Qualcuno è preoccupato, qualcuno rassegnato, ma i più sono imbestialiti. Perché le tasse di per sé non sono piacevoli, poi se il pagamento diventa una corsa a ostacoli ecco allora che esplode la rabbia. E’ quanto accaduto davanti allo sportello clienti Iren dove si è formata una lunga coda di cittadini che hanno ricevuto il bollettino della Tares, la nuova tariffa rifiuti. I problemi denunciati sono tanti: si va dai casi più assurdi – moduli F24 spediti a casa di persone decedute – a bollettini fuori misura e cartelle pazze. Con l’incubo della sanzione del 30% per chi paga in ritardo.
A complicare ulteriormente le cose l’impossibilità di effettuare il pagamento on line e di avvalersi del servizio di pagamento automatico via banca. In questo modo non solo si sono create lunghe file alle Poste – situazione inaccettabile in un Paese industrializzato – ma sono stati numerosi i problemi segnalati dai cittadini, a cominciare dai bollettini recapitati a persone decedute. Erano numerose questa mattina i parenti di persone non più in vita che si sono viste recapitare il modulo per il pagamento della tassa.
D’altra parte è partito proprio da un cittadino reggiano, tramite Confconsumatori, il primo ricorso pilota alla commissione tributaria contro un avviso di pagamento della Tares. Secondo l’associazione di categoria Nell’avviso di pagamento mancano elementi utili per verificare l’esattezza della cifra, il controllo delle somme che si ritengono dovute, il calcolo dell’imposta con il quale si arriva agli importi richiesti in tema di Tares e di tributo ambientale provinciale. Non si capisce quante siano le rate e non sono indicati i termini entro cui fare ricorso.
Secondo il presidente regionale Secondo Malaguti, il responsabile di Confconsumatori Piacenza Dario Gatti e il consulente Davide Grasselli, negli avvisi emessi sul territorio di Reggio Emilia, Parma e Piacenza, mancherebbero alcuni elementi formali necessari. “Il provvedimento impositivo, ovvero l’avviso di pagamento, – ha spiegato Grasselli – è stato emesso in carenza di ogni elemento utile per verificare l’esattezza della pretesa comunale, e ciò in spregio ad ogni esigenza di trasparenza e motivazione dei provvedimenti amministrativi. Inoltre, in atti, oltre all’ubicazione nella quale viene indicata solo la via, non si rinviene nessuna altra informazione che consenta un adeguato e rigoroso controllo delle somme presuntivamente ritenute dovute. E’ poi indubbio come l’avviso di pagamento ricevuto dai contribuenti non contenga il calcolo dell’imposta, con il quale si arriva agli importi richiesti in tema di Tares e di Tributo ambientale provinciale. Non si capisce nemmeno quante siano le rate 2, o 3 o di più. E infine è indubbio che non siano indicati i termini entro cui fare ricorso, la commissione tributaria competente e le forme da osservare ai sensi della dsl 546/92”.
Chi ha già pagato e vuole presentare ricorso deve prima chiedere il rimborso a Iren (la società che si occupa della raccolta rifiuti e dell’igiene ambientale in Emilia Romagna). Se, come prevedibile, verrà opposto rifiuto, si riapriranno i 60 giorni per presentare ricorso. In caso di mancata risposta, invece, dopo i 90 giorni del silenzio-rifiuto ci saranno 60 giorni di tempo per presentare ricorso.
Dal 2000 rifiuti più cari del 67%
Dal 2000 le tasse sui rifiuti sono aumentate del 67%. Tredici anni fa in media una famiglia pagava 270 euro, ora con la Tares l’importo si stima intorno ai 450 euro. Lo dicono i dati di una ricerca della Cgia di Mestre che confermano che la Tares costerà circa 2 miliardi di euro in più rispetto alla Tarsu/Tia. Un importo sempre in salita, nonostante negli ultimi 5 anni di crisi la produzione di rifiuti sia calata del 5% mentre la raccolta differenziata, che permette di risparmiare sui costi di smaltimento, sia aumentata del 30%.
Rincari che continuano per i cittadini proprietari di case dove si nota un aumento per il tributo ambientale sulla casa. Nel 1993 si attestava sul 3,08%, segnando di anno in anno un aumento continuo; oggi ben due terzi delle provincie ha adottato la misura massima dell’aliquota del 5% portando la media nazionale al 4,48%.