Una scuola sopravvissuta appena quattordici anni, dal 1919 al 1933, censurata dalle autorità nazionalsocialiste perché considerata centro di “bolscevismo culturale”, è oggi sinonimo internazionale di modernismo architettonico e grafico: il Bauhaus.
Nel 2026 il pezzo forte della sua eredità, l’edificio centrale della scuola inaugurato da Walter Gropius (1883-1969) a Dessau spegne 100 candeline.
Fondata a Weimar nel 1919 da Gropius con un manifesto che proclama l’assenza di “differenze essenziali tra l’artista e l’artigiano” e che indica nella costruzione il “fine ultimo di ogni attività figurativa”, la scuola del Bauhaus si trasferisce a Dessau nel 1925 a seguito dell’ostilità dell’opinione pubblica e dei tagli ai finanziamenti decisi dal nuovo governo della Turingia.
È proprio a Dessau che il progetto Bauhaus trova la sua forma più compiuta: il periodo di Dessau, compreso tra il 1925 e il 1932, rappresenta la fase di massima maturità istituzionale e stilistica della scuola, quella in cui le premesse pedagogiche elaborate a Weimar si traducono in un linguaggio architettonico ben riconoscibile fatto di geometria pura, funzionalismo e assenza di ornamenti.
Questo linguaggio prende corpo nell’edificio progettato dallo stesso Gropius. Il complesso progettato da Gropius, completato e inaugurato nel 1926, si fonda su uno scheletro portante in acciaio, una facciata continua in vetro (detta “curtain wall”) e un’organizzazione planimetrica libera che separa funzionalmente i corpi di fabbrica cioè l’ala delle officine, l’edificio degli atelier detto “Prellerhaus” e il blocco amministrativo.
Questa ricerca della trasparenza architettonica incarna in realtà un ideale politico ben preciso: la costruzione di una comunità democratica.
Il Bauhaus infatti non è soltanto una rivoluzione estetica, ma anche un esperimento democratico: fin dalla fondazione la scuola si dichiara aperta a uomini e donne diventando una delle prime scuole d’arte a offrire alle donne l’accesso gratuito. La democratizzazione del design stesso, come voluta dal direttore della scuola dal 1928 Hannes Meyer sotto il motto “necessità popolari invece di necessità di lusso” (“Volksbedarf statt Luxusbedarf“), risponde a questa logica democratica: l’obiettivo non è più l’oggetto unico per pochi, ma la produzione industriale in serie di oggetti d’uso quotidiano, mobili, lampade e utensili accessibili a tutti.
Per tornare all’edificio di Dessau del 1926, ricordiamo che contestualmente alla sua costruzione, sorgono anche le case dei docenti ovvero quattro residenze immerse in un boschetto adiacente: un’unità unifamiliare per Gropius e tre unità bifamiliari destinate alle coppie di maestri Klee/Kandinskij, Muche/Schlemmer e Feininger/Moholy-Nagy. Oggi sia l’edificio che le “Meisterhäuser” sono iscritti nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO dal 1996.
Nello stesso 1926 prende avvio anche la prima fase della costruzione del quartiere Törten, complesso di case popolari a schiera commissionato dal governo municipale a Gropius e fondato su criteri di standardizzazione costruttiva ed efficienza abitativa.
Il 1926 è anche l’anno in cui la designer Marianne Brandt, prima donna ammessa al laboratorio di metalli, ambito fino ad allora precluso alle allieve, e futura direttrice dello stesso laboratorio dal 1928, realizza i prototipi delle iconiche lampade a globo, tuttora in produzione.
A questo proposito vale la pena ricordare che la storiografia della scuola ha per lungo tempo marginalizzato il contributo femminile alla scuola.
Tra le grandi anime femminili del Bauhaus è bene ricordare tra le altre Anni Albers, entrata nella scuola nel 1922, trasformando la tessitura in un linguaggio di astrazione geometrica, Gertrud Arndt, che con i suoi tappeti dal gusto geometrico e per la serie fotografica “Mask Portraits”, è letta come antecedente dell’arte femminista e Otti Berger, direttrice del laboratorio di tessitura a partire dal 1931 e vittima della Shoah nel 1944.
Un ulteriore evento fondamentale per il Bauhaus nel 1926 è la creazione del carattere tipografico Universal disegnato da Herbert Bayer (1900-1985) nel 1925.
Il carattere Universal si basa su forme geometriche elementari ed è privo di maiuscole. Gli argomenti per l’eliminazione della maiuscola sono molti: l’incoerenza tra il non pronunciare suoni “grandi” e lo scriverli in maiuscolo, la ridondanza di due alfabeti quando uno solo è sufficiente, la minore leggibilità tipografica del maiuscolo e, non ultimo, il risparmio di tempo alla macchina da scrivere.
Inizialmente Gropius non è propenso ad adottare un sistema di scrittura interamente minuscolo, basti pensare che in una conferenza del 1926 definisce l’eliminazione delle maiuscole da “estremisti della standardizzazione”.
