Data Center: New York li blocca, cresce la protesta in tutto il mondo

Nel mirino l’enorme consumo di energia e l’impatto dell’IA sull’occupazione

Le roccaforti dell’intelligenza artificiale sono sotto assedio. Perché consumano acqua ed energia in maniera abnorme e perché la superficie del pianeta occupata dai Data Center negli ultimi 18 mesi è triplicata, come sottolinea Luca De Biase sul Sole 24 ore. Ma i benefici sono tali da mettere in secondo piano ogni altra considerazione, dicono in molti, non solo le Big Tech. Qualcosa però si sta muovendo. Cresce il fronte dei sostenitori di un IA sostenibile e la spinta dal basso per atti e normative di salvaguardia. Sta accadendo in tutto il mondo, ma con metodi diversi. In Europa si predeterminano complicati regolamenti come la Direttiva sull’Efficienza Energetica, in vigore dal 2025, o il “Decreto Bollette” varato ad aprile dal nostro Governo. Normative farraginose bisognose di interpretazioni sempre divisive. In America, invece, si interviene drasticamente, bloccando la costruzione di nuovi Data Center. È quanto ha fatto lo Stato di New York. Quella di martedì 14 luglio sarà in qualche modo una data storica, perché proprio martedì scorso, la governatrice dello Stato di New York, Kathy Hochul, ha firmato un ordine esecutivo che vieta per un periodo massimo di un anno la costruzione di nuovi data center “iperscalabili” con un consumo di energia pari o superiore a 50 megawatt.

Si tratta del primo divieto a livello statale sulla costruzione di Data Center negli Stati Uniti, anche se misure analoghe, definite anche “moratorie”, sono allo studio in altri Stati. I sondaggi d’opinione mostrano un aumento significativo dell’opposizione alla costruzione di data center, mentre gli elettori si trovano ad affrontare bollette elettriche in forte crescita e temono l’impatto dell’intelligenza artificiale sull’occupazione.

Commentando la sua decisione, la Governatrice dello Stato di New York ha dichiarato: “L’avvento dell’intelligenza artificiale ci colloca nel pieno di uno dei più profondi sconvolgimenti economici degli ultimi decenni, forse di sempre. Questi Data Center iperscalabili per l’intelligenza artificiale consumano quantità enormi di energia e rischiano concretamente di superare la capacità della nostra rete elettrica – ha sottolineato Kathy Hochul – Fanno aumentare i costi per gli utenti locali e mi rifiuto di permettere che tali costi vengano scaricati sui cittadini di New York».

Una posizione netta, sulla quale dovrebbero riflettere tutte le forze progressiste e di sinistra del Vecchio Continente. Anche perché la decisione della Governatrice dello Stato di New York non è una scelta maturata all’improvviso. La moratoria sui Data Center riscuote infatti un ampio consenso. Secondo un sondaggio del Siena Research Institute – che ha sede a Loudonville nello Stato di New York – solo il 21% dei cittadini lo giudica in modo negativo. E sono 14 le amministrazioni di altri Stati federali in cui sono stati presentati atti che vanno nella direzione della decisione presa a New York.

Ovviamente non mancano posizioni contrarie. Il senatore repubblicano della Pennsylvania, John Fetterman, ha tuonato: “Ha vinto la Cina”. Sottintendendo come la decisione della Hochul rappresentasse un autogol nella sfida infinita dell’IA tra Stati Uniti e Cina. La Governatrice, spiegando la limitazione del blocco ad un anno, ha detto: “La moratoria sarà revocata una volta che lo Stato avrà elaborato un quadro normativo completo per sostenere le amministrazioni locali e definito standard rigorosi per la costruzione”.

Chissà se a New York prenderanno spunto dalla normativa dell’Unione Europea. Sotto il cappello generale della Direttiva sull’Efficienza Energetica, l’evoluzione normativa europea in materia di efficienza energetica dei Data Center sta infatti ridefinendo il modo in cui vengono progettate le infrastrutture digitali. L’introduzione di parametri sempre più stringenti, a partire dal Power Usage Effectiveness (PUE) e dal Water Usage Effectiveness (WUE), insieme alla crescente attenzione verso il recupero del calore residuo e la riduzione dell’impatto ambientale, impone un cambio di paradigma che coinvolge l’intera filiera energetica. Commenta Mario Palma, Ceo di Star, società italiana specializzata nella progettazione, esecuzione e gestione di grandi impianti fotovoltaici e di sistemi di accumulo e di stoccaggio di energia elettrica: “La transizione digitale e quella energetica devono procedere insieme. I nuovi standard europei su PUE e WUE non rappresentano un semplice adempimento normativo, ma indicano con chiarezza la direzione verso cui il settore dovrà evolvere. Per questo riteniamo che progettare un data center significhi oggi progettare, prima di tutto, il suo ecosistema energetico, anticipando le esigenze del mercato e costruendo infrastrutture capaci di mantenere elevati livelli di efficienza nel lungo periodo”. La strategia di Star si fonda sull’integrazione tra impianti fotovoltaici industriali e sistemi di accumulo BESS (Battery Energy Storage Systems), una soluzione che consente di ottimizzare la disponibilità di energia rinnovabile, stabilizzare i flussi elettrici e gestire con maggiore efficienza i picchi di consumo generati, in particolare, dai sistemi di raffreddamento, che rappresentano una delle principali voci energetiche dei Data Center.

Il dibattito è ovviamente aperto e reso difficile in Italia da una normativa, voluta dal Governo, che presta il fianco a molte interpretazioni, in particolare da parte delle Regioni. Il Decreto Bollette, varato il 10 aprile, nasce con una mission precisa, del tutto opposto a quella che ha ispirato la Governatrice dello Stato di New York: varare una procedura di Autorizzazione Unica semplificata per la realizzazione, l’ampliamento e l’esercizio dei Data Center. Il provvedimento riconosce i centri dati come infrastrutture strategiche e mira a integrarli nel sistema elettrico nazionale, risolvendo il problema della saturazione delle reti.

Agenda Digitale ha reso noto che per il triennio 2026-2028 risultano annunciati 83 nuovi progetti infrastrutturali da parte di 30 aziende – di cui 19 nuovi entranti – per un valore potenziale di 25,4 miliardi di euro, il 72% dei quali riconducibile a operatori internazionali.

Non mancano le incognite procedurali. Spiega Donatella Di Gregorio su Agenda Digitale: “”Il primo nodo da sciogliere riguarda il rapporto tra autorizzazione unica e permesso di costruire. L’articolo 8 non dice in modo esplicito se il titolo edilizio sia assorbito nell’autorizzazione unica oppure se resti un passaggio autonomo. Il fatto che la norma richiami realizzazione e ampliamento, e richieda ora anche la verifica di conformità urbanistica, farebbe pensare a un’inclusione. Tuttavia, proprio l’assenza di una presa di posizione chiara mantiene il rischio di un doppio percorso amministrativo”. Questi e altri temi in cui i ruoli di Stato, Regioni, e Comuni si sovrappongono, dovrebbero trovare una quadra con il Disegno di Legge Delega numero 1821, già approvato dalla Camera e in fase di analisi da parte del Senato.

Nel frattempo, si procede in ordine sparso: il Piemonte sta definendo una propria, legge, mentre in Lombardia già sono stati presentati progetti di costruzione di Data Center a Magenta, a Peschiera Borromeo, a Bollate. Pochi giorni fa a Lacchiarella, hanno manifestato a centinaia per impedire la costruzione di un Data Center che prevede un investimento di oltre tre miliardi. D’altronde, la lotta dal basso contro il proliferare delle gigantesche infrastrutture indispensabili per l’intelligenza artificiale è destinata a crescere. Manifestazioni si sono tenute in Scozia e in Olanda. Nel Wisconsin è stato approvato il primo Referendum contro la concessione di incentivi pubblici per la costruzione di Data Center.

Negli Stati Uniti è stato creato un sito monitorante, Data Center Watch, che tiene il conto dei progetti bloccati dalla proteste popolari attraverso una mappa interattiva. Nella home page la mission è dichiarata: “Siamo una società di ricerca specializzata che monitora la crescente opposizione allo sviluppo dei data center”. I dati forniti però non vanno oltre il marzo 2026: “Nel primo trimestre del 2026 si è registrata la più alta concentrazione mai rilevata, nell’arco di un singolo trimestre, di progetti di data center bloccati o rinviati – si legge su: Data Center Watch – Almeno 75 progetti, per un valore complessivo di circa 130 miliardi di dollari, sono stati ostacolati dall’opposizione locale. Il trimestre ha evidenziato un cambiamento strutturale, più che un picco ciclico: le comunità hanno ormai assimilato strategie consolidate di opposizione, le sessioni legislative hanno introdotto un’incertezza normativa formale e il numero dei gruppi di opposizione attivi è più che raddoppiato in 49 Stati”.

Non mancano gli eccessi. Il Wall Street Journal ha riportato la notizia che i dirigenti di OpenAI e di altre aziende di intelligenza artificiale stanno incrementando la sicurezza personale con guardie del corpo e misure di protezione. Questa decisione è dovuta all’aumento esponenziale delle minacce violente scaturite dai movimenti di protesta contro l’intelligenza artificiale. Gli episodi più gravi registrati includono un tentativo di incendio doloso all’abitazione del CEO di OpenAI, Sam Altman e il ritrovamento di sacchi per cadaveri con i nomi dei dirigenti fuori dagli uffici di San Francisco.

Ma al di là degli esecrabili episodi di violenza, la vicenda probabilmente più significativa per capire i binari in cui evolverà la costruzione dei Data Canter viene dall’Irlanda. Da sempre molto accogliente nei confronti delle Big Tech sul piano fiscale, adesso anche sul fronte dell’impianto regolatorio per le approvazioni dei nuovi Data Center, l’Irlanda mostra un volto molto gradito dai colossi dell’IA. Con il Bring Your Own Power viene sancito l’obbligo di approvvigionamento energetico dei Data Center per l’80% con energie rinnovabili. Ma si fissa un limite di tempo di ben sei anni. Ed è questo il punto che ha fatto insorgere molte associazioni ambientaliste. La protesta si è concretizzata in un ricorso all’Alta Corte, sostenendo che in questi sei anni l’Irlanda subirà un vero e proprio collasso energetico. È un concetto simile a quello utilizzato dall’autorevole magazine americano The Atlantic, che introduce un report di Alex Reisners sull’approvvigionamento energetico dei Data Center per lo sviluppo dei Large Language Models dell’IA, con questo titolo che non ha bisogno di analisi: “The Disaster”.

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