Firenze – Una vecchia storia che riguarda un pezzo di Firenze, sia pure piccolo ma non per questo meno prezioso: si tratta della storica Farmacia di San Felice, al centro di un contenzioso durato ben otto anni che ha visto coinvolti la proprietà, il farmacista, i cittadini , la Soprintendenza e il Comune. Nonché il Consiglio di Stato. A riportare in aula del Consiglio Comunale, con un question time, la capogruppo di Firenze Democratica Cecilia del Re. “Abbiamo portato oggi in aula il tema del futuro del fondo che fino al 2018-19 ha ospitato la storica Farmacia di S. Felice, in Oltrarno, in piazza S. Felice – dice Del Re – si tratta, come noto, di un’attività storica, vincolata nella sua destinazione d’uso non solo da un provvedimento del Ministero dei beni culturali, ma anche dal Regolamento comunale per la tutela delle attività storiche approvato dal consiglio comunale nel 2018, dichiarato legittimo prima dal Tar Toscana e poi, più recentemente, anche dal Consiglio di Stato”.
Ed è sulla base di quest’ultima sentenza, ricorda Del Re, “che afferma che quel fondo possa ospitare solo una farmacia, con i relativi arredi di proprietà del precedente farmacista, che non possono essere rimossi perché anche questi oggetto di tutela, abbiamo chiesto se l’amministrazione si fosse attivata per verificare a quale uso fosse adibito attualmente quel fondo, posto che risulta ormai da anni chiuso”.
Il farmacista infatti, davanti allo sfratto intimato dalla proprietà e al mancato raggiungimento di un accordo per restare in quel fondo, “ha trovato ‘casa’ in un fondo limitrofo, dove ha potuto continuare ad esercitare la sua attività a servizio della cittadinanza. Va da sé, infatti, che il regolamento comunale non poteva – e non può – vincolare anche l’inquilino dell’attività storica, ma senza dubbio quel vincolo rappresentava – e rappresenta – un incentivo per aiutare le parti (proprietario e inquilino) a trovare un accordo”, spiega la capogruppo di Firenze Democratica, .
“Ci dispiace che questo non sia avvenuto negli anni precedenti, e che ci sia voluto un impegnativo contenzioso durato 8 anni per far accettare alla proprietà che quel fondo poteva ospitare solo una farmacia (“o attività analoga”, come ha riferito oggi in aula l’assessore allo sviluppo economico); oggi abbiamo infatti appreso in risposta al nostro question time, che la proprietà ha invitato il precedente farmacista a rientrare nelle mura della storica farmacia. L’assessore allo sviluppo economico ha altresì affermato che in mancanza d’accordo tra la proprietà e il precedente farmacista, quel fondo, non potendo ospitare un’altra farmacia (per la norma sulle distanze che regola la localizzazione delle farmacie sul territorio), avrebbe comunque potuto ospitare un’attività analoga (come, potrebbe essere, un’erboristeria) e che in ogni caso l’amministrazione si impegnerà a seguire l’iter di riapertura di quel fondo”.
Un fondo che, sottolinea Del Re, per norma del codice dei beni culturali, “non è più quindi solo un fondo commerciale ma anche un bene culturale. Capiamo che il diritto di proprietà del fondo in questione risulti quindi compresso, ma ciò è avvenuto a fronte di una storia ultracentenaria di quelle mura, e quindi a tutela di un interesse culturale e pubblico, che dopo anni di tensioni e lotte, oggi viene riconosciuto. Una piccola ma significativa vittoria rispetto alle dinamiche della rendita, che nel corso degli anni hanno depauperato tante attività di eccellenza”, conclude l’ex assessora all’urbanistica della giunta Nardella.