San Mauro a Signa – Numerosi carabinieri e due vigilesse per sfrattare un signora malata. Sfratto richiesto dal Comune di Signa, per decadenza, dovuto, secondo gli uffici comunali, all’abbandono dell’abitazione assegnata svariati anni fa a San Mauro a Signa, unitamente alla morosità.
Non è il solo punto che presenta criticità, in questa vicenda, a cominciare dall’accusa di abbandono dell’alloggio, ai procedimenti con cui sono stati portati avanti gli atti, ecc. Tuttavia, di tutto ciò, come dice il segretario del SuniaFabio Seggiani, “si occuperanno i legali e le istituzioni preposte. Per quanto ci riguarda, invece, è una questione di umanità ma anche di scelta sociale, in sintonia con la necessità di non aggravare ulteriormente una situazione già fragile, che riguarda l’intero nucleo famigliare”. D’altro canto, come racconta Sandro Targetti della Rete Antisfratto, le criticità sono molte, a cominciare dallo stato di salute della donna, la madre sfrattata a sorpresa dal gruppetto di militi con rinforzo di due vigilesse; quello stato di salute che l’aveva costretta a prolungare l’assenza per un viaggio in Marocco intrapreso allo scopo di rivedere i suoi famigliari. Fragilità vissuta anche dal figlio, che, anche grazie alle conseguenze dovute a una serie di drammatiche vicende vissute nella sua infanzia ed adolescenza, ha maturato comportamenti tali da condurlo a Sollicciano. Una situazione, la sua, che poteva forse avviarsi anche ad arresti domiciliari, che purtroppo, anche se fossero maturati, sarebbero risultati inutili, in quanto il proprietario (ovvero, il Comune di Signa) ha già cancellato da mesi la residenza per il nucleo famigliare. Una cancellazione avvenuta ancora più a sorpresa rispetto allo sfratto, in quanto la prassi solita seguita in queste vicende vede la cancellazione della residenza solo dopo (anche mesi dopo), l’esecuzione dello sfratto. Il perché è semplice, a partire dal fatto che, se gli sfrattati volessero avviare un ricorso, o volessero richiedere paracaduti sociali, o semplicemente continuare ad avere l’assistenza sanitaria, devono essere residenti. Insomma, il problema è complesso.
“Resta il fatto – continua Seggiani – che, e dispiace dirlo, in questo caso particolarmente difficile a livello di fragilità di tutto i nucleo famigliare, non abbiamo avuto ancora un confronto col Comune, pur avendolo sollecitato. La famiglia (c’è anche una sorella che però ha tenuto un profilo defilato nella vicenda, ndr) ora è in strada, per meglio dire la madre, con tutto il suo carico di problemi di salute. In settimana abbiamo un appuntamento, il primo, con l’amministrazione, ma è ovvio che ad ora la nostra utente è in sistemazioni di fortuna, per quanto riguarda la notte, che non possono che essere di emergenza e temporanee”.
“Stupisce – dice Targetti della Rete Antisfratto – che di fronte a un vero caso sociale con svariate problematiche, il Comune non trovi altro sistema che quello di mettere in atto una risposta muscolare, sproporzionata, a sorpresa, come se questo potesse risolvere qualcosa”.
“D’altro canto – conclude Seggiani – è necessario, al di là dell’aspetto burocratico e legale che segue il suo percorso, tenere conto delle persone e delle loro vite, in un approccio che includa un sistema capace di occuparsi delle fragilità, anche confrontandosi col sindacato, le associazioni, i casi particolari”, Insomma, mettere per strada una donna malata, o rendere impossibili i domiciliari a un ragazzo problematico, non sono soluzioni. Ci saranno solo una homeless in più e un giovanissimo detenuto sempre più incatenato al suo girone dell’inferno.