Un tempo erano terreno di “rivoluzioni” anche solo ipotizzate, canti di libertà, inni di uguaglianza, suoni partigiani. Bella Ciao e gli Inti Illimani su tutti; poi c’è stato il crollo del Muro, la “soluzione giudiziaria” in Italia per i partiti tradizionali e le cose sono cominciate a cambiare. Complice anche la sempre più difficile distinguibilità tra istanze di destra e di sinistra, un perenne ritorno del centro, una globalizzazione che ha spostato altrove i problemi e insomma l’identità da tenere o solo anche marcare, è divenuta dimensione vieppiù rarefatta. Ai bei tempi delle feste dell’Unità, o delle prime Festa Reggio, si cominciava con lo friggere lo gnocco, nell’andirivieni indaffarato dei tanti volontari, e si finiva col diventare segretario di sezione, minimo.
Oggi anche nel Reggiano, un tempo area geografica protetta ove il partito otteneva dalle urne responsi bulgari, le Feste, con la “f” maiuscola, sono quasi sparite dall’orizzonte dell’intrattenimento estivo per lasciare spazio, tutto o solo in gran parte, alle intramontabili sagre di paese legate al patrono od alle crescenti rievocazioni medievali. Che il clima fosse ormai quello della “rievocazione”, seppur di storia moderna e/o contemporanea, anche alle feste Pd, era da quasi un decennio sotto gli occhi di tutti. I dibattiti politici sempre più rarefatti e con pubblico della terza età, a favore dei ristoranti, sempre di più e sempre più ingombranti e dei concerti o spettacoli, il cui cartellone non a caso veniva presentato con largo anticipo rispetto agli ipotetici contenuti. Compiuta la metamorfosi finale, da festa di partito a festa punto e basta, il declino è stato inevitabile.

FestaReggio, la madre di tutte le manifestazioni estive Pd, per adesso è morta causa debiti, sfrattata dalla storica sede del Campovolo, alla ricerca di qualcuno nel partito che la sappia far risorgere dalle sue ceneri. Il principale evento estivo per il Pd reggiano diventa quindi la manifestazione regionale del partito, quella di Villalunga, un po’ sottotono e senza tanti colpi di scena, all’insegna del palla lunga e tornare a pedalare. In un contesto del tutto inedito: per la prima volta andrà in scena in un Comune non governato dal Pd. Il sindaco uscente di Casalgrande, Alberto Vaccari, è stato sconfitto al ballottaggio di giugno dal civico Giuseppe Daviddi per una manciata di voti. E nel feudo villalunghese, un tempo regno bersaniano, poi reame renziano, si attendono gli eventi, “festeggiando” per ora senza nuove particolari personalizzazioni.