Arena della Musica: un azzardo coi soldi pubblici

anziani-che-ballanoIl progetto di mega arena spettacoli/eventi ci sembra un gran azzardo per i motivi che seguono.
Un intervento del genere compromette, per dimensioni e relative urbanizzazioni, la valenza ambientale dell’ultimo grande polmone verde della città di Reggio Emilia: con buona pace di un pezzo rilevante della politica anti smog.

Di fatto quell’area diviene privata. Un’area strategica per la città utilizzata per una funzione non strategica , ma fine a sé stessa. Non vi saranno miglioramenti per il modo di spostarsi dei Reggiani, anzi in occasione delle manifestazioni la città andrà in difficoltà sotto il peso di un traffico insostenibile, con aumento esponenziale degli inquinanti vista la mole di presenze stimate in oltre 300.000 anno.

Si poi tenga presente che il periodo utile per gli spettacoli all’aperto va da Maggio a Settembre, quindi si parla di circa 100.000 presenze al mese considerando agosto non utile per la festa dell’Unità.
Vengono utilizzate risorse economiche pubbliche (e sociali visto che Fondazione Manodori e Coopservice hanno finalità sociali e mutualistiche) male impiegate per un intervento di carattere privato. 
La diffusione della cultura musicale della città o dell’intera Emilia Romagna non troverà giovamento da questo intervento nonostante una legge regionale che nelle intenzioni vuole premiare la musica. Ligabue o Zucchero per divenire star non hanno avuto bisogno di mega arena spettacoli. 

Un intervento economico rischioso con soldi pubblici. Lo show business è un mestiere difficile e noi pensiamo che passato il primo entusiasmo iniziale sia molto difficile, improbabile, che la mega arena possa macinare utili (e spettatori paganti); ad oggi il mercato musicale non sta premiando strutture elefantiache e di carattere permanente. Vedremo.

Siamo in presenza di una errata concezione della strategicità di Reggio Emilia. Se Reggio si è conquistata un ruolo in regione Emilia Romagna e anche oltre, lo si deve (in tempi non lontani) a intuizioni come la stazione Mediopadana, il nuovo ospedale Santa Maria nuova, l’università di Modena e Reggio, il centro Malaguzzi: progetti tra loro coordinati che in prima istanza hanno pensato al benessere della città e a favorire il lavoro e le attività economiche della città in un contesto globale. La scelta della mega arena al campo volo è il contrario di tutto ciò: più un danno che un utile, intasiamo ulteriormente la città senza possibilità di via d’uscita, ci giochiamo in malo modo un’area strategica e i benefici, se vi saranno, andranno a soggetti che in larga parte non sono locali o che non reinvestiranno localmente, anzi al bisogno torneranno bussare alle casse degli enti pubblici (o sociali).

Che la politica locale sia a corto di idee lo si sapeva. Ma il groviglio di interessi che lega un partito (Pd) il Comune di Reggio Emilia e la Regione, il mondo della Lega Coop ed ora un ente Morale come la Fondazione Manodori su un intervento economico che a tutti gli effetti è di un privato, lo giudichiamo malsano. Come ultima considerazione ci chiediamo inoltre che fine hanno fatto gli intenti di rompere le cinghie di trasmissione dal partito alla lega Coop?

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