Quattro luglio 2017, ore 11, Piazza della Costituzione a Bologna: l’ingranaggio perfetto della finanza rossa si inceppa. La gioiosa macchina da utili è in panne perché qualcuno ha infilato un granello di sabbia nei meccanismi: si tratta del liquidatore di Coopsette Giorgio Pellacini.
L’allarme rosso, in tutti i sensi, scatta durante l’assemblea dei soci di Holmo, la scatola societaria attraverso cui 23 soggetti, in larga maggioranza coop, mantengono il controllo di una parte significativa del capitale Unipol. Il commissario liquidatore di Coopsette, Giorgio Pellacini, prende la parola perché non ha intenzione di votare il bilancio, che peraltro si chiude con una perdita di 790mila euro: ma il problema, come vedremo, non è tanto quello. Il motivo principale per cui Pellacini non può votare a scatola chiusa il resoconto 2016 è che gli mancano elementi documentali per dare il suo assenso. In particolare sul valore della partecipazione in Unipol. Ed essendo Coopsette detentrice del 7,3% di Holmo, il commissario liquidatore dell’ex gigante dell’edilizia non vuole evidentemente assumersi rischi o responsabilità estranee alla sua gestione.
E’ in questo quadro che matura il clamoroso no di Coopsette al bilancio di Holmo. Pellacini mette sul tavolo tutta una serie di questioni piuttosto scottanti, a cui i vertici di Holmo rispondono puntualmente. Il quadro che ne esce è quello di un conflitto mai visto.
Il presidente Antonelli apre l’assemblea: al primo punto c’è l’approvazione del progetto di bilancio al 31 dicembre 2016. “Prende la parola il dottor Giorgio Pellacini – si legge nel verbale dell’assemblea di bilancio – in rappresentanza del socio Coopsette, il quale sottopone alcuni quesiti sul bilancio d’esercizio 2016, nonché con particolare riguardo a taluni aspetti degli accordi di rimodulazione dell’esposizione debitoria della società verso banca Mps e banca Carige, nonché del debito ex Finsoe che verrebbe allocato alla società Holmo 2 (controllata dalla società) per effetto del perfezionamento della scissione di Finsoe sottoscritta nel corso del corrente esercizio e alla scissione di Finsoe medesima”. Va specificato che Holmo possiede una quota di Unipol attraverso la società Finsoe, società che sta per uscire sostanzialmente di scena.
La prima domanda di Pellacini sul bilancio di Holmo è un siluro a presidente, cda e organo di revisione: con riferimento alla partecipazione del 21,22% di Holmo in Finsoe, “il socio domanda dettagliata motivazione del mantenimento a bilancio del valore di carico di 531.291.028, superiore alla corrispondente quota di patrimonio netto di competenza e nonostante si sia in presenza di una verosimile perdita di valore durevole della stessa – risultante sia dallo storico della quotazione Ugf (Unipol gruppo finanziario), sia dal flusso medio degli utili netti consolidati – a sua volta pressoché esclusivo asset detenuto da Finsoe. Si chiede pertanto di dare evidenza della metodologia utilizzata e dei risultati nel dettaglio raggiunti dalla ‘relazione di stima del valore di Finsoe spa al 31 dicembre 2016’”.
Pellacini tira fuori dall’armadio un potenziale scheletro da 29 milioni di euro. Seguiamo passo passo il verbale. “Il socio rileva, infatti, come il valore contabile della complessiva partecipazione di Holmo in Finsoe, pari al 23,5% della stessa, corrispondeva nel bilancio 2015 ad un valore unitario contabile per ciascuna azione Finsoe di euro 0,78 (addirittura rivalutato nel bilancio 2016 ad euro 0,83 quale effetto della riclassificazione di parte delle azioni nel capitale circolante)”.
E qui veniamo al cuore del ragionamento di Pellacini: “In pratica sono state riclassificate (e poi cedute nel 2017) n. 69,4 milioni di azioni pari al 2,28% del capitale di Finsoe, al prezzo di euro 0,36 euro cadauna, quando il valore di carico era 0,78. La perdita pari a circa 29 milioni non risulterebbe esposta in bilancio in quanto compensata da una rivalutazione da euro 0,78 ad euro 0,83 delle residue azioni Finsoe”. Insomma, rispetto al valore di carico delle azioni, la successiva vendita avrebbe creato una perdita di 29 milioni di euro, ma una successiva rivalutazione delle azioni Finsoe rimaste avrebbe ‘tappato il buco’. Pellacini però non si ferma e mette in discussione il cardine del valore delle azioni Finsoe, ovvero il valore delle azioni Unipol scritto nei bilanci di Finsoe. Qui però sorge un altro problema: “Tale rivalutazione, inoltre, per essere sostenuta, avrebbe dovuto trovare un riflesso in un valore di carico unitario delle azioni Ugf (Unipol, ndr) pari ad euro 13,22 nel bilancio 2016 (nel bilancio 2015 di Finsoe, Ugf valeva 12,61 ad azione, ndr)”. Ma, fa notare Pellacini, le azioni Ugf nel bilancio Finsoe sono caricate non a 13,22, bensì a “9,95 cadauna”. Non solo: “L’ultimo valore di Borsa delle azioni Ugf è stato di 3,84”. Il commissario liquidatore di Coopsette entra nel dettaglio: “Negli ultimi 12 mesi i valori di Borsa di Ugf sono oscillati da un minimo di 1,909 a un massimo di 4,38 senza considerare che negli ultimi cinque anni la quotazione del titolo non ha mai raggiunto i 6 euro. Il flusso medio degli utili netti consolidati di pertinenza del Gruppo Unipol degli ultimi 4 anni è stato pari ad euro 366 milioni che capitalizzato al 10% darebbe un valore del gruppo stesso pari ad euro 3,660 miliardi, che corrisponderebbe ad un valore per azione di 5,17 euro”.
Insomma, Pellacini lancia l’allarme: i valori che mettete a bilancio, per quanto riguarda la partecipazione in Unipol attraverso Finsoe, sono quantomeno da rivedere.
Ma a questo allarme lanciato da Pellacini risponde il presidente Antonelli, secondo cui il valore della partecipazione Finsoe è perfettamente fondata: “Il presidente risponde alla domanda del socio Coopsette in merito al valore di bilancio della partecipazione Finsoe facendo presente che la valutazione effettuata dagli amministratori è stata supportata, per il bilancio 2016 così come per gli esercizi precedenti, dalla relazione di un esperto il quale, sulla base dei flussi attesi attualizzati in Ugf, ha stimato il valore dell’azione Finsoe in un range compatibile con il valore di bilancio della partecipazione detenuta da Holmo”. Sul punto prende la parola pure il presidente del collegio sindacale, che in materia ha grande responsabilità rispetto a quanto finisce in bilancio: “Nulla da eccepire sulla metodologia di valutazione adottata dagli amministratori e sui suoi risultati, basati (…) sull’attualizzazione dei flussi finanziari attesi”.
Dunque, una perizia attesta che i metodi di valutazione sono corretti, quindi le discrepanze rilevate da Pellacini non sono un problema per il bilancio di Holmo. Aperta la votazione “il socio Coopsette annuncia il suo voto contrario non avendo fino ad oggi avuto visione della relazione di stima delle azioni Finsoe e riservandosi di verificare gli aspetti contabili della cessione della partecipazione Finsoe avvenuta a maggio 2017”. Il voto contrario in assemblea lascia le mani libere a Pellacini, anche in vista di eventuali azioni legali.