Si estinguerà prima l’uomo o il mutuo?

Cronaca semiseria della fine del mondo

Tutto finisce presto o tardi: finirà questo articolo che sto scrivendo (gli), finirà codesto webgiornale, finirò io e il mondo intero che, a quel punto, non avrà più senso di esistere. Oggi mi sono svegliato con questa brezza di gioioso ottimismo. Tornando alla finitezza delle cose, prima che finisca, ci tenevo a smantellare i vostri progetti per il futuro che vadano oltre al decidere che fare durante il ponte di natale. Quindi faccio finta di non aver pensato che se ci fosse stato un ponte dei morti, Caronte sarebbe stato disoccupato e passo direttamente a sciorinarvi una sequela di lugubri previsioni. Non prendetevela a male perché queste informazioni possono tornare utili per decidere il momento acconcio in cui accendere un mutuo sbalorditivo che non sarete mai in grado di estinguere o per trovare il coraggio di abbordare quella diciottenne dallo sguardo trombino che vi fa scivolare nelle vostre secrezioni salivari da sei mesi.

Secondo i Maya (nel senso del popolo, ma anche l’ape si è detta d’accordo) l’attuale periodo storico, detto età dell’oro, terminerà il prossimo dodici dicembre. Il nocciolo della questione è che non ci saranno altre epoche. Questa infatti, dopo quella dell’aria, dell’acqua, del fuoco e della terra, sarà l’ultima. Anche se uno studioso di civiltà perdute ha ipotizzato l’inizio di un’età del risottino in bianco, ma non è riuscito a dimostrarne i fondamenti senza farsi sfuggire un ghigno isterico. Dovessero i Maya aver preso una cantonata storica (mai dire maya), ci aspetta il rovesciamento dell’asse terrestre, con inversione dei poli e variazione delle frequenze naturali che determina l’innalzamento della temperatura e la deprogrammazione di tutte le vostre emittenti preferite. Tale fenomeno sarà prodromo di cataclismi devastanti e non posso che ritenere questa ipotesi plausibile visto che per il rovesciamento di un’asse del parquet io mi sono lesionato lo scafoide. Ma forse anche la geomanzia si rivelerà un bidone con le maniglie e nulla di tutto ciò vedrà la luce. Per tale evenienza è pronta ormai da secoli la profezia di Malachia che vergò di suo pugno l’estasi premonitrice che considera l’attuale, il penultimo Papa della storia. Qualcuno di voi starà tirando un sospiro di sollievo, ma sappiate che secondo il vecchio profeta, la morte dell’ultimo Papa determinerà la fine dei tempi.

È ipotizzabile che il buon Malachia fosse sotto peyote (tramandato dai Maya dell’età del tocco di fumo) e che quindi anche lui straparlò senza costrutto alcuno. Se il gioco baro delle probabilità ci avrà portato fino a questo punto, interverrà una sgarbata meteora che ci è appena passata a uno sputo sussurrandoci “aggiusto la mira e torno” per poi ripresentarsi assettata meglio, nel 2036. In quella data il sassetto cosmico, lanciato da qualche divinità che voleva vedere quanti rimbalzi riusciva a fare, renderà il nostro pianeta un luogo invivibile, ma sempre più accogliente di Frosinone a ferragosto. D’accordo, anche la meteora può schivarci canticchiando caro amico ti schivo. Oppure gli scienziati di tutto il mondo si rivedranno tutti insieme la collezione di film hollywooodiani sulle tragedie sfiorate e troveranno un modo per rendere innocua la meteora e, volesse iddio, anche Hollywood. A questo punto ci sarebbe senz’altro da dire che la razza umana gode di immeritata fortuna. Si sono estinti i dodo che nulla fecero di male se non essere portatori di stupidità, non vedo perché l’uomo dovrebbe godere ti cotale sfacciata buona sorte, considerato che alla stupidità lui ha aggiunto il male e a volte il malissimo. Io non dispero perché le minacce non sono finite. Secondo ONU, WWF, CRI, ANAS, AISCAT e Società Autostrade, le risorse a nostra disposizione termineranno entro il 2050. Per essere più precisi, se tutti gli abitanti del pianeta consumassero beni primari ed energia come un qualunque cittadino americano, alla razza umana servirebbero cinque pianeti come il nostro. Certo in questo caso la fine sarebbe più cruenta e dolorosa, ma dopo tanta fortuna non è che si possa star lì a fare i puntigliosi.

So bene di non essere riuscito a spaventarvi. Il motivo è che a nessuno, in realtà, interessa che fine farà il mondo. In fondo al cuore imputridito dai cattivi sentimenti e dai trigliceridi, si pensa che, in tutta sincerità, può andare anche tutto a rotoli, tanto la diciottenne non ci sta e i tempi del divertimento spensierato sono finiti da quando hanno smesso di stampare il Postal Market. Anzi, per sopramercato, ancora più in fondo al malandato miocardio, c’è un po’ di cinica e spocchiosa attitudine alla fine, al concetto “dopo di me il nulla”, al pensiero che niente e nessuno vedrà o saprà oltre noi e, evidentemente, nessuno potrà giudicarci con il senno di poi o un qualsiasi altro senno del destino. Scavando ancora più in profondità si scovano anche sentimenti di amara arrendevolezza. Arranco come un tricheco stanco per rendere la mia vita almeno un’ottava sopra allo schifo, figurati se posso fare qualcosa per chi verrà dopo di me (e si prenderà il tuo armadio).

Insomma parole se ne sentono tante, ma qualcuno che sbrighi la faccenda di salvare il mondo, non si scorge all’orizzonte. Il che è strano perché a guardarsi bene intorno, ad osservare la gente che ti calpesta, sbraita, ti maltratta, si inalbera… pare che tutti siano presi da impellenze di rilevanza planetaria. Ma in fondo va bene così, inutile affannarsi e sbattere la coda come pesciolini in un ristorante giapponese: se deve finire, che finisca. Ha da passà ‘a nuttata.

Signor direttore, per quei trentamila, lasciamo stare no? Tanto…

Cruman

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