Dall’anglicismo al pisano-lucchese, tutte le parole vive della Toscana

Firenze – Enjoy, backup, default (con plurima accezione) cookies: ormai anche nel parlare quotidiano gran parte delle espressioni sono in inglese e talora ci resta difficile tradurle in italiano in modo parimenti espressivo. Quando vogliamo fare preziosismo allora usiamo termini francesi che non di rado, avrebbero in italiano equivalenti altrettanto efficaci come chapeau (tanto di cappello) coup de theatre (colpo di scena), E potremmo aggiungere vintage che viene pronunciato però come se fosse un vocabolo inglese anche se la sua origine è francese (forse da vingt age).
Ma ci sono anche parole che italiane che mi suonano ostili: ad es. virale(pur sapendo cosa significa il pensiero mi va subito ai covid) e non amo nemmeno il sempre più diffuso piuttosto usato come aggiuntiva (che quindi stabilisce un’equipollenza) mentre è un’ avversativa ed equivale ad anziché. Se un amico mi dice: “farò le vacanze in Sicilia piuttosto che in Sardegna” penso che esprima una preferenza per la prima destinazione. Poi scopro che è andato ad Alghero perché intendeva dirmi che per lui le due destinazioni erano equivalenti.
E allora per un momento lasciatemi ricordare quando l’area pisano-lucchese si usava una terminologia scarna ma particolarmente efficace come caro appestato, ghiaccio marmato, geloso spaccato. Ma devo fare subito una precisazione: se queste espressioni idiomatiche sono ormai in via di estinzione, nei piccoli centri le troviamo ancora vispe e vegete quando parliamo in confidenza con qualcuno. Anche in provincia oggi si parla un italiano non dialettale ma se siamo tra conterranei ecco spuntare locuzioni di un linguaggio così denso di significati riposti che divengono una sorta di codice identitario, di appartenenza a una determinata comunità. Allora, se mi trovo con qualche amico, nell’area pisano –lucchese, capita che usiamo questi termini:
Nel campo dei lavori di casa diciamo ad esempio acquaio per lavello, ciottoli per stoviglie, cannella per rubinetto dell’acqua, ramaiolo invece che mestolo, testo per indicare il coperchio, aveggio ovvero tegame, pentola poco profonda, con due manici, roccia per immondizia, acquetta invece che candeggina. E lo straccio per il pavimento è il cencio, l’idraulico è lo stagnino. Se dico : “vado a prende’ un rappo di tramerino” intendo un ramoscello di rosmarino. Lo specchio era detto spera ma non è proprio un sinonimo perché in genere il vocabolo definisce uno specchietto piccolo, tondo.
Fare effetto è sinonimo di funzionare. Si dice ad.es. l’analgesico mi ha fatto effetto ecc. Ma nell’area pisana (faccio riferimento a Buti e località limitrofe) si arricchisce di un ulteriore significato in quanto può essere sinonimo di ripugnanza. Es. quella ferita mi fa effetto come dire mi fa senso.
In tema di lavori, l’artigiano solerte ti dirà che l’intervento richiesto lo farà “in tre balletti.” Ma se ti chiedono una cifra che ritieni eccessiva per un lavoro che non ti soddisfa potresti rispondere: “200 euro per quell’abbriccico (oppure per quell’attrasso se si tratta di un prodotto d acquistare) ? Ber mi te! “
Infine, se vogliamo rilevare che un lavoro è fatto male diciamo che è abborracciato. L’etimologia è da borra ,lana grezza, come riporta anche il Vocabolario Treccani ma è l’effetto onomatopeico che rende incisivo il termine dialettale,
E se la sera vai al bar a giocare a carte (ovviamente non a ramino o a burraco ma a scopa,briscola,tressette) dirai regio invece che re, gobbo invece che fante.

Nelle relazioni sociali ci sono vari modi per sottolineare quanto ti stanno dicendo. Ad esempio se uno ti racconta che lo hanno multato al solito autovelox puoi rispondere borda e se aggiunge che gli hanno tolto anche i punti puoi dire ariborda.
Poi, per riferire che uno ti voleva far credere una cosa inesistente puoi esclamare “ mi voleva impancare che…” E si dice “ ho intoppato in…” per far capire che ti sei imbattuto in qualcuno che non avevi voglia d’incontrare. Poi c’è avvisto: ovviamente è il participio passato di avvedersi, ma nel vernacolo viene
usato nel senso di pensavo che o meglio ancora temevo che. Ad.es.con quella pioggia mi ero avvisto di tornare indietro oppure mi ero avvisto di non farcela.
E c’è “ sborniare” (niente a che fare con sborniarsi ovvero prendere una sbornia ) che vuol dire “guardare senza esser visti”. Ad es. “ha deviato apposta per non incontrarmi” ma io l’avevo già sborniato. Oppure “mi voleva rimpiattare quella foto ma io l’avevo subito sborniata”
E se uno, in una frase aggiunge di nulla, fate attenzione perché spesso non diminuisce ma accresce. Es. “è tirchio di nulla” oppure anche ironico come falso accrescitivo… “sei un ganzo di nulla”.
Espressione analoga è anche “ei” o forse hei (con l’accento tonico sulla e ma anche con una leggera aspirazione iniziale) che vuol dire, appunto, macché. Se chiedo: “allora sono riusciti a rimontare nel secondo tempo? mi posso sentir rispondere, hei .per dire “ figurati”.
Se poi, in passato, uno parlava di bambini usando il dialetto diceva futere per significare bambino vivace (si ritrova in tutta la Toscana occidentale).
Sempre nel pisano ma anche in località di area lucchese e livornese ancora oggi puoi sentir dire Aggaia’: invece che adirare arrabbiare o “mi hai fatto rimescola’ “ con il significato di mi hai fatto agitare o impaurire E i giochi dei bambini sono chiamati miracoli Ad es, … “o bimbi.. basta di fa’ i miracoli, venite a cena ”. Poi, quando i figli crescono e vogliono uscire di sera puoi dire “torna presto che mi fai strugge”.
Essendo originario dell’ area pisano-lucchese ho utilizzato i miei ricordi attualizzati dai frequenti soggiorni. Inoltre, varie parole me le ha richiamate alla memoria Sei pisano se: Vocabolario pisano-italiano di Francesca Turchi a cui rinvio Cfr. https://www.travelstales.it/2016/05/27/sei-pisano-se-vocabolario-pisano/

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