Fabbrica Europa 32, un grande bagno di creatività contemporanea in tutta la città

Circa 130 artisti provenienti da 10 paesi, con più di 70 appuntamenti. Apre Castellucci alla Centrale termica

Firenze – Quando nacque 32 anni fa, Fabbrica Europa festival di intrecci e linguaggi a forte vocazione sperimentale, non solo ridisegnò, amplificandoli, i profili culturali di una città, da sempre sonnacchiosa sui versanti della contemporaneità, ma ci fece conoscere uno spazio (una “location” potremmo dire non abusando del termine in questo caso trattandosi di un vero e proprio fondale interdisciplinare e polifunzionale: set e teatro di posa) come la ex Stazione Leopolda. Ambiente di grande fascino e profondità espressiva, un potenziale tutto da inventare e modulare, fino ad allora inedito. La Leopolda a lungo ha marcato le fortune di Fabbrica Europa. Poi congiunture e incrinature (anche artistiche) hanno modificato i confini. Che ora per questa 32esima edizione, in programma dal 13 settembre al 12 ottobre, si sono ulteriormente moltiplicati fino a raggiungere quota undici:l’ex Centrale elettrica termica Fiat di Novoli, il Parc alle Cascine, la Palazzina reale della Stazione, il Museo Marino Marini, il Teatro della Pergola, il Cantiere Florida, il Teatro Puccini, il Semiottagono delle Murate, il Chiostro dgli Angeli in via degli Alfani, il nascente Museo di Sant’Orsola di via Guelfa per concludere con l’auditorium Mehta del Teatro del Maggio.

I direttori Maurizia Settembri e Maurizio Busia ne sono consapevoli: “Il Festival 2025 si diffonde nella città con un cartellone che intreccia visioni artistiche, generazioni e geografie differenti, restituendo un paesaggio performativo in costante trasformazione, popolato da oltre 130 artisti provenienti da 10 paesi, che animano teatri classici, luoghi del patrimonio storico artistico, ambienti urbani e scenari non convenzionali, imbastendo una trama con più di 70 appuntamenti tra spettacoli, concerti, performance, laboratori, incontri, anteprime, prime nazionali e prime assolute”.

La dimensione è ampia, l’impatto è forte, il concertato denso, la piattaforma mobile, l’orizzonte fosforescente, la città palcoscenico. “Fabbrica Europa – sottolineano ancora Settembri e Busia – si configura come un ecosistema dinamico, attraversato da tensioni creative e slanci sperimentali, dove si incontrano la memoria dei linguaggi tradizionali e la ricerca delle forme espressive più attuali. Un festival che pone al centro la creazione originale, frutto di residenze artistiche, coproduzioni e sinergie internazionali, nel segno di un dialogo aperto tra corpi, identità, comunità, culture”.

Per muoversi in questo alveare non c’è bisogno di una bussola: Firenze è piccola sebben confusa nel suo procedere ostinato verso l’espropriazione del centro storico. Semmai può servire una certa dose di consapevolezza e abbinata curiosità. La suscita sicuramente il titolo di apertura, ospitato a Novoli, ultima traccia di archeologia industriale anni Trenta, nel cubo brutalista della Centrale termica che dava vapore ed energia agli stabilimenti Fiat, magnifici capannoni dismessi e cancellati a fine secolo, per far posto al campus universitario (e non solo), dove Romeo Castellucci genera la sua “Senza titolo”, installazione performativa site specific, 8 repliche al giorno per 25 spettatori a volta, “che attraverso la reiterazione di un gesto primitivo e ancestrale conduce in una dimensione oltre lo spazio e il tempo” recita il comunicato.

Fra gli ospiti internazionali spicca il nome di Rocìo Molina (Leone d’argento alla Biennale Danza 2022) che alla Pergola presenta in prima nazionale “Vuelta a Uno”, accompagnata dal chitarrista Yerai Cortés, il flamenco come non l’abbiamo mai visto, serrato, giocoso, irriverente, euforico fino all’abbandono della razionalità, all’estasi. Al Puccini arriva “Until the Beginnings” di Mouvoir & Ecole des sables, performance visionaria redatta da danzatori e musicisti senegalesi, tedeschi, francesi, che danno vita un toccante dialogo sul concetto di accoglienza e e ospitalità. Al Florida troviamo “Maldonne” della giovane coreografa francese Leika Ka che rivela e veste le fragilità, le ribellioni e le molteplici identità indossate da cinque danzatrici per restituirci un solidale affresco dell’universo femminile;  “Chair/Il posto”, creazione del giapponese Takahiro Fujita, che esplora i temi di identità, memoria condivisa, ricerca di connessione; “Rrrrright Now” di Paola Stella Minni e Konstantinos Rizos che nel nome di Johnny Rotten e dei Sex Pistols, attraversa il mondo punk come rovina e profezia, trasformandolo in gesto coreografico; “Ghosts” di Fanny e Alexander, performance dove realtà e mistero s’incontrano, tra apparizioni esplosive, colpi di scena e sottilissime inquietudini sollecitate dai racconti di Edith Wharton; “To repel ghosts / Lettera al padre” di Gennaro Lauro, ricerca coreografica sul maschile e sulla possibilità di ritrovare con esso un contatto intimo, proprio e non normativo.

Al Florida “Panoramic Banana” di MK di Michele Di Stefano, proliferazione di sistemi coreografici che sembrano rimandare a un nuovo folklore, tra l’euforia dell’ignoto e il desiderio di ritorno a una natura selvaggia; “Azionefuoriposto di Filippo Porro e Silvia Deluzia e la Compagnia Xe di Julia Anzilotti che presenta “La terra non può fare a meno del cielo”. Da segnalare ancora “Inferno a pezzi” di Roberto Castello, rilettura inedita e site specific in tre parti allestita al Chiostro degli Angeli e pensata appositamente per il festival, del lavoro Premio Ubu 2022; “Rotte Mediterranee” istruite al Museo Marini dal violoncellista albanese Redi Hasa (già compagno di viaggio di Ludovico Einaudi) e dal musicista e sperimentatore sardo Paolo Angeli; il Nuovo Balletto di Toscana in scena al Teatro del Maggio con “Sisifo Felice”, un dittico firmato da Philippe Kratz e Pablo Girolami, dove otto danzatori abitano un mondo in cui la felicità non è assenza di sforzo, ma radicale scelta di presenza, sulle musiche mischiate dal dj set di Girolami con le sonorità dell’organo di Anna von Hausswolff e Maxime Denuc. Senza dimenticare le esibizioni di Sofia Nappi, di Jacopo Jenna e del violoncellista Francesco Dillon, che nell’occasione lavorerà con otto giovani talenti provenienti dalla Scuola di Musica di Fiesole. Programma completo www.fabbricaeuropa.net. Info 055 2638480 .

In foto ROCIO MOLINA, VUELTA A UNO ( ph. Paco Lobato)

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