Direzione di fuocoVolano i coltelli nel Pd, la Masini attacca il segretario Ferrari

La presidente della Provincia non vota l’odg approvato dalla direzione: “Un brodino di dado, mentre c’è bisogno di un trapianto”
Sonia Masini

Altro che “brodino caldo”, come lo ha definito la presidente della provincia Sonia Masini. L’ordine del giorno approvato martedì sera dalla direzione provinciale del Pd potrebbe essere inserito nei manuali di politichese: (…) il Partito Democratico dovrà dunque, nel suo immediato futuro e nei percorsi congressuali che lo attendono nei prossimi mesi, affrontare questi aspetti non solo ponendo al centro della propria riflessione i temi dell’innovazione nel rapporto tra cittadini e partecipazione politica, ma i nodi dell’utilità e dell’efficacia della politica stessa per la vita degli italiani”.

Un profluvio di termini degni della miglior scuola dorotea concentrati in 15 righe che riescono nell’intento di non dire assolutamente nulla, a parte chiudere all’ipotesi di un accordo con il Pdl e confermare il sostegno a Bersani e al suo disperato teantativo “di ricercare un appoggio sugli “otto punti” presso le forze parlamentari dell’innovazione e del cambiamento per dare una guida al paese”. Un mantra che si sente ripetere dal giorno dopo le elezioni ma che finora non ha prodotto nessun risultato.

Va detto che il documento è stato redatto in tarda serata, dopo una direzione in cui sono volati i coltelli. E’ stato uno scontro durissimo quello che si è consumato tra la presidente della Provincia Sonia Masini – che ha votato contro l’odg – e il segretario Roberto Ferrari al termine della riunione. La Masini si è poi sfogata con una nota evidentemente scritta d’impeto: “Un brodino di dado mentre c’è bisogno di un trapianto. Potrei commentare così il mio voto contrario ad un odg che non rispecchia il senso del dibattito in corso tra gli iscritti, né della serata né della stessa relazione del segretario Ferrari, molto piu critici. Votato a tarda ora, con molti che se ne erano ormai andati, esprime condivisione delle posizioni di una direzione e di un gruppo dirigente nazionale che hanno fallito e devono trarne le conseguenze profonde. Non è possibile che ancora Fassina ed altri componenti della segreteria uscente continuino ad esprimere a nome del Pd posizioni largamente minoritarie nel Paese e nel nostro elettorato. Condivido il tentativo di Bersani, che ha fatto bene ad incalzare il movimento di Beppe Grillo il quale deve essere chiamato ad assumersi le proprie responsabilità”.

Roberto Ferrari

La Masini propone poi la sua ricetta per uscire dal guado: “Anziché otto punti, più complessi, credo sarebbe meglio proporne due, urgenti, dai quali partire: lavoro e impresa, riforma della politica e della vita dei partiti e delle istituzioni, in modo da rendere il messaggio ancora più chiaro. Ma è evidente che, qualora Bersani non dovesse riuscire, dovrà essere lasciata al capo dello stato Napolitano la decisione sul che fare e, mi auguro, il tentativo di scongiurare altre elezioni immediate, con la costituzione di un governo di alto profilo istituzionale come richiesto da più parti.  Bisogna fare ogni tentativo per governare il Paese, che ha bisogno di risposte immediate e non di crisi al buio. Si deve agire in fretta, anche sacrificando la ragion di partito, se necessario. A me sembra che a Reggio Emilia ci sia sempre molta timidezza nell’assumere posizioni nette verso il partito regionale e nazionale anche quando gli errori sono così evidenti. Siamo un’Unione forte, dobbiamo assumercene la responsabilità e segnare una strada, non andare sempre a rimorchio, con grande cautela, finendo col contare sempre meno. Non vorrei vi fosse chi pensi di stare ancora dalla parte del frumentone quando, con tutta evidenza, c’è chi se lo è già mangiato”.

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