza che soltanto Matteo Salvini, tornando al Viminale, potrà fare -dice Molinari- quindi credo che il Congresso debba chiedere a Matteo Salvini il sacrificio di chiedere nuovamente, per la Lega, quella posizione e Salvini uscito indenne da un processo ingiusto sia il migliore garante della sicurezza del nostro Paese”. Tutto molto bello, ma non esattamente un biglietto di pace per Meloni.

Foto Wikipedia, Unione Europea

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