Due sorprendenti pagine sconosciute della II Guerra mondiale

Un nuovo romanzo di Dianora Tinti: “Sopravvivere non basta”

Un nuovo romanzo di  Dianora Tinti, una narrazione  avvincente come indica anche il titolo evocativo  “Sopravvivere non basta” (Ediz. Piemme – Gruppo Mondadori). Il racconto trae ispirazione da  due reali fatti storici: « Si tratta di due  pagine poco indagate della Seconda guerra mondiale – spiega l’autrice – che mi hanno impegnato cinque anni di ricerche e avide letture”.

Dianora Tinti, affermata scrittrice  vincitrice di prestigiosi premi letterari  e giornalista  ci anticipa qui  (senza spoilerare,) alcuni contenuti: «Alla liberazione di Berlino nel 1945, gli Alleati scoprirono un ospedale ebreo, il Krankenhaus der Jüdischen Gemeinde, perfettamente funzionante. Come era possibile che, nel cuore del Terzo Reich, medici, infermieri, impiegati e pazienti ebrei fossero riusciti a lavorare e a sopravvivere alla luce del sole? Direttore e padrone assoluto dell’ospedale era l’ebreo dottor Walter Lustig. Dopo la guerra nessuno ha mai saputo che fine abbia fatto e la sua scomparsa resta un mistero».

L’autrice aggiunge che, per la stesura della storia, le è stato prezioso «il volume “Rifugio all’inferno” dell’avvocato e consulente della National Security Agency e della CIA Daniel B. Silver. Per la prima volta l’autore racconta la drammatica storia dell’ospedale e degli uomini che gli hanno permesso di sopravvivere agli orrori del nazismo».

Dianora Tinti parla poi dell’altra vicenda, relativa a un episodio storico degli anni tra il 1943 e il 1947, quando «da tutta l’Europa migliaia di sopravvissuti al nazismo, in viaggio verso il nascente Stato di Israele, si riversarono sulla costa salentina, dove le forze alleate inglesi e americane approntarono campi profughi di accoglienza. Uno dei centri più importanti fu il campo di transito di Santa Maria al Bagno, vicino a Nardò».

E spiega che «le figure delle protagoniste Lina e Frida raccolgono in parte il racconto della mia zia materna Angela, detta Lina, che nel 1945 conobbe proprio a Santa Maria al Bagno una ragazza ebrea con la quale strinse un’amicizia che durò tutta la vita».

La vicenda si snoda tra Berlino, il Salento e New York. La scrittrice, vincitrice di numerosi premi letterari, osserva che ci sono storie che non appartengono a una sola vita, ma passano di mano in mano, come un cimelio di famiglia che nessuno ha il coraggio di buttare: «Come l’anello d’oro che Frida Hoppic consegna alla vecchia amica Lina, dopo settant’anni di silenzio, chiedendole di custodirlo. Pregandola di non fare domande».

Frida è una sopravvissuta. Nata a Berlino in una famiglia ebrea benestante, ha attraversato gli ultimi, atroci mesi della guerra prima di approdare, come altre migliaia di profughi, nel Salento del 1947, nella piccola Santa Maria al Bagno.

«Lì – racconta Dianora Tinti – ha trovato un rifugio, degli amici e il coraggio di ricominciare. Ma, seppur lontana dalla guerra e dall’incubo, un sospetto ha continuato a perseguitarla. Riguarda i suoi genitori, Gerda e Bernhard, medici nell’Ospedale Ebraico di Berlino, inspiegabilmente risparmiati dalla furia nazista, mentre intorno a loro tutto andava distrutto».

Dopo la morte di Frida, sarà Chiara, sua nipote, a riavvolgere i fili di questa storia. Il viaggio la porterà da Bari a Berlino, attraverso archivi, testimonianze e silenzi, fino a una verità scomoda che nessuno in famiglia ha mai avuto il coraggio di guardare.

Dianora Tinti intreccia tre generazioni e due epoche con una scrittura elegante e vivida, che tiene insieme la crudeltà della Storia e la delicatezza dei legami affettivi, senza mai distogliere lo sguardo da ciò che è più difficile affrontare.

Dianora Tinti  (foto) è funzionaria della Provincia di Grosseto, dove si occupa di scuola, politiche giovanili e pari opportunità. È scrittrice, giornalista, critico letterario e blogger. Tra i suoi romanzi: “Il pizzo dell’aspide”, “Il giardino delle esperidi” e “Vite sbeccate”.

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