Cinque deputati chiedono l’equometro

Mozione al ministro dell’Economia per introdurre il modello ideato dalla Provincia di Reggio
Pierluigi Saccardi

L’equometro, l’innovativo – più capillare e, dunque, per l’appunto più equo – sistema di verifica della situazione patrimoniale e reddituale dei cittadini pensato dalla Provincia di Reggio Emilia ed in particolare dal vicepresidente Pierluigi Saccardi, potrebbe soppiantare definitivamente il tanto criticato Isee in tutta Italia. Ieri cinque parlamentari hanno infatti presentato una mozione al ministro dell’Economia chiedendo “che il Governo prenda in considerazione la possibilità di promuovere uno strumento come l’equometro come modello standard per la richiesta di prestazioni pubbliche assistenziali legate al reddito”.
L’iniziativa – partita da una delle più giovani deputate, la milanese Alessia Mosca del Partito democratico – è stata condivisa da altri due parlamentari del Pd (l’economista pugliese Francesco Boccia e il napoletano Guglielmo Vaccaro) e dai reggiani Pierluigi Castagnetti (Pd) e Renzo Lusetti (Udc), vicepresidente della Camera. “Non solo i reggiani, e non solo il Pd, hanno dunque apprezzato la validità dello strumento elaborato dalla Provincia, e già sperimentato con successo da noi e da diversi Comuni, per dichiarare guerra non alla povertà, ma ai finti poveri, ed utilizzare al meglio le sempre più scarse risorse pubbliche, aiutando chi ha più e davvero bisogno”, sottolinea soddisfatto il vicepresidente Pierluigi Saccardi.

Che l’equometro funzioni – e che l’Isee sia invece un vero colabrodo – emerge chiaramente dalla mozione presentata dal’on. Alessia Mosca e dai suoi quattro colleghi. “Nel 2011 ci sono state oltre 7 milioni di denunce Isee, per un totale di oltre 18 milioni di cittadini che a vario titolo ricevono agevolazioni – si legge nel documento presentato al ministro dell’Economia – I controlli su eventuali difformità vengono effettuati solo in casi limitati e ove questi avvengono si riscontrano sempre percentuali altissime di false dichiarazioni. Infatti, riportando su tutti un unico dato, emerge che l’80% di quanti usufruiscono di sconti e aiuti su servizi pubblici (circa 15 milioni di italiani) denuncia redditi zero, nonostante la Banca d’Italia riporti che il 90% delle famiglie italiane possiede almeno un conto corrente. Le lacune rilevate dagli stessi enti locali che applicano l’Isee per l’accesso ai propri servizi sono molto rilevanti e rischiano di rendere l’indicatore non rappresentativo della reale situazione del cittadino o del nucleo familiare dichiarante”. Serve, dunque, un correttivo, individuato dai cinque parlamentari nel nuovo modello elaborato dalla Provincia di Reggio Emilia “per stabilire i livelli di consumo e definire chi abbia diritto a sussidi e chi no, un algoritmo a disposizione delle amministrazioni, locali e nazionali, denominato “equometro” che introduce rispetto alla certificazione Isee attualmente usata per l’accesso ai servizi, una serie più ampia di indicatori”.

Già utilizzato come modello per la richiesta di servizi assistenziali pubblici dalla stessa Provincia di Reggio Emilia, che ha poi stipulato convenzioni di sperimentazione con i Comuni reggiani di Bagnolo, Carpineti, Casalgrande, Luzzara e Vezzano (“ma molti altri hanno manifestato il proprio interesse come i Comuni di Foggia, San Clemente e Cattolica in Romagna, la toscana Camaiore”) – dai primi dati è emerso che “che nell’80% dei casi analizzati l’applicazione dell’equometro modifica sostanzialmente le condizioni di accesso del richiedente rispetto all’applicazione dell’Isee”. “Ed è importante segnalare che tali variazioni non necessariamente penalizzano l’utente – si legge ancora nella mozione – nel 35% dei casi infatti la compartecipazione finanziaria al servizio è aumentata, ma nel 45% dei casi, in funzione della possibilità di verificare in modo più approfondito la situazione di disagio economico e/o sociale delle famiglie, l’utente gode di una maggiore agevolazione rispetto a quanto verificato con l’applicazione Isee sulle medesime pratiche”. Da qui la richiesta al Governo “di promuovere uno strumento come l’equometro come modello standard per la richiesta di prestazioni pubbliche assistenziali legate al reddito”, concludono gli onorevoli Mosca, Boccia, Castagnetti, Lusetti e Vaccaro ricordando il “vasto ambito di applicazione definito dalla normativa, che ricomprende sia prestazioni a titolarità nazionale sia servizi a titolarità locale, ma anche interventi che rientrano nella spesa sociale e prestazioni di altra natura per le quali vige un principio di razionamento, o di tariffazione differenziata, sulla base di condizioni economiche e patrimoniali dei richiedenti”. L’equometro, dunque, potrebbe soppiantare l’Isee per asili nido e altri servizi educativi per l’infanzia; mense e prestazioni scolastiche (libri, borse di studio, ecc.); agevolazioni per le tasse universitarie; prestazioni del diritto allo studio universitario; servizi socio-sanitari domiciliari, diurni e residenziali; agevolazioni per servizi di pubblica utilità (telefono, luce, gas); ticket sanitari; abitazione (assegnazione case popolari, agevolazioni affitto ecc.); servizi per l’impiego (liste di collocamento, graduatorie per assunzione, ecc.); tributi e tariffe comunali (nettezza urbana, Ici); trasferimenti monetari assistenziali; trasporti pubblici.

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