Nonostante le resistenze iniziali, l’eredità di questa rivoluzione tipografica si rivelerà duratura. Il carattere Universal è fondamentale per la storia dei font novecenteschi: pone le basi per la “Nuova Tipografia” teorizzata da Jan Tschichold nel 1928, per il Blippo, disegnato da Joe Taylor nel 1969 e reso popolare dai titoli di Super Mario Bros., e per il font Bauhaus, disegnato da Ed Benguiat nel 1975, la cui variante Bauhaus 93 è diffusa nel pacchetto Word.
Un altro tassello per la storia del Bauhaus nel 1926 è editoriale: il 4 dicembre, in concomitanza con l’inaugurazione dell’edificio di Dessau, esce il primo numero della rivista “bauhaus”, finanziata dal Circolo degli Amici del Bauhaus e composta, coerentemente con la riforma tipografica, esclusivamente in caratteri minuscoli.
Diretta fino al 1928 da Gropius e Moholy-Nagy e successivamente da Hannes Meyer ed Ernst Kállai, con l’impaginazione curata da Joost Schmidt, la rivista ha un programma editoriale, dichiarato sul numero 4 del 1928, che rifiuta il modello della rivista d’arte solenne destinata inesorabilmente all’oblio bibliotecario.
La testata cresce da fascicoli di sei pagine fino al numero doppio 2/3 del 1928, di quaranta pagine, per poi contrarsi drasticamente nell’ultimo, esile numero del 1931, di sole quattro pagine e si propone come strumento per scuotere le fondamenta dell’architettura e del design contemporanei.
Parallelamente alla rivista, tra il 1925 e il 1930, ricordiamo anche la collana dei “Bauhausbücher”, quattordici volumi firmati direttamente dai maestri della scuola (Klee, Kandinskij, Gropius), ma anche Mondrian, Moholy-Nagy, Schlemmer e Theo van Doesburg, pubblicati inizialmente a Monaco e poi tra Berlino e Magonza.
A cent’anni di distanza da quella stagione, l’eredità del Bauhaus torna oggi al centro dell’agenda politica europea: l’odierna ricorrenza è celebrata dall’Unione europea con un investimento politico e finanziario: il “New European Bauhaus” (NEB), iniziativa del “Green Deal” e promossa dalla Commissione Europea, volta a coniugare transizione ecologica, inclusione sociale ed estetica degli spazi secondo i tre valori di sostenibilità, inclusività e bellezza. Il Festival omonimo si è tenuto a Bruxelles dal 6 al 9 luglio.
A questa cornice istituzionale si affianca anche Bauhaus4EU, alleanza universitaria europea costituita ufficialmente il 1° gennaio 2025 dalla Bauhaus-Universität Weimar insieme a una decina di atenei partner distribuiti in nove paesi, esplicitamente ispirata ai principi del “New European Bauhaus” e articolata in corsi interdisciplinari condivisi e in “Regional Living Labs” dedicati alla collaborazione tra studenti e comunità territoriali.
Questa occasione può essere il momento adatto per riscoprire “Il Bauhaus-Archiv” del “Museum für Gestaltung” di Berlino.
Il museo fondato nel 1960 a Darmstadt da Hans Maria Wingler e successivamente trasferito a Berlino grazie a Gropius, custodisce la più vasta collezione mondiale dedicata alla scuola, incluso l’archivio Gropius con circa quattordicimila lettere, seimila fotografie e una rassegna stampa storica relativa al periodo 1917-1925.
Chi sperasse di visitarlo dovrà però pazientare ancora: il museo è infatti chiuso dal 2018 per un ampliamento progettato dall’architetto Volker Staab, con riapertura prevista per la fine del 2027, nel frattempo resta consultabile online un catalogo di oltre cinquecento capolavori digitalizzati ad alta risoluzione.
Di là dall’Atlantico, il Getty Research Institute di Los Angeles mantiene attiva dal 2019 la mostra interattiva “Bauhaus: Building the New Artist”, concepita per il centenario della fondazione della scuola (2019).
In foto Bauhaus – Dessau (fonte Wikipedia)
Bibliografia
BAUHAUS4EU: European University Alliance. URL: https://www.bauhaus4.eu/.
Casciato, Maristella, Gary Fox e Katherine Rochester. “Bauhaus: Building the New Artist.”
Bauhaus: Building the New Artist. Getty Research Institute. URL: https://www.getty.edu/research/exhibitions_events/exhibitions/bauhaus/new_artist/.
“Collection.” Das Bauhaus-Archiv / Museum für Gestaltung. Bauhaus-Archiv / Museum für Gestaltung. URL: https://www.bauhaus.de/en/research/collection/.
Lombardi, Anna A. Storie di donne al Bauhaus. Milano: Edizioni FrancoAngeli, 2025. Print.
“New European Bauhaus: beautiful, sustainable, together.” URL https://new-european-bauhaus.europa.eu/index_en.
Riegel, Andrea. “Explore: Bauhaus Originals for Download.” Bauhaus Bookshelf. Andrea Riegel, URL: https://www.bauhaus-bookshelf.org/bauhaus-original-sources-for-pdf-download.html.
“Typisch Bauhaus?” Bauhaus Entdecken. URL: https://www.bauhaus-entdecken.de/typisch-bauhaus/typisch.