Brotini (Cgil): “Non c’è una regione da difendere, ma un popolo da riconquistare”

Maurizio Brotini

Dove va la Toscana? Ne parliamo con Maurizio Brotini, già membro della Segreteria confederale Cgil Toscana, in cui rivestiva deleghe all’Ufficio di Programma, Nuovo Alt (acronimo di Nuove Abilità per il Lavoro e il Territorio) e Crisi Aziendali.

Come si configura secondo lei, in Toscana, il confronto con la Destra?

“Nella Regione Toscana la destra politica è senz’altro aggressiva, è nelle amministrazioni comunali e potrebbe anche arrivare alla maggioranza dei voti nelle elezioni politiche (avremo a breve la controprova delle prossime elezioni europee): non si tratta perciò di mantenere un governo democratico alla guida della Regione, ma di riconquistare il consenso della maggioranza dei toscani alle ragioni del progresso. Non c’è una Regione da difendere elettoralmente, ma un popolo da riconquistare: l’astensionismo del mondo del lavoro e delle classi popolari caratterizza anche la Toscana”.

Quali sono le “ragioni del progresso” che, come ebbe a dire, riguardano l’area del sindacato e più in generale, della Sinistra?

“Per noi le ragioni del progresso partono dal rappresentare  bisogni del lavoro (vivo) contro il blocco di potere e di rappresentanza della rendita”.

Cosa significa in soldoni?

Questa è la partita: si sta dalla parte di chi in Toscana ci vive, ci lavora, ci studia, si muove, si cura oppure si sta con la grande proprietà immobiliare, la terziarizzazione debole, i grandi fondi che fanno shopping di palazzi ed aziende, il saccheggio dell’ambiente e del territorio, la svendita e quotazione in borsa dei servizi pubblici locali e dei beni comuni, il sottogoverno del sistema degli appalti e subappalti, gli studentati di lusso, il fiorentinocentrismo”.

Da chi è rappresentata la rendita in Toscana?

Il blocco della rendita è ampiamente rappresentato, trasversalmente agli schieramenti politici. La Toscana sta perdendo capacità innovativa a ritmi preoccupanti, contraddistinta da uno sviluppo se va bene a macchia di leopardo, dove alcune realtà produttive sopravvivono, altre arrancano, ma molte tirano giù le serrande, gettando nella precarietà e nell’abbandono intere, popolose comunità, dal Val d’Arno alla piana fino alla costa. Le classi dominanti si salvano con il ricorso alla rendita, immobiliare o territoriale. La Toscana ha perso quasi 50 posizioni per produzione di Pil tra le Regioni d’Europa, assieme ad una polarizzazione sociale e territoriale che ne mette materialmente in discussione la tenuta unitaria ed i profili di accoglienza e vivibilità: aumenta il numero di poveri ed i ricchi sono sempre più ricchi. Il saccheggio della natura (scandalo KEU) e la rendita turistica, col loro portato di sradicamento comunitario, attacco all’ecosistema e precarietà lavorativa, paiono essere le uniche risposte di sistema (emblematico in entrambe le direzioni il caso dell’aeroporto di Firenze)”. 

Il tema dello sviluppo si collega a quello sulle infrastrutture?

La porta della Toscana è l’aeroporto di Pisa, e quel che c’è da fare è una robustissima cura del ferro dell’intera regione, quadruplicando la linea Firenze Pisa e costruendo due passanti ferroviari da Pisa a Lucca (raddoppiando ad esempio la tratta da Ripafratta) e da Rifredi a Prato, in modo da avere un anello della Toscana centrale collegato alla Tirrenica ed al nodo dell’alta velocità di Firenze, ripristinando gli attraversamenti appenninici e togliendo Siena dal suo non più dorato isolamento”. Si segnala da ultimo come particolarmente inquietante il progetto di svendere alla speculazione finanziaria internazionale il nostro patrimonio pubblico, come avverrebbe nel caso della costituzione della Multiutility per la gestione dei servizi pubblici locali. Quello toscano è un territorio fragile, per un verso eccessivamente urbanizzato ed impermeabilizzato, per l’altro in abbandono: questo, assieme alla crisi climatica, è all’origine anche della recente alluvione”. 

Il modello toscano va dunque aggiornato?

La battaglia per la valorizzazione e l’aggiornamento del modello toscano è sicuramente da riprendere, per tutto quello che ha significato e potrà ancora significare, in termini di costruzione di una civiltà democratica. Questa deve essere fondata sulle lotte e le conquiste delle classi popolari, e sulle risposte virtuose da elaborare in termini di tenuta e rilancio di un sistema manifatturiero di qualità ambientalmente sostenibile e socialmente orientato, servizi sociali, sanità pubblica, infrastrutture e difesa del territorio e dell’ecosistema, di un equilibrato sviluppo urbanistico e di un giusto rapporto tra città e campagna, tra il capoluogo e le periferie”.

Qual è la strada per riaggiornare il modello?

“Si passa inevitabilmente da scelte politico-amministrative nette. Contro la terziarizzazione debole bisogna disincentivare la rendita immobiliare che permette di trasformare senza limiti abitazioni per residenze effettive in vani da piazzare tramite piattaforme, mettendo in crisi la tradizionale offerta alberghiera e la stessa possibilità di vivere negli immobili dei centri storici delle città d’arte dei proprietari-residenti. La Regione ed i Comuni hanno questa potestà legislativa. Per la difesa e salvaguardia del territorio, che passa da consumo di suolo zero ed in alcune aree come la Piana addirittura da un ripristino di ampie zone permeabili, le Regioni hanno piena disponibilità normativa. Forse la legge Marson invece che essere ripetutamente rivisitata andava fatta dispiegare i suoi effetti positivi in tale senso”. 

Alcuni esempi concreti?

“I servizi pubblici locali vanno ripubblicizzati, a partire dal servizio idrico, non quotati in borsa; lo stesso settore del gas e dell’energia, del quale poco si parla, non potrebbe diventare una Agenzia regionale che utilizzando anche le royalties della geotermia si ponesse l’obbiettivo di incentivare la produzione e distribuzione delle energie rinnovabili, arrivando al 100% del fabbisogno regionale? “.

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