Cango: la bellezza gioiosa e libera dei danzatori “imperfetti”

Where is everybody?, opera collettiva per sei interpreti di due formazioni provenienti dal Belgio

Firenze – Un importante debutto nazionale ha segnato il cartellone del festival La democrazia del corpo imbastito da Virgilio Sieni presso il suo spazio di residenza, i Cantieri Goldonetta di via Santa Maria, nel cuore dell’Oltrarno fiorentino. Da anni la manifestazione è un punto di riferimento, non solo a livello nazionale, per esplorare i linguaggi coreografici della contemporaneità. Siano essi iscritti nel solco di una ricerca “storica”, definita cioè da scuole e laboratori, compagnie e solisti che dialogano con una struttura organica, sempre instabile ma comunque funzionale, della prassi narrativa, siano invece espressione diretta e liberatoria della fisicità (e annessa espressività) propria del corpo umano, macchina celibe che sprigiona inedite partiture e increduli depistaggi.

A queste coordinate che poco hanno a che fare con in verbali e i protocolli, le sintassi e le grammatiche, e molto con la dedizione e l’affetto, la simpatia e l’altruismo, sempre però scanditi in termini di professionalità e disciplina, linee guida che fissano nella “libertà” del movimento in quanto strumento comune a disposizione di tutti, nessuno escluso, quindi inequivocabilmente democratico, il valore primario, il senso stesso della creazione artistica, a questo confine senza confini si rifà, con ampiezza di vedute e ambiti di coinvolgimento, molto del lavoro di Virgilio Sieni in quanto artista coreografo e, in sintonia, “operatore umanitario” che agisce sul territorio.

Un lavoro che trova in esperienze parallele, condotte oltre confine, una spinta di solidarietà, una patente di condivisione, un perimetro di affinità e un afflato di comunità, che rende conto della profondità del progetto, dell’importanza del compito e delle sue prospettive. Non si tratta di circumnavigare l’eccentrico, la diversità, l’insolito, per colpire l’immaginario di chi guarda, quanto di individuarne le crepe, le dissolvenze, i timori stessi dell’imperfezione per restituirne l’esplosività dialettica, l’interferenza semantica, la bellezza festosa.

E’ quello che fa, e ci trasmette, Where is everybody?, opera collettiva per sei interpreti che nasce dall’incontro tra due formazioni, entrambe fuoruscite dal fertile terreno che ruota attorno ai centri coreografici operanti in Belgio: l’ensemble Zoo fondato a Bruxelles nel 1997 da Thomas Hauert e Platform K, compagnia fiamminga che fa della danza inclusiva l’obiettivo della propria ricerca, formando danzatrici e danzatori con disabilità, accompagnando il loro passaggio al mondo professionale.

Parallelamente al suo lavoro coreografico (ospitato nei maggiori festival) Thomas Hauert ha sviluppato un metodo di insegnamento riconosciuto a livello internazionale basato sulla ricerca del movimento, una didattica che lo accomuna a Platform K, sigla che a sua volta investe nello sviluppo artistico, il più ampio possibile, dei suoi allievi “imperfetti”, esaminando il loro impatto sugli ambienti della danza contemporanea e le diverse forme che questa interazione può assumere.

Where is everybody? volge lo sguardo a coloro che vengono spesso relegati ai margini della società e della vita culturale dominante, ma lo fa ribaltando i paradigmi. La creazione non integra le persone con disabilità nelle convenzioni di una cultura coreografica plasmata da interpreti normodotati e predefinita per corpi riconosciuti come tali, ma ribalta la prospettiva, sperimentandone le estetiche e i contenuti che ne emergono, dettate proprio dalla diversità dei performer.

Il risultato è affascinante. I quadri che si succedono, introdotti da brevi note di presentazione e sostenuti da suadenti tracce musicali , trasmettono una gioia di vivere, una sintonia giocosa, una complicità poetica che fa bene al cuore. Gli interpreti si aiutano, si animano  vicenda, si iscrivono, fra pause e attese, in un disegno complessivo che può anche sorridere delle proprie limitazioni, e prendersi gioco dei propri limiti che diventano curve e spirali di un disegno pittorico che richiama le linee di un Matisse, nel quadro di un dinamismo apparentemente improvvisato che non ha niente di superfluo o di retorico quanto piuttosto denso di gestualità complice e divertita. Applausi calorosi.  

Foto: ©Bart Grietens

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