Dimmi chi premi e ti dirò chi sei: da Reggio iniziativa vagamente ideologica nella Giornata internazionale dei diritti umani

Nella Giornata internazionale dei diritti umani, mentre in Afghanistan tornano le esecuzioni pubbliche, in Iran gli Ayatollah impiccano i manifestanti, in Ucraina Putin ha già provocato decine di migliaia di vittime innocenti, da Reggio parte una campagna per la cittadinanza ad Assange con “monumento” a Snowden. Iniziativa che pare non tanto a favore di qualcuno quanto piuttosto contro, in questo caso i soliti Americani

Lì per lì non credevamo ai nostri occhi. Abbiamo dovuto stropicciarli per benino, leggere rigo per rigo nella speranza, vana, di aver capito male. Invece no, era tutto vero, messo nero su bianco anche con una certa ostentazione d’orgoglio.

La cordata reggiana, apparentemente tenuta insieme da un antiamericanismo di fondo, che ha promosso la bella iniziativa

Ebbene sì, nella Giornata internazionale dei diritti umani, la stessa per intenderci nella quale ad esempio ad Oslo (evidentemente più indietro di noi nella comprensione dei meccanismi democratici), hanno consegnato il Nobel per la pace a Ian Ratchinski (Memorial Russia), Oleksandra Matviychuk (Centro per le Libertà civili, Ucraina) e Natalia Pinchuk, moglie del Nobel bielorusso Ales Byalyatski da anni incarcerato dal regime, nella “rossobruna” Reggio è partita piuttosto una bella raccolta di firme per la cittadinanza onoraria ad Assange. Con annesso temporaneo monumento da flash-mob a Snowden (che ha appena ottenuto la cittadinanza onoraria russa ad opera di Putin). Cos’hanno in comune i due prescelti dalla sinistra cordata reggiana che ha avuto la bella pensata? Sostanzialmente l’aver violato il sistema dei Servizi di sicurezza americani fornendo a mezzo mondo preziose informazioni per le quali potenze sovversive ed antidemocratiche non cesseranno mai di ringraziare.

La scelta nel mazzo delle vere e presunte violazioni dei diritti umani (non si capisce francamente perché gli States non possano processare chi abbia rivelato segreti militari né perché la Gran Bretagna, patria della Rule of law, non possa estradarlo, sia chiaro non in una Teocrazia islamica ma negli Stati Uniti che hanno una Costituzione democratica dal 1787), sarebbe stato ampio specie in questo preciso frangente internazionale.

Con gli Ayatollah iraniani che impiccano chi scende in piazza, i Talebani che lapidano le donne e son tornati a fare esecuzioni pubbliche di massa in Afghanistan (da quando appunto se ne sono andati gli “imperialisti” Americani), coi Russi di Putin che hanno già causato decine di migliaia di vittime innocenti in Ucraina. Macché, dettagli, vuoi mettere il sacrosanto diritto di Assange e Snowden di sputtanare a proprio piacimento i sistemi di sicurezza americani senza subirne la minima conseguenza?

Insomma da Reggio l’ennesima occasione perduta per cercare di dissipare le radicate nebbie di un ideologismo che non passa e di mostrare che le manifestazioni siano finalmente a favore di qualcuno e non contro.

 

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