che qui all’Alinari presenta una insolita Parigi in bianco e nero che fa da sfondo ai corpi – sempre nudi – di bellissime modelle, sconosciute o famose. Per seguire questo “Rose c’est Paris”, datato 2009, “grande serial misterioso” fatto di immagini fisse, si consiglia di guardare prima il film in 13 episodi del coautore Serge Bramly, che ha per protagonista una giovane donna, B., alla ricerca della gemella scomparsa, Rose. Una storia narrata attraverso immagini artisticamente morbose e sado-maso, talvolta meno ridondanti e più oniriche, che ci porta a seguire alcune piste alla ricerca della donna scomparsa. La dualità tra la realtà e l’immaginazione, il bene e il male, l’esaltazione degli opposti, sono un ammiccamento esplicito alle tesi di André Breton e della sua scuola. Fantomas interpreta il lato oscuro dell’essere umano, contrapposto all’aspetto scintillante dell’inventore del modo concettuale e ambiguo di intendere l’arte, Duchamp, appunto. Rheims e Bramly hanno voluto fare un lavoro su Parigi, e farla apparire attraverso dei personaggi allegorici, non quale è ora, ma come era negli anni Venti e Trenta seguendo la tecnica “corale” usata dai letterati di allora. La mostra è quindi un racconto a due voci, fatta con diversi mezzi tecnici, la fotografia digitale e il cinema, che offre due visioni della stessa narrazione. Ed è anche un’esposizione che fa onore al salto di qualità che il Museo Alinari sta compiendo con la sua coraggiosa programmazione, sempre più aperta alle collaborazioni internazionali. Elegante anche il catalogo.
16 Settembre 2011
Fantomas versus Marcel Duchamp. Rivive al Museo Alinari l’atmosfera del Surrealismo. Da Paola Borto
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