di Mario Bencivenni
Firenze – In pieno giorno e mentre fiumi di persone si recavano al primo concerto del Festival Rock all’arena Visarno, un grande ramo di tiglio nel viale laterale al parterre di Piazzale del Re è caduto ferendo gravemente una giovane donna. Appena due giorni dopo, ancora vivo lo sconcerto per l’evento e ultimate le verifiche “straordinarie” ai tigli adiacenti prdisposte dai “responsabili” del verde urbano un altro ramo di Celtis è venuto di sotto nei pressi della Piscina delle Pavoniere.
Si tratta di due eventi gravi che potrebbero essere interpretati come una vendetta degli alberi verso il trattamento che riserva loro la maggioranza degli umani e chi li rappresenta nelle amministrazioni pubbliche. In realtà poiché sono certo che le piante siano prive del sentimento di vendetta, questi eventi sono da attribuire in toto alla mala gestione del verde urbano e del più importante parco pubblico e monumentale di Firenze.
Chi da trent’anni amministra il verde urbano, in perfetta continuità di scelte politiche ha portato avanti con caparbietà lo smantellamento del servizio comunale dei giardini riducendo ai minimi termini il suo organico soprattutto nel fondamentale ruolo esecutivo dei tecnici giardinieri/boscaioli. Ma anche il ruolo di direzione e progettazione è stato ormai trasformato in un appaltificio seriale di lavori e addirittura servizi a favore di ditte private con appalti al ribasso.
Nel caso specifico vorrei soffermarmi sulle dichiarazioni rilasciate dalla vice Sindaca e assessora all’ambiente che ha detto che i “tecnici” utilizzati dall’amministrazione avevano monitorato il tiglio nell’agosto di un anno fa, naturalmente attraverso lo strumento delle V.T.A., e che non erano state rilevate criticità. E solo dopo la caduta del ramo con danni a due persone ha richiesto una ulteriore valutazione straordinaria. La cosa più incredibile è che ancora una volta si vuole accreditare che la tecnica e la scienza hanno fatto tutto il possibile, ma sono i comportamenti delle piante imprevedibili e attribuibili ancora alla causa di forza maggiore dei cambiamenti climatici.
In realtà la verità che non si vuol vedere è un’altra e molto più semplice.
Il parco delle Cascine è un importante parco pubblico e monumentale e come tale è opera di giardinaggio e orticultura che col Piano Poggi per Firenze Capitale acquistò la fisionomia e la funzione che è arrivata ai nostri giorni grazie alle cure che generazioni di tecnici orticultori hanno assicurato a questo importante bene comune della città. Nei decenni successivi al passaggio delle Cascine alla comunità di Firenze qui trovarono posto non solo la sede del servizio comunale dei giardini e dei pubblici passeggi, ma anche importanti istituti per gli studi orticoli forestali: dalla Scuola di Pomologia, primo nucleo dell’attuale Istituto Tecnico Agrario, dell’Istituto di Selvicoltura poi divenuto Facoltà di Scienze Agrarie e Forestali .
Grazie a generazioni di giardinieri/boscaioli ben addestrati alla cura, conservazione e potenziamento dei giardini e dei parchi il Parco delle Cascine, nonostante drammatiche ferite inferte dal secondo conflitto mondiale e dall’alluvione del 1966, ha mantenuto le sue più importanti caratteristiche di parco pubblico fino alla fine del ‘900.
Il processo di degrado allora iniziato è il frutto del drastico taglio nell’organico dei giardinieri boscaioli comunali a favore della esternalizzazione a privati, e del progressivo incremento di tutte quelle attività definite dalla “Carta di Firenze” come usi impropri e pertanto inammissibili per parchi e giardini monumentali.
Se non si vuole fare opera di “distrazione di massa” questi due fattori sinteticamente richiamati sono gli aspetti da cui partire e da approfondire con un dibattito pubblico vero sulle sorti delle Cascine.
Ritornando ai recenti episodi va denunciata la leggerezza con cui viene affrontato il tema della sicurezza di un parco pubblico. Da qualche decennio chi amministra questo bene fondamentale per la vivibilità delle nostre città di fatto ha concentrato la sua attenzione sugli aspetti della sicurezza e sul rischio dei danni provocati dalle alberature ornamentali. In un primo momento utilizzando lo strumento delle VTA per valutare il rischio di cedimento delle piante csi è cercato di legittimare una pratica estesa di abbattimenti e piantagioni. Dopo che la mobilitazione di cittadinanza attiva in difesa degli alberi ha contrastato e messo a nudo i limiti di questo sistema, si è proseguito quella può essere definita una “mattanza”degli alberi in città in nome della sicurezza valutata sul “fattore di vulnerabilità”. La legittimazione dell’abbattimento di una pianta ornamentale è stata così trovata nel contesto di presenza umana o di beni ( aree giochi per bambini, plessi scolastici, strade ad alta percorrenza etc.). Se è vero questo principio autorizzare e realizzare nel Parco delle Cascine eventi quali mega concerti come quelli che si tengono all’Arena Visarno o al Prato delle Cornacchie costituisce una enorme elevazione del fattore di vulnerabilità per la sicurezza.
Tralasciando le considerazioni dovute su altre gravi conseguenze in termini di degrado prodotte sul parco da questi eventi, stupisce e indigna il refrain di banali giustificazioni di chi è il primo responsabile di questa situazione.
Alla Sindaca, alla assessora all’ambiente e ai suoi direttori e dirigenti , vorremmo ricordare che per rimediare a questo degrado la soluzione immediata da adottare è quella che da anni cittadini e associazioni ambientaliste come Italia Nostra propongono senza essere ascoltati: meno V.T.A. e mega concerti e più tecnici giardinieri/boscaioli addetti alla cura costante e diretta del Parco.