E’ l’Islam il cuore del problema

“Parti, Medi, Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadocia, del Ponto e dell’Asia, della Frigia e della Panfilia, dell’Egitto e delle parti della Libia Cirenaica, e avventizi Romani, tanto Giudei che proseliti, Cretesi ed Arabi…” Si scatena dal cuore di una delle culle della civiltà, Ninive, l’ultima offensiva della bestialità islamica che mira a distruggere le minoranze cristiane ma anche yazidi, drusi, alawiti in nome di un dio, il loro, che non parla come nella Pentecoste una voce unica comprensibile a tutti ma blatera diavolerie.

Nell’oscenamente assordante silenzio della politica che appena ieri ha “cinguettato” superficialmente a favore della malnata manifestazione pro-Palestina (che aveva il sacrosanto diritto per l’amor del cielo nel difendere i bambini sventrati dai razzi israeliani), cala un’ulteriore ondata di mutismo ignorante e sprovveduto davanti alla cancellazione di una pagina imprescindibile di storia dell’umanità, di tradizioni e fedi millenarie, di simboli e riti antichissimi che rischiano di andare definitivamente perduti. Perché è a questo che tendono i nuovi “califfi”: la disintegrazione della memoria, a partire da quella delle prime comunità cristiane in Medio Oriente, caldei, copti, nestoriani, armeni, latini…

Non è la prima volta che dalle pagine di questo giornale lanciamo un appello a considerare come le mille offensive di (gran) parte del mondo islamico tendano diritto al cuore della nostra identità, libertà e dignità, le stesse che giustamente sostanziano la nostra presenza a fianco di chi protesta pacificamente in casa nostra per il dovere della sopravvivenza di ogni popolo. Anche la Chiesa occidentale oggi alza, con colpevole ritardo, la propria voce. Le radici della cristianità stessa, nei luoghi e nei templi originari, stanno per essere sradicate.

E pure la classe pseudo intellettuale e giornalistica locale non brilla per lungimiranza e coraggio: edonisti di Osho da una parte e professionisti dell’antimafia dall’altra, non si ha mai tempo né voglia per porre dalle colonne di organi di stampa anche prestigiosi, il problema ormai palesamente centrale. Che è il rapporto con l’Islam in generale e con le comunità islamiche sui nostri territori in particolare.

Meditiamo sulle parole dell’arcivescovo caldeo di Mosul, Amel Nona: “I vostri principi liberali e democratici qui non valgono nulla. Occorre che ripensiate alla nostra realtà in Medio Oriente perché state accogliendo nei vostri Paesi un numero sempre crescente di musulmani. Anche voi siete a rischio. Dovete prendere decisioni forti e coraggiose, a costo di contraddire i vostri principi. Voi pensate che gli uomini sono tutti uguali ma non è vero. L’Islam non dice che gli uomini sono tutti uguali. I vostri valori non sono i loro valori. Se non lo capite in tempo, diventerete vittime del nemico che avete accolto in casa vostra”.

Alberto Melloni resterebbero inorridito da queste parole; esagerate? Quel che non appare eagerato invece è l’evidenza che oggi quasi tutto l’Islam presenta una doppia faccia: nei Paesi occupati è integralista, in quelli in cui è ospitato invece, menefreghista.

 

 

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