Contributi affitto dimezzati, Grandi: “Ritocchiamo l’Irpef”

Firenze – L’allarme viene dai sindacati degli inquilini, che in questi giorni in cui si stanno pagando i contributi affitto 2021, sono stati presi d’assalto dai propri utenti in quanto i contributi corrisposti risulterebbero circa la metà rispetto a quanto atteso. “Il Comune ha messo i soldi – spiega Laura Grandi, segretaria regionale del Sunia – ma il problema è che ci sono state 1200 domande in più. Così, per dare qualcosa a tutti, agli inquilini che erano stati ammessi al contributo è stato corrisposto il 55% in meno di quanto avrebbero dovuto avere. La gente è disperata”. L’idea ci sarebbe, dice Grandi, ovvero ritoccare, anche di poco, l’Irpef che a Firenze, ricorda, “è la più bassa d’Italia. Un rialzo anche minimo, dedicato a rinforzare uno strumento utile come i contributi affitto”.

Intanto dal Comune fanno sapere che non c’è nessun mistero o sorpresa. Come previsto dallo stesso bando 2021 all’art.9, e in coerenza con la legge regionale, non sono esclusi ricalcoli del contributo a fronte di variabili non prevedibili, come, ad esempio, un numero maggiore di domande. In soldoni, la dotazione è quella, e, a fronte di una crescita sostenuta come quella avvenuta di richieste, la scelta è quella di dare di meno, ma un po’ a tutti. Appunto.

Ma ecco cosa è successo: nel 2021 gli ammessi al contributo affitto sono risultati 2513 nuclei, di cui 1721 in fascia “A” e  792 nuclei in fascia “B” (le fasce corrispondono a una somma minore o maggiore, secondo l’Isee e le caratteristiche della famiglia), secondo la determina dirigenziale DD/2022/03680 del 26/05/2022. Circa 1200 in più.

Il vero problema però è un altro. Il Comune aveva stanziato tre milioni nel 2018 per i tre anni a venire, fino al 2021. Non solo. Aveva anche aggiunto un altro milione e 450mila euro nel 2021, fino ad avere la cospicua somma di oltre 4 milioni spalmati sui tre anni 2018-21. Questo milione e 450mila euro era costituito da soldi giunti per i bonus alimentari, che i Comuni potevano decidere di utilizzare in parte anche per altre spese sociali e che il Comune di Firenze aveva deciso di mettere su questa voce.

Ora, “si può ragionevolmente pensare – continua Grandi – che non solo si è registrato un altissimo rialzo di domande, ma che al prossimo bando, che dovrebbe essere lanciato a giorni, le famiglie che chiederanno di essere ammesse potrebbero raggiungere di nuovo quella cifra “. O essere di più. Dunque, bisognerà disporre di risorse adeguate, e, oltre a quelle statali che comunque sono molto basse (si parla di poco più di un milione di euro), il Comune dovrà trovare con risorse proprie almeno altri 2 milioni per giungere perlomeno al livello del triennio passato. Senza contare che gli oltre 4 milioni stanziati in precedenza non sono riusciti, come è evidente ora in fase di corresponsione della quota, a rispondere totalmente ai bisogni, essendosi dovuto procedere, secondo quanto previsto dal bando in questi casi, a un ricalcolo delle somme fino a giungere al ribasso del 55% rispetto a quanto assegnato secondo i calcoli previsti dal bando stesso. “Senza contare il fatto – aggiunge Giuseppe Cazzato, Cobas comunali – che in sede di stanziamento delle risorse per i contributi affitto del 2021, si sapeva già che gli ammessi al contributo erano oltre mille in più. Perciò era già evidente all’amministrazione che i numeri erano alti, e che comunque le risorse aggiuntive non sarebbero bastate”. E quindi, è la conclusione, si sarebbe avuto il tempo di correre ai ripari.

Eppure, dice Grandi, “il contributo affitti è uno degli strumenti più importanti per fronteggiare il caro affitti della città, per cui ritengo che l’amministrazione dovrebbe investire su questo canale. Se poi, visto il momento particolarmente difficile, ci sono difficoltà per gli investimenti, ricordo che Firenze ha l’Irpef più bassa d’Italia. Perciò perché non alzare anche di poco, in modo da potere recuperare almeno una parte di risorse per agevolare uno strumento che sappiamo essere molto concreto e capace di tutelare le famiglie?”.

Sulla questione rilancia Pietro Pierri, segretario regionale dell’Unione Inquilini: “Il problema, oltre a questa divaricazione fra ciò che le famiglie dovrebbero ottenere secondo i calcoli previsti dal bando ed il corrispettivo ottenuto, è più ampio e riguarda anche i ritardi con cui il contributo è erogato. Spesso le famiglie hanno l’acqua alla gola, e quando si corrisponde con ritardi di mesi il contributo, viene meno la sua finalità, che è quella di evitare le morosità. In quest’ottica, anche una erogazione dimezzata può rischiare di porre nell’inutilità lo strumento, che va riproposto con più cura, vista la sua indubbia efficacia. A questo proposito, circa la scarsità di risorse, c’è da porsi ua domanda. ha senso, in questa contingenza, mantener euna fiscalità privilegiata per i contratti a canone libero? Forse è il caso di rivedere il sistema della cedolare secca  sul canone libero, er destinare il maggiore gettito fiscale al fianznaimento di un piano casa strutturale che, unitamente a fondo da PNRR, incrementi nei prossimi 5 anni il parco alloggi pubblici e recuperi risorse per contributi affitto certi, da distribuire con procdure snelle”.

 

 

 

 

 

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