Firenze – Il bianco assoluto suscita dentro di noi nello stesso tempo sensazioni di intimità e di inquietudine. Le stesse che accompagnano lo sguardo sul paesaggio imbiancato dell’inverno. Non è facile gestirle anche perché l’inverno non è lettura e conversazione davanti al caminetto, ma è soprattutto fatica, impegno nell’affrontare disagi e cambiamenti nelle abitudini della vita quotidiana. E’ difficile mettersi a regime sui ritmi della vita sociale. Qualcuno ci riesce prima, qualcuno dopo, ma alla fine su tutti si stende una coltre bianca e serena. L’inquietudine si stempera in una festa dell’attesa.
Queste considerazioni vengono spontaneamente nella mente di chi assiste alla performance “White Room”, spazio bianco, creata dal coreografo Adriano Bolognino, interpretata dalla Compagnia Opus Ballet diretta da Rosanna Brocanello, di scena in questi giorni al Cango Cantieri Goldonetta nell’ambito della rassegna la “Democrazia del Corpo”.
Per la sua pièce Bolognino ha tratto ispirazione dall’opera “Il ritorno dal bosco” di Giovanni Segantini, soprattutto dalle sue atmosfere che a un primo sguardo sembrano immobili, come incantate. Gradualmente però si coglie una vibrazione come se quel paesaggio invernale fosse percorso da un’energia solo temporaneamente costretta a nascondersi. Il quadro di Segantini mostra in primo piano una slitta carica di legna da ardere, trainata da una valligiana robusta e decisa che lentamente procede verso il villaggio circondato da una chiostra di monti. L’immagine delle fatiche alle quali costringe il freddo e la neve.
Proseguendo nella sua ricerca (“Your body is a Battleground”, RM94978 from Paris to Tenerife”) , il coreografo napoletano riesce a trasmettere questa tensione grazie alla cura estenuata del gesto e delle sue variazioni: “All’interno delle mie creazioni – ha dichiarato – ha un grande peso l’aspetto estetico, pulito, delle forme e allo stesso tempo la loro totale scomposizione. Partire da un gesto, un’immagine, ripeterla, romperla. Entrare nelle viscere del danzatore senza mai perdere la parte esteriore. Lascio al pubblico la libertà di tradurre come desidera il mio linguaggio”.
Noi lo prendiamo in parola e ci lasciamo catturare da questo percorso iniziatico che alla fine porta alla ricomposizione delle dissonanze interiori. Grazie soprattutto ai nove danzatori dell’Opus Ballet il cui talento tecnico si coniuga con una capacità insolita di dialogare con lo spettatore grazie allo sguardo e alla forza espressiva: Giuliana Bonaffini, Emiliano Candiago, Sofia Galvan, Ginevra Gioli, Stefania Menestrina, Gaia Mondini, Giulia Orlando, Riccardo Papa, Frederic Zoungla. Ma anche grazie alla base musicale felicemente costruita sull’intimità del pianoforte, le suggestioni elettroniche, le vibrazioni degli archi.
A Cango – Cantieri Goldonetta
Sabato 2 aprile ore 17 e ore 19
Domenica 3 aprile: ore 16 e ore 18