Prato – Si chiude con un bilancio più che positivo la tre giorni del «Festival Seta. Dialoghi sulla Cina Contemporanea», la rassegna, giunta alla sua terza edizione,di approfondimento socio-economico e culturale sul Paese asiatico promossa dall’associazione «Orientiamoci in Cina» in collaborazione con il « Centro Studi sulla Cina Contemporanea» e «Contemporary Art Matters».
L’obiettivo anche quest’anno degli organizzatori è stato quello di promuovere format di conoscenza sulla Cina, per dare un’immagine lontana da stereotipi e luoghi comuni che circondano le comunità cinesi all’estero e qui in Italia. Un’attenzione dovuta alla regione Toscana che ospita a Prato una delle più grandi Chinatown d’Europa, (all’incirca 25mila persone residenti), e che produce un quinto del PIL cittadino e un decimo di quello provinciale. Ospite al Museo del Tessuto di Prato il Festival sulla Cina è il tradizionale appuntamento nel calendario degli eventi pratesi di fine settembre con un’assoluta novità: lo scambio artistico italo-cinese con la mostra “Mitologie Digitali”.
Mentre «Escape l’inatteso» è stato allestito nella saletta Campolmi. Patrocinato dalla Regione, dal Comune,dalla Provincia di Prato e dal Pin, (numerosi anche gli sponsor privati), il Festival Seta Cina, si è aperto con «Rinascimento senza Fine», il docufilm di produzione italocinese del regista Paolo Carrino, sui luoghi simbolo della città, un vero e proprio omaggio a Prato, alle sue bellezze artistiche e storiche.
Quest’anno in sala diverse le associazioni e gli imprenditori cinesi del territorio e poi tanti i giovani e gli studenti degli Istituti superiori pratesi che, accompagnati dai loro insegnanti e dirigenti scolastici, hanno animato gli incontri con politoligi, economisti e giornalisti italiani e cinesi, su temi di stringente attualità. Dal ruolo della Cina nell’Asia Pacifico, al riassetto e all’allargamento dell’alleanza atlantica in conseguenza della crisi russo-ucraina, all’economia con l’aumento del costo delle materia prime e la crisi energetica che apre a scenari di un’economia di guerra, allo sviluppo delle realtà virtuali, (bitcoin e metaverso). Spazi ormai in mano alle multinazionali e dove in futuro avverranno i maggiori contatti non solo sociali ma commerciali.
Focus poi sulla produzione letteraria sinoitaliana e sull’espressività femminile cinese: un tentativo di mediare due culture, spesso rappresentate tanto diverse. E di come,su questo tema, i social si siano rivelati uno strumento adatto a combattere quei modelli con umorismo per superare preconcetti che riguardano il popolo cinese. Non sono mancate narrazioni, musica jazz, racconti,poesie e dibattiti sul giornalismo indipendente di China Files la piattaforma di informazione multimediale interamente dedicata al continente asiatico. Che ha lanciato per il Festival Seta Cina un’indagine degli studenti di Prato sulla sinofobia.
Voce poi ai blogger italiani più seguiti che sono riusciti a raccontare la Cina attraverso i social media. In chiusura un excursus dei rapporti Italia-Cina, attraverso i primi pionieri, scopritori e scrittori che visitarono la Cina ancor prima che divenisse una potenza mondiale. Da Giada Messetti, sinologa ed autrice di numerosi saggi sulla Cina, ospite con il suo ultimo libro “La Cina è già qui”, l’invito ad una nuova e diversa chiave di lettura per conoscere il continente asiatico. Ovvero mettersi all’ascolto spogliandosi di pregiudizi che offuscano la capacità di comprendere e di dialogare.
“L’Occidente non sa nulla della Cina,- ha esordito Messetti, – al contrario dei cinesi che studiano gli autori e la storia occidentale. Il primo passo per confrontarci e capirsi è quello di imparare dalle nostre diversità”.