
Dal nostro inviato all’evento pontificio di Carpi: cronaca laica e disincantata ma alla fine commossa e commovente, vissuta e domestica, intimista ed espressionista
“Grazie, grazie, grazie”. Probabilmente son queste tre parole, pronunciate dal Vescovo di Carpi Mons. Francesco Cavina al cospetto del Santo Padre arrivato domenica 2 aprile nella città dei Pio, quelle che esprimono meglio di tutte il sentimento provato dalle decine di migliaia di cittadini accorsi per questo evento eccezionale. Parliamo di “cittadini” e non di fedeli perché quelli che Papa Bergoglio riesce a radunare non sono solo i fedeli in senso stretto; la forza di questo Papa è quella di riuscire a emozionare e a farsi ascoltare anche da persone non necessariamente vicinissime alla chiesa, che hanno ritrovato, grazie a lui, una nuova sintonia con l’istituzione religiosa o almeno una rinnovata curiosità.
Riguardo alla cronaca della visita, tralasciando in questa sede particolari che tutti abbiamo già avuto modo di leggere ovunque, la cosa che ha colpito è stata la perfetta organizzazione, l’ordine e la fluidità della situazione, nonostante i circa 80.000 visitatori (anche se il balletto delle cifre è tuttora aperto ma in fondo chi se ne importa). Quello che invece è davvero importante e che ha colpito i presenti, nonostante non sia una novità, è la disponibilità che Bergoglio ha verso chi lo circonda e che ha avuto anche in questa occasione nei confronti dei tanti che lo acclamavano: al passaggio della Papa mobile ad esempio, colpiva come con il suo sguardo sembrasse cercare lo sguardo di tutti ma proprio tutti quelli che erano lì per salutarne l’arrivo. Si vedeva bene che, oltre al saluto formale, quelli che distribuiva erano sguardi e sorrisi “personalizzati”, sembrava cercasse di dispensare un sorriso e un saluto speciale e diverso dall’altro a ciascuno dei presenti. Quello che è entrato a Carpi sulla Papa mobile salutato da applausi e fotografie ricordo, accompagnato da una scorta minima e discreta, è stato un Papa Francesco che è sembrato a tutti in gran forma, sorridente e vigoroso. Un Papa che anche solo con la sua presenza ha fatto provare una forte emozione a tutti i presenti, nel corso del suo passaggio.
Il resto è cronaca di una mattinata con piazze piene, maxischermi e altoparlanti per la diffusione della diretta della messa, officiata sul sagrato del Duomo rimesso a nuovo dopo 5 anni, cioè dopo il terremoto che nel 2012 lo danneggiò tanto da impedirne l’accesso ai fedeli, e il cui recupero ha impegnato squadre di restauratori fino a poche settimane fa. Gente attenta e composta, a sentire il Papa, alcuni in attesa dall’alba per occupare un buon posto a sedere nella enorme platea che è stata Piazza Martiri, stracolma eppure disciplinata.
Già, Piazza Martiri, il Duomo, Carpi, i carpigiani: questa è la seconda parte del racconto. Un racconto che parte a maggio 2012 quando il terremoto rese fragili non solo gli edifici ma anche l’identità delle comunità della bassa modenese e bassa reggiana, e tra queste anche di quella di Carpi. Nonostante la riapertura di gran parte degli edifici del centro storico dopo alcuni mesi, l’inagibilità di alcuni luoghi simbolo come la chiesa di San Francesco (tuttora chiusa) e del Duomo sono stati segno e testimonianza che non tutto era risistemato dopo quei terribili giorni. Se i danni materiali non furono così drammatici come quelli avvenuti sull’epicentro nel 2012 o come quelli recenti del terremoto in centro Italia, quello che allora si sgretolò fu forse lo spirito dei carpigiani, che nonostante gli slogan automotivanti (il famoso “Teniamo botta”) negli anni successivi a quei fatti non fu mai proprio lo stesso di prima.
Invece la grande partecipazione popolare che ha salutato una settimana fa la riuscitissima cerimonia di riapertura del Duomo con autorità ed eventi è stata una buona prova generale per la visita di papa Bergoglio la domenica successiva, ed entrambi questi eventi è come se siano stati un segnale forte, simbolico ma al contempo concreto, nella direzione di una ritrovata coesione sociale, riappropriazione dell’identità comunitaria, rinnovata fiducia, orgoglio di essere cittadini carpigiani; un incoraggiamento a riaccendere lo spirito fiero ed intraprendente che caratterizzò Carpi negli anni ruggenti e che ultimamente sembrava essere un po’ smarrito. Citando le parole di Mons. Cavina a Papa Francesco, la visita del Pontefice nella piccola città di Carpi, è stata una sorta di cardiotonico che incoraggia tutti a riprendere vigore nel cammino della vita. Accompagnati dall’emozione di una giornata che rimarrà tra i ricordi migliori di chi era presente e della città tutta.

