Emergenza giustizia: la Commissione antimafia a Prato

Fenomeni criminali complessi e crisi organizzativa del tribunale all’attenzione del Governo

Prato – Nella relazione inviata alla Corte di Appello di Firenze,in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario,il procuratore di Prato Luca Tescaroli aveva evidenziato i fenomeni criminali di Prato e Provincia, che, “sono caratterizzate da una complessità e da una pericolosità criminale non del tutto note e, conseguentemente, non adeguatamente comprese”. 

Una situazione portata all’attenzione del governo anche a seguito dell’ultima inchiesta contro lo sfruttamento del lavoro per le aggressioni e minacce di morte a lavoratori e sindacalisti Sudd Cobas e le  numerose  spedizioni punitive contro gli operai che si erano ribellati ai datori di lavoro cinesi, i tanti  pestaggi agli imprenditori orientali,segnali di una faida in atto; i processi ‘money transfer’ e ‘China truck’ con decine di imputati e non ultimo l’insediamento arbitrario in città della polizia cinese. 

Una serie di episodi  che si scontra poi con un’emergenza organizzativa del tribunale penale di Prato, a seguito di trasferimenti dei giudici e ad una riduzione dei collegi, con un tempo medio di fissazione delle udienze  tra la richiesta e la prima udienza di  937 giorni, ben oltre i due anni e mezzo. “La procura presenta il vuoto di una unità rispetto alla pianta organica dei magistrati a cui si aggiunge l’assenza, da più mesi, di un altro sostituto procuratore”. 

Senza contare il totale abbandono in cui versa da anni il Palazzo di giustizia di Piazza Falcone e Borsellino a causa di problemi strutturali più volte portati all’attenzione dell’amministrazione comunale oltre che in consessi parlamentari. Ieri erano stati affissi al suo interno, cartelli anonimi per avvertire del rischio di crolli e sulla pericolosità degli ambienti, ed è arrivata la notizia a mezzo stampa che il procuratore capo di Prato Tescaroli aveva scritto alla sindaca e al ministro sulle condizioni drammatiche del Palazzo proprio oggi, giorno della visita della commissione antimafia: «In questo stato va chiuso». 

Un’emergenza  giustizia che riguarda non solo il luogo pratese deputato alla sua amministrazione e che chiede soluzioni, ma che oggi vuole risposte da parte del governo sul fenomeno della mafie in genarale,in particolare quella cinese e delle altre associazioni criminali, anche straniere a Prato. 

” È una battaglia che va avanti da anni sul nostro territorio e che come partito abbiamo sempre sostenuto, – così in apertura di conferenza stampa l’onorevole di Fratelli d’Italia Chiara La Porta, promotrice dell’incontro in Prefettura tra la Commissione Antimafia presieduta dal commissario Francesco Michelotti insieme ai magistrati Tescaroli e Canovai e le Forza dell’Ordine. 

“La commissione da oggi comincia a lavorare sul caso Prato e in particolare sulla mafia cinese in questa città.  Un vero e proprio cambio di passo grazie anche all’attenzione del Procuratore Tescaroli che ha messo in evidenza in più occasioni la sua pericolosità. Ci stiamo attivando poi affinché veda presto la luce una legge sui pentiti stranieri che dia cioè loro le stesse garanzie di sicurezza di cui godono i pentiti italiani per il buon fine delle indagini. E oggi manca in tal senso una norma che preveda misure di assistenza e protezione per i cittadini non italiani”. 

“La mafia cinese che agisce a Prato è un dato di fatto,- così Michelotti membro della Commissione Antimafia – ed è bene che se ne parli perché non sia più un tabù. Siamo certi che chi comanda la mafia cinese a Prato, comanda le organizzazioni criminali cinesi in tutta Europa. E il fatto che la Commissione sia venuta per la prima volta in città significa che grande è l’attenzione del governo sui fenomeni criminosi soprattutto cinesi a Prato e che intende essere il più possibile operativa. Anche perché la particolarità della mafia cinese è che essa non si contrasta con le altre organizzazioni malavitose sul territorio, la ‘ndrangheta o la camorra, ma si caratterizza per una pericolosissima faida tutta interna, e che dunque richiede interventi della massima urgenza, a cominciare da seri rinforzi di uomini e mezzi a cominciare dalle forze dell’Ordine e dei magistrati. Non posso dire di più perché ci sono delle indagini in corso e dunque il riserbo è massimo”. 

“Questo, – ha poi concluso Michelotti, – è il primo passo della Commissione Antimafia a Prato a cui seguiranno sicuramente altri con i diversi soggetti istituzionali locali, ma oggi esso vuol rappresentare un segnale di forte e di doverosa attenzione da parte del governo nazionale  verso il territorio pratese per il contrasto alla criminalità e illegalità cinese”. 

In foto Chiara La Porta e Francesco Michelotti  

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