Firenze – Un corteo di oltre un centinaio di persone prende il testimone da quello della mattina in piazza Indipendenza e percorre il centro di Firenze con in testa uno striscione: “Questa non è la città che vogliamo”. Il fil rouge che lega i due eventi, il primo organizzato dalla comunità senegalese e il secondo da Firenze Antifascista, sta in quel video che è diventato virale in rete, in cui si vede un ragazzo senegalese di 25 anni, Pape Dembra Wagne, che viene atterrato dagli agenti in borghese del Nucleo antidegrado della polizia municipale con la ormai internazionale “mossa alla Floyd”.
La questione tuttavia ha aperto un problema più ampio, come spiega Dmitrij Palagi, consigliere comunale di Sinistra Progetto Comune, presente all’iniziativa, che ha visto sfilare anche lavoratori della ex GKN con lo storico striscione Insorgiamo, alcuni rappresentanti della comunità senegalese, le bandiere. Palagi usa parole critiche verso “l’impostazione con cui il sindaco Nardella e le destre stanno leggendo le reazioni che ci sono state”. Il video è segnale di un disagio profondo, originato dal fatto che “ad oggi il Comune di Firenze ha fortissime difficoltà sui servizi sociali, a dialogare con parti della città che vivono il problema abitativo, del precariato, della povertà, l’unica risposta del Comune che viene offerta è quella dei reparti antidegrado. Ed è sbagliato”.
Il corteo è partito dal ponte Vespucci, luogo simbolico di memoria dell’uccisione dell’ambulante senegalese Idy Diene nel marzo 2018, per giungere in via de’ Gondi, sotto Palazzo Vecchio. Nei vari interventi che si sono susseguiti, “Firenze è venduta al turismo, è sempre meno attenta a quelle che sono le esigenze e le necessità reali di una classe viva e presente – hanno dichiarato da Firenze Antifascista – non ci fidiamo del Comune sul fatto che ci sia un interesse reale a salvaguardare i diritti dei lavoratori, di tutti i lavoratori”.
La manifestazione del pomeriggio non piace al sindaco Dario Nardella, che apprezza “la decisione della comunità senegalese di manifestare in modo autonomo e sganciato dalla manifestazione politica. Comprendiamo il desiderio di verità, che è anche il nostro, non comprendiamo invece le accuse di mancanza di rispetto nei confronti della comunità senegalese, visto che abbiamo prontamente incontrato l’ambasciatore del Senegal assicurando, insieme al prefetto e al capo della polizia municipale, il massimo impegno nel ricostruire i fatti”.
Per il sindaco, Firenze “non è una città razzista”, e dunque “riteniamo vergognose le accuse dei manifestanti politici di essere mandanti politici di atti razzisti contro il ragazzo senegalese”.
Le criticità denunciate nei confronti del nucleo antidegrado della municipale non costituiscono elemento di riflessione per il sindaco. Anzi, “peraltro, paragonare l’azione di un organo di sicurezza con gli omicidi di Samb e Diop, uccisi nel 2011 da un criminale estremista, è pretestuoso e sbagliato – dice – su quei fatti gravissimi abbiamo costruito anni e anni di dialogo, collaborazione e rispetto reciproco che qualcuno evidentemente vuole cancellare con un colpo di spugna”.
Nardella inoltre aggiunge: ” Non abbiamo niente da temere o da nascondere e crediamo che il rapporto tra i cittadini e chi ogni giorno si impegna a far rispettare la legge si debba basare sulla fiducia reciproca e sul rispetto: ricordiamoci che non esistono diritti senza doveri”. Secondo il sindaco la manifestazione del pomeriggio, organizzata da Firenze Antifascista, è una “vergognosa strumentalizzazione politica di una vicenda delicata. Chiedere, come fanno i movimenti antagonisti estremi, lo scioglimento di un dipartimento della polizia municipale è semplicemente una provocazione”. La richiesta di sciogliere il nucleo antidegrado è circolata anche fra i membri della Comunità senegalese.
foto Luca Grillandini