Anche il secondo incontro del Progetto Women in Change del 21 ottobre scorso si è rivelato appassionante.
Le testimonianze delle quattro ospiti: Tiziana Orsini (AD di Atrak Srl), Chiara Ballari (AD di Athirat Srl), e Claudia Ferrari (Titolare e Direttore Creativo di SalsaDigitale Srl) – in rappresentaza del Gruppo Impresa Donna di Assintel – e di Erika Calesini (Artista ed espositrice alla Biennale di Venezia) hanno interessato, coinvolto e motivato tutte le partecipanti. Al termine degli interventi, un confronto costruttivo e ricco di spunti di riflessione ha spaziato su varie tematiche legate al ruolo della Donna imprenditrice e manager nel sistema economico attuale e nel contesto familiare.
L’imprenditrice Tiziana Orsini – che da anni dimostra il suo impegno a sostegno delle donne con progetti di formazione su tecnologie avanzate di networking finalizzati all’occupazione femminile e con seminari, workshop e iniziative a sostegno dei loro diritti – ha sottolineato come la tecnologia non sia più un privilegio, ma una necessità delle donne per evolvere.
Tiziana, laureata in fisica, ha raccontato la sua esperienza fornendo interessanti dati su cui riflettere. In Italia la percentuale di donne che lavora è, in media, solo del 46% al nord e del 30% al sud, contro il 60% in Europa. Se arrivasse al 60% Europeo, il PIL italiano aumenterebbe del 7%: quando una donna lavora crea occupazione per altre donne che dovranno prendersi cura della loro casa, dei loro figli e dei loro anziani.
Dal suo intervento è emerso che l’approccio della donna alla tecnologia è ancora timoroso rispetto a quello dell’uomo ma, con un utilizzo sistematico e una formazione adeguata, permetterebbe di raggiungere gli stessi risultati. Inoltre, per quanto riguarda l’evoluzione della carriera femminile, i dati indicati da Tiziana mostrano un grande divario di genere, non solo nella presenza numerica ai vertici di aziende dell’ICT, ma anche nella retribuzione:
-20% rispetto a quella maschile.
Occorre superare gli stereotipi che generano tale disparità. Da statistiche realizzate nel nord Italia emerge un dato interessante: le aziende dirette da donne, soprattutto se laureate, in particolare in materie scientifiche, sono tecnologicamente più avanzate. Sarebbe utile avvicinarsi alla tecnologia già nella scuola dell’obbligo, superando il cliché culturale e familiare dell’esclusività maschile e orientarsi verso facoltà scientifiche, più impegnative, ma in grado di offrire maggiori possibilità di lavoro, in Italia e all’estero, e di utilizzare le competenze acquisite e gli strumenti logici ricevuti, per affrontare e risolvere più facilmente le difficoltà della vita quotidiana: familiare e lavorativa.
La scuola dovrebbe insegnare, il prima possibile, a ragionare per obiettivi (come quelli di vendita e di produttività per le aziende multinazionali…), a lavorare in gruppo e ad allenare le menti a reperire le informazioni, di qualunque natura, nel modo più efficace: filtrando, selezionando, approfondendo argomenti e tematiche. Come condiviso da alcune partecipanti durante il confronto finale, la scuola dovrebbe indicare un metodo per imparare, non limitandosi a far apprendere una nozione, ma preparando all’inserimento in azienda e fornendo alle giovani donne quella flessibilità mentale e quegli strumenti essenziali per crescere, diventare più produttive e ricoprire ruoli manageriali e dirigenziali.
Oltre a ciò è importante, se non indispensabile, misurare il lavoro e i progressi ottenuti da ogni collaboratore, creando piani di lavoro periodici che fungano come stimolo e auto motivazione, e condividere intenti e obiettivi in modo trasparente con i colleghi, per creare un team affiatato.
Nell’ultima parte del suo intervento Tiziana Orsini ha affrontato il delicato tema della difficoltà che le nuove imprese incontrano nel chiedere ad Aziende di Credito fondi per lo start-up, perché sono penalizzate nel rating, specificando che una società fallisce sulla mancanza di cassa, illustrando alcuni esempi concreti e fornendo consigli e possibili alternative.
Il contributo della seconda relatrice Chiara Ballari è stato molto utile per focalizzare l’attenzione su un altro aspetto che determina un così limitato numero di donne in ruoli decisionali nelle PMI italiane: la scarsa consapevolezza delle proprie potenzialità.
Laureata in matematica ed esperta di informatica, software e computer, Chiara guida oggi un team di giovani collaboratori, al di sotto dei trent’anni, nello sviluppo di soluzioni mobile per piccole aziende e fornisce consulenze informatiche.
In base alla sua esperienza all’interno di multinazionali, in Italia e all’estero, ha evidenziato quanto siano fondamentali l’autostima, la determinazione, la motivazione e la capacità progettuale per cogliere le opportunità di lavoro e concretizzare le proprie ambizioni.
E’ necessario crederci (noi per prime!), organizzarsi al meglio per conciliare il lavoro, gli interessi personali e gli impegni familiari, essere molto motivate e determinate, sfruttare e applicare adeguatamente tutti gli strumenti tecnologici disponibili sul mercato che possono realmente semplificarci la vita e migliorarne la qualità (webinar, videoconferenze, planning…).
Continuare ad affinare ed accrescere le proprie competenze (professionali, manageriali e personali) anche prendendo parte a corsi di formazione e rimettendosi periodicamente in discussione nel lavoro e nella vita privata. Condividere gli impegni, cercare soluzioni, ragionare per progetti e destinare il “giusto” tempo alle singole attività da svolgere, senza dimenticare di gratificare la propria autostima quando si ottengono risultati, perché la soddisfazione sul lavoro consente di trovare maggiore serenità nell’ambito familiare e personale.
Non farsi colpevolizzare se si desidera accudire la famiglia e crescere direttamente i figli, informandosi sui diritti lavorativi in quanto donne e/o mamme, e soprattutto compiere liberamente le proprie scelte, con la consapevolezza di ciò che si può e si desidera realizzare, senza condizionamenti esterni e costruendo da sole il proprio futuro, con costanza e perseveranza, coraggio e passione, senza aspettare che l’occasione arrivi casualmente.
Riflessione approfondita anche dalla terza relatrice Claudia Ferrari, che ha deciso di rischiare tutto creando con il marito un’attività di grafica, illustrazione-animazione digitale e sviluppo di progetti internet, impegnandosi anche nella divulgazione di una cultura per il rispetto dell’ambiente attraverso “Eco-Aziende”.
Claudia ha trovato un equilibrio tra il suo lato più razionale e quello più creativo-ambizioso e ha deciso di fare il salto (di agire, invece di limitarsi a reagire!) e di costruirsi il “suo” lavoro ideale, gestito nel rispetto dei “suoi” tempi e delle “sue” priorità.
Inoltre, pur rimanendo fedele alla convinzione che ognuno di noi ha la capacità di controllare le proprie decisioni e il proprio futuro, ha sottolineato l’utilità del supporto di una “rete” di donne manager e imprenditrici, come quella che desidera creare l’Associazione Industriali di Reggio Emilia, soprattutto all’inizio di un’attività, per ricevere suggerimenti pratici, consigli e informazioni vantaggiose per proseguire più agevolmente e con soddisfazione nel proprio lavoro.
Concetti ulteriormente messi in risalto da Erika Calesini, che crede nell’importanza di avere grande fiducia in se stesse e nei propri desideri per raggiungere i risultati auspicati, soprattutto nel settore dell’arte in cui opera. L’artista riminese, che lavora a stretto contatto con la materia salvata personalmente dalla discarica e che, con geniali intuizioni, riesce a trasferire le sue intense e genuine emozioni alle sue creazioni, è riuscita a contagiare anche noi tutti con il suo racconto.
L’entusiasmo per il suo lavoro, la passione che la guida nelle scelte quotidiane e la costanza necessarie per affrontare e superare le continue sfide che la vita le ha presentato, le hanno permesso, seppur con sacrifici, di ottenere prestigiosi premi e riconoscimenti sia in Italia che all’estero, arricchendola come artista e come persona.
Questo è un breve riassunto informale delle testimonianze ascoltate. Per dare un importante valore aggiunto al progetto ci farebbe piacere ricevere commenti, suggerimenti e osservazioni anche, e non solo, da chi ha partecipato all’incontro, relatrici comprese alle quali rivolgiamo un sincero ringraziamento.
