“Beppe, esci dal blog” ha sbottato a un certo punto Matteo Renzi quando si è reso conto che Grillo non avrebbe interrotto il suo monologo nemmeno per fargli infilare una virgola. Il problema è che dalla finzione scenica non solo non è uscito il capo del Movimento 5 Stelle, ma la politica tutta, alle prese con una farsesca rappresentazione che va in onda via streaming e su Rai 1 tra una canzonetta e l’altra. Non sono mancati, è vero, momenti di puro divertimento (Delrio che appena prova a proferire parola, viene zittito dal comico: “Tu pensa alla differenziata a Reggio Emilia), ma per il resto trattasi di avanspettacolo. Grillo è salito al Quirinale fuori di sé per essere stato spedito alle consultazioni con il nemico dalla rete controvoglia, ha tenuto il suo comizio ma alla fine gli è scappato quello che mai avrebbe dovuto dire: “Io non sono democratico”. Alla fine ne è uscito malissimo, come testimoniano i sondaggi del giorno dopo e ci manca poco che a Renzi spunti l’aureola.
Aureola che per il momento il premier incaricato non ha fatto nulla per meritarsi. Perché a dispetto delle rassicurazioni – “siamo molto avanti col lavoro” – la formazione della nuova squadra di governo si sta rivelando complessa. Il nodo centrale resta quello dell’Economia: non è un mistero che Renzi volesse un politico, ma dopo gli incontri al Colle e in via Nazionale è spuntato il nome di Guido Tabellini, un tecnico bocconiano come Monti, Grilli e Saccomanni. Con la quota che inevitabilmente il premier dovrà cedere a Ncd e Scelta Civica, l'”esecutivo snello” potrebbe allungarsi fino a 18 ministri. I nomi che circolano parlano più di continuità col passato recente più che di rivoluzione alle porte. Renzi ha promesso che non farà uso del manuale Cencelli, ma le larghe intese lo stanno mettendo in un angolo e anche Alfano, che alle urne pare non valga un 3%, è in condizione di alzare la posta.
Anche in sede di consultazioni, l’interlocutore più affidabile per Renzi si è dimostrato Berlusconi. Il che è tutto dire. Ma dalle parole del Cavaliere è emersa chiaramente l’indicazione di proseguire sulla strada delle riforme istituzionali. Berlusconi durante le due ore di colloquio al Quirinale avrebbe chiesto in cambio della sua opposizione costruttiva, garanzie sulla giustizia (che finora non era apparsa nell’agenda del premier incaricato), le comunicazioni e anche sulla legge elettorale. Silvio ha strappato a Renzi la “blindatura” dell’Italicum che non subirà alcuna modifica. Il gioco del sindaco si fa sempre più pericoloso.