L’Unione dei Comuni della Valdera? «Per molti aspetti è un modello», parola di Riccardo Nencini. Nella mattinata di ieri, 10 gennaio, l’assessore regionale alle Riforme ed ai rapporti con gli enti locali, ha incontrato in rappresentanti dell’Unione dei Comuni della Valdera per discutere la legge regionale sulla riforma degli enti locali. Mentre in Toscana le Unioni di Comuni si moltiplicano (si è passati dalle 7 del 2011 alle 21 dell’anno appena iniziato) e le Comunità montane si vanno trasformando, anch’esse, in nuovi enti locali, Nencini si gode il successo di una legge che, sin dal primo momento, ha fortemente sostenuto. «L’Unione dei Comuni – ha dichiarato a margine dell’incontro con i rappresentanti dell’ente locale pisano – è un’opportunità e non solo un obbligo. Un esempio? Guardate quello che sta succedendo nella Valdera. È la strada da seguire per gestire meglio e risparmiando più servizi, ma senza creare nuovi enti o aumentando i costi della politica». L’Unione della Valdera è la seconda Unione di Comuni d’Italia e, con 15 Comuni e 120.000 abitanti, la più vasta della Toscana. «Sicuramente è un’esperienza da valorizzare, visti anche i diversi anni di esperienza», ha dichiarato ancora l’assessore regionale. «Un modello interessante anche per il futuro, in vista di nuove riorganizzazioni», ha concluso. Sulla base delle norme nazionali in materia di riforma degli enti locali, la Regione Toscana ha stabilito che ogni Comune che si assocerà con altri per costituire Unioni di Comuni, riceverà 150.000 euro annui per 5 anni. La riforma toscana delle autonomie, ha ricordato ancora Nencini, stabilisce che entro 6 mesi i Comuni fino a 5.000 abitanti dovranno gestire le loro funzioni fondamentali assieme ad altri enti locali.
11 Gennaio 2012
Riforma delle autonomie locali: il modello Valdera
